Giovedì, 20 Settembre 2018 15:48

Dopo Venezia, il "caso Netflix" irrompe in Nordamerica

La piattaforma Netflix La piattaforma Netflix

di Giacomo Martini

Venezia - Dopo Venezia è la volta di Toronto, forse il festival del cinema più importante del mondo.

Ed esplode un candidato eccellente per i prossimi Oscar: “Roma“ di Alfonso Cuaron. Con il solito problema: è distribuito da Netflix, che da tempo cerca di inserirsi a Hollywood nonostante la sua negazione all’uscita nelle sale. Ma adesso ha l’esigenza di lanciare “Roma“. E a questo punto ci si chiede: che cosa farà Netflix?

Netflix ha un'esigenza prioritaria, quella di essere riconosciuta dall’industria dopo avere snobbato il tradizionale mercato cinematografico. Per competere agli Oscar sarà sufficiente al film uscire nelle sale per una settimana a New York o a Los Angeles. In pratica, molti giurati favoriscono i film che vantano un rilevante numero di spettatori, almeno per le principali categorie. Ma Netflix si oopone da sempre a questo sisterma distributivo.

Questo è il dilemma con cui Netflix dovrà confrontarsi rapidamente: se sceglierà l’uscita nelle sale aprirà un precedente per cui altri registi potrebbero chiedere la stessa cosa obbligando la società a trasformarsi in una major tradizionale.

Questo nel caso che “Roma“ vinca; se invece il film dovesse essere snobbato, significherebbe che la resistenza di Hollywood rimane elevata qualunque sia il livello del film. Il modello Netflix si basa sugli abbonamenti ed è opposto a quello della distribuzione nei cinema, tuttavia la società è alla disperata ricerca del primo vero Oscar, altre volte con altri film aveva vinto premi minori.

A Toronto il film ha ottenuto un grandissimo successo che imporrà alal società un cambio di strategia seppure parziale. A questo punto si pone la domanda se andare o no nelle sale. Da fonti americane Netflix sarebbe disposta a una concessiona almeno parziale. Si pensa infatti a una uscita parziale nelle 20 principali piazze USA entro l’anno, concedendo alle sale una esclusività di visione prima di lanciare il film sulla piattaforma. Privilegiando le indipendenti, abituate a lavorare sui film in lingua originale e più sensibili a trattare con Netflix, a differenza dei grandi circuiti. Funzionerà? Non è scontato, bisognerà verificare se questa scelta parziale converncerà i giurati dell’Oscar e soprattutto gli esercenti in USA e in Europa.

Siamo di fronte a uno stratagemma di marketing, una strumentalizzazione della sala che rimane un anello fondamentale del mercato cinematografico non solo in Europa.

E in Italia che cosa sta accadendo? Poco o nulla, salvo i soliti comunicati delle associazioni di categoria di cui abbiamo già scritto. Al di là delle dichiarazioni di pragmatica, di serio nulla, ma non mi sorprende: c’è già una lunga fila di registi, sceneggiatori e altri che ambiscono alle risorse cospicue della Netflix. Siamo in Italia e l’opportunismo è dominante. E’ di questi gironi la notizia che Andrea Occhipinti, presidente della sezione distributori dell’Anica (l’associazione nazionale dell’industria cinematografica che ha condannato la scelta del premio a “Roma” assegnato a Venezia) è diventato Presidente della Lucky Red, la società che distribuisce “Sulla mia pelle“ di Alessio Cremonini in uscita contemporanea nelle sale e su Netflix, scelta che ha creato molti malumori e critiche da parte degli esercenti.

Ci stiamo già adeguando alle nuove strategie di mercato che porteranno ad un inarrestabile riduzione del numero delle sale a tutto vantaggio delle dominanti piattaforme penalizzando ulteriormente i piccoli e medi centri, nonché le sale dei centri storici delle città.

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