Domenica, 15 Aprile 2018 19:48

E' morto Vittorio Taviani, uno dei protagonisti del cinema italiano

Vittorio Taviani Vittorio Taviani

di Giacomo Martini

Roma – Addio a Vittorio Taviani. E' morto a Roma all'età di 88 anni, dopo una lunga malattia, il più anziano della coppia di fratelli registi più impegnata e importante del cinema italiano.

Non ci sarà una cerimonia funebre pubblica, il corpo verrà cremato.

Vittorio Taviani era nato a San Miniato in provincia di Pisa il 20 settembre 1929. Studiò all'Università di Pisa, facoltà di Lettere, mentre il fratello Paolo si iscrisse alla facoltà di Legge.

All'Università strinsero amicizia con il partigiano Valentino Orsini ed insieme organizzarono spettacoli e proiezioni a Pisa e Livorno. Nel 1954 lasciarono gli studi e tutti e tre insieme decisero di dedicarsi al cinema con una serie di documentari a sfondo sociale, tra cui "San Miniato luglio '44" (1954) basato sugli avvenimenti accaduti in Toscana durante la seconda guerra mondiale, fatti che ispireranno anche "La notte di San Lorenzo" del 1982, considerato uno dei più importanti film della produzione italiana degli anni Ottanta e vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali: il Gran Premio della giuria e il Premio della giuria ecumenica al Festival di Cannes e cinque David di Donatello (miglior film, miglior regia, miglior direttore della fotografia, miglior montaggio e miglior produttore).

Alla fine degli anni Cinquanta si trasferirono a Roma dove collaborarono con Joris Ivens alla regia e alla sceneggiatura di "L'Italia non è un paese povero" (1960).

Nel 1962 girarono il loro primo lungometraggio: "Un uomo da bruciare" (1962) e l’anno dopo "I fuorilegge del matrimonio" (1963), opere realizzate con il produttore Giuliano De Negri. Nel 1967, si ruppe la collaborazione con Valentino Orsini e nel 1969 i due fratelli realizzarono "I sovversivi" e "Sotto il segno dello Scorpione" (1969).

Durante gli anni Settanta abbandonarono i temi politici e i fatti di cronaca e nacque così "Allonsanfàn" (1973) ispirato alle lotte rivoluzionarie dell'800.

Il primo grande successo internazionale arriva con "Padre padrone" (1977) che vinse la Palma d'Oro e il Premio della Critica al Festival di Cannes.

Nel 1986, a Paolo e Vittorio fu assegnato il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Spesso il loro lavoro si ispira alla letteratura come "Kaos" (1989), tratto dalle novelle di Pirandello e nel 1996 portano sullo schermo "Le affinità elettive" di Goethe.

La scoperta di Tolstoj segnò altre opere cinematografiche a cominciare da "Il sole anche di notte" (1989), trasferito come ambientazione nella Napoli del tempo di Carlo III di Borbone di "Padre Sergio"; girarono per la televisione una riedizione di "Resurrezione" (2001).

Dopo la parentesi televisiva con la fiction "Luisa Sanfelice" (2004) nel 2007 realizzarono "La masseria delle allodole", ancora una volta basato su un testo letterario - il romanzo omonimo della scrittrice armena Antonia Arslan - presentato come evento speciale al 57° Festival di Berlino. Ed fu ancora Berlino a tributare loro l'onore di un premio prestigioso come l'Orso d'oro per "Cesare deve morire" (2012), un adattamento del 'Giulio Cesare' di Shakespeare interpretato dai detenuti del carcere di massima sicurezza Rebibbia di Roma. Con lo stesso film trionfarono ai David di Donatello 2012 - ottenendo ben cinque premi tra cui miglior film e miglior regia - e aggiudicandosi poi il "Nastro d'Argento dell'anno".

Vittorio chiuse la sua carriera come regista con “Il Meraviglioso Boccaccio” ( 2014 ) e come sceneggiatore nel 2017 in “Questione Privata”.

Oltre al sua attività cinquantennale come regista e sceneggiatore, è stato anche protagonista come attore in diversi film.

Da alcuni anni la sua attività ed il suo culturale e politico era stata notevolmente ridotta a causa di una grave malattia che lo ha portato alla morte.

Con la sua scomparsa il cinema italiano perde non sono uno dei suoi grandi protagonisti, ma anche un maestro dal punto di vista artistico, culturale ed edito. Un uomo, un artista che ha fatto della modestia e del rigore etico la sua cifra vita tra il privato e l’impegno pubblico.

"Sono addolorato per la scomparsa di Vittorio Taviani, regista e uomo di cultura profondamente legato alla sua San Miniato come alla Toscana, che insieme al fratello Paolo ha saputo reinterpretare il neorealismo italiano, declinandolo in racconti e immagini immortali. Ci resta il suo impegno sempre politico, attento alla storia e al sociale, pervaso da una formidabile passione civile che ha attraversato tutto il suo percorso cinematografico e personale".
E' con queste parole che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ricorda il regista Vittorio Taviani, scomparso oggi a Roma.
"Se ne va – conclude il presidente Rossi – uno dei più straordinari interpreti della vita sociale e politica del Novecento, un regista che, in indissolubile coppia con il fratello, si è fatto guidare dal vero, dalla storia, dal sangue, dalle lacrime, dalla voglia di lottare contro le ingiustizie, donandoci una preziosa eredità, mirabilmente reinterpretata nelle scene dei suoi film. Esprimo, anche a nome della Toscana tutta, le mie più sincere condoglianze ai suoi familiari e al fratello Paolo".