Venerdì, 06 Aprile 2018 21:58

Roma. Una grande mostra per raccontare un'icona: Monica Vitti

Monica Vitti Monica Vitti

 

di Giacomo Martini

Roma - C’è un incantesimo che Monica Vitti ha fatto al cinema e sul pubblico, e per il quale è forse l’ultima grandissima diva del nostro schermo, amata da spettatori di età, sesso, gusti cinematografici diversi.

Monica Vitti è oggi forse l’attrice che suscita la maggiore simpatia e commozione in un pubblico vasto e trasversale, cinefilo e popolare, di cui ogni singolo spettatore ama la “sua” Monica Vitti. Come forse a nessuna interprete è riuscito, ha unito le due anime divise del nostro cinema più grande: quella d’autore, il cinema d’impegno e linguaggio, e la Commedia all’italiana. Due anime troppo spesso scisse, conflittuali, che in lei si incarnano, con naturalezza, in un unico corpo. In questa sintesi Monica Vitti è stata ed è un’attrice unica, attraverso decine di incarnazioni diverse: personaggi, trasformazioni, svolte di carriera, Teatro, Cinema, TV, copioni, canzoni… Pubblici diversi, anche, per cui è presenza di volta in volta raffinata e popolarissima.

Per raccontare tutto questo è stata allestita una mostra fotografica e multimediale “ La Dolce Vitti “, ideata e realizzata da Istituto Luce-Cinecittà al Teatro dei Dioscuri al Quirinale rimarrà aperta fino al 10 giugno 2018.

La mostra, curata da Nevio De Pascalis, Marco Dionisi e Stefano Stefanutto Rosa, racconta le diverse forme di questa presenza in 40 anni di spettacolo, decine di film, teatro, TV, costume, cultura alta e popolare. La mostra “La Dolce Vitti” si snoda in un percorso espositivo e multimediale e immersivo, con un andamento cronologico e insieme tematico.

Cuore della mostra sono le oltre 70 magnifiche fotografie provenienti da importanti archivi pubblici a partire dal grande Archivio storico dell’Istituto Luce, da quello dell’Accademia d’Arte drammatica Silvio D’Amico, del Centro sperimentale di Cinematografia, e privati come Reporters Associati, Archivio Enrico Appetito e altri fondamentali fondi come quelli personali di Elisabetta Catalano e Umberto Pizzi.

Immagini rare che toccano 40 anni di carriera ed evoluzioni di un’attrice (e di un Paese che muta con lei). Nella mostra la Vitti si racconta in prima persona con la sua voce così calda e particolare attraverso ricordi, riflessioni e brani dei suoi libri. E anche grazie alle testimonianze di ieri - da Alberto Sordi a Ettore Scola, da Dino Risi a Steno – e a quelle di oggi, da Dacia Maraini a Michele Placido, da Giancarlo Giannini a Enrico Vanzina - di chi ha lavorato con lei o l’ha conosciuta. Le tappe di questo racconto sono il Teatro, il Doppiaggio, Michelangelo Antonioni, il Cinema comico e la Tv.

Il primo capitolo offre al visitatore un elemento chiave della mostra: la voce dell'attrice. Quella voce roca, singolare, così controcorrente rispetto ai canoni dello spettacolo, che è stata una delle chiavi della sua arte.

La sala del “Teatro” ci racconta con straordinarie immagini, gli inizi della carriera della giovane Maria Luisa Ceciarelli, nata il 3 novembre 1931, iscritta alla Silvio D’Amico nell’anno accademico 1950-’51, dopo aver compreso, già a 14 anni, che recitare le avrebbe salvato la vita. Una ragazza che spicca per altezza, slancio, e una sincera propensione al dramma e ai tragici. E che un maestro assoluto del teatro come Sergio Tofano riconosce, con due indicazioni contrarie: le dice che è un vero talento comico, e di cambiare nome.

Lo spazio del doppiaggio offre una postazione di video-ascolto in cui la voce della Vitti risuona a doppiare il personaggio interpretato da Dorian Gray ne “Il grido” di Michelangelo Antonioni. È il 1957: è la nascita di un sodalizio, sentimentale e artistico, fondamentale per lei e la sua carriera, e capitale per la storia del cinema. “Antonioni mi ha ascoltata vivere”, dice Monica. Insieme hanno dato un pugno di modernità all’arte, in un arco fulminante dal 1960 al ’64: “L’avventura”, “La notte”, “L’eclisse”, “Il deserto rosso”.

L'ultima tappa del percorso ci porta nella nuova dimensione attoriale della Vitti, la commedia popolare. È il 1968 e Monica Vitti, cui tempo prima una maliziosa Oriana Fallaci aveva implorato di spiegarle cosa fosse l’alienazione, esplode come Assunta, una umile figlia di Sicilia sedotta, abbandonata e trasmigrata nella swingin’ London, ne “La ragazza con la pistola”. È un’epifania, la nascita di una nuova stella, diversa e brillante. Da lì la Vitti diventerà la regina di un genere. Recita con Gassman, Tognazzi, Manfredi, Di Palma, in film memorabili di Monicelli, Scola, Risi, Loy, Salce, Fondato, Di Palma. E naturalmente la vediamo a fianco diAlberto Sordi, re della commedia che l’ha eletta per sempre a sua compagna ideale di film, di gioco, in titoli proverbiali come “Polvere di stelle”, “Amore mio aiutami”, “Io so che tu sai che io so….”; una sorta di “corrispondente” femminile di Sordi. Come per lui del resto, che non è associabile a uno o più registi, le commedie che qui vediamo immortalate appartengono a un genere particolare, non classificato nei libri: sono “film con Monica Vitti”.

Non solo un’attrice, ma una creatrice dei film che interpreta. L'ultimo spazio ci regala, grazie ai materiali delleTeche Rai, momenti di un altro genere della Vitti: la Tv. Apparizioni, sketch, interviste-confessioni, mai banali, in cui l’attrice ha portato la sua naturale verve e confidenza nelle case di milioni di spettatori.

Oltre al percorso espositivo, La mostra offre al pubblico un ciclo di proiezioni di film a ingresso gratuito che vedono protagonista l’attrice, e i vertici della sua arte.

Tutte le proiezioni, presentate da ospiti speciali, sono a ingresso gratuito con prenotazione.

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