Martedì, 20 Novembre 2018 15:01

Il ministro Bonisoli sulla distribuzione dei film: “Prima nelle sale, poi sulle piattaforme”

Il ministro Alberto Bonisoli Il ministro Alberto Bonisoli

di Giacomo Martini

Roma - Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli interviene sulla polemica che divide esercenti e giganti dello streaming sulla distribuzione dei flim.

"Mi accingo oggi a firmare il decreto che regola le finestre in base a cui i film dovranno essere prima distribuiti nelle sale e dopo di questo su tutte le piattaforme. Penso sia importante assicurare che chi gestisce una sala sia tranquillo nel poter programmare film senza che questi siano disponibili in contemporanea su altre piattaforme" ha detto nel videomessaggio inviato alla presentazione della ricerca Agis/Iulm "Spazi culturali ed eventi di spettacolo: un importante impatto sull'economia del territorio". Una scelta attesa dopo tutte le polemiche esplose al Festival di Venezia.

Si tratta un intervento concreto da parte del ministro sulla questione che divide in tutto il mondo gli esercenti e le piattaforme, soprattutto Netflix, che invece vorrebbero il passaggio in sala in contemporanea allo streaming. La polemica ha attraversato l'ultimo festival di Cannes, dove il direttore Frémaux ha tolto dalla competizione i titoli Netflix perché non era prevista una finestra tra l'uscita in sala e quella in streaming (una finestra molto lunga, quella prevista dalla legislazione francese).

Diversa la posizione di Alberto Barbera, che ha ospitato i film in gara a Venezia e il cui vincitore, “Roma” di Alfonso Cuarón, è prodotto da Netflix e programmato per uscire in sala e in streaming, cosa che non potrà avvenire in contemporanea.

Il decreto cui si riferisce il ministro è “Individuazione dei casi di esclusione delle opere audiovisive dai benefici previsti dalla legge 14 novembre 2016, n. 220, nonché dei parametri e requisiti per definire la destinazione cinematografica delle opere audiovisive“, che sostituisce la precedente versione dell’11 luglio 2017. quello attuativo della legge sul cinema, la 220 del 2016.

Finora in Italia le finestre erano regolate in Italia, come in Germania, non da una norma scritta ma da una prassi, rispettata: 105 giorni era il lasso riservato alla programmazione in sala a partire dalla prima

proiezione. La regola viene certificata dal decreto: sono 105 i giorni previsti perché l'opera audiovisiva possa essere ammessa ai benefici che la legge riconosce alle opere cinematografiche. Ma i termini sono ridotti a dieci giorni se l'opera è programmata per tre giorni (o meno) feriali, con esclusione del venerdì, sabato e domenica. Di sessanta giorni se l'opera è programmata in almeno ottanta schermi e dopo i primi ventuno giorni di programmazione ha ottenuto un numero di spettatori inferiore a 50mila.

La riduzione è ammessa solo se nel periodo di programmazione non è stata fatta attività di lancio e promozione sulla successiva disponibilità dell'opera attraverso fornitori di servizi di media audiovisivi. È chiaro però che non sarà quindi più possibile l'uscita in contemporanea di un film su Netflix e in sala, come pure è difficile per un film Netflix uscire in sala senza pubblicizzare la disponibilità in streaming a stretto giro di un proprio film. A seguire come complementare alle scelte del Ministro è intervenuto il Sottosegretario Borgonzoni con una proposta per un ulteriore soistegno alle sale . Non solo finestre per garantire un periodo di tempo tra il passaggio in sala e quello su altre piattaforme, ma anche una maggiore flessibilità per i film finanziati con soldi pubblici che non rendono bene sul grande schermo e possono dare migliori risultati su altri circuiti.. Ovviamente il decreto "riguarda solo quelle opere che abbiano beneficiato dei contributi pubblici, tax credit compreso, e non i film stranieri".

In sostanza, il decreto "mette per iscritto la finestra dei 105 giorni, e nello stesso tempo facilita la vita dei film italiani, per evitare che finiscano nel circuito della pirateria, sebbene l'Italia sia il Paese dove è meglio contrastata. Il nostro obiettivo non è combattere Netflix o Amazon, ma far funzionare il nostro cinema".

Presto arriveranno aiuti economici per le sale ("si sbloccheranno quanto prima i 30 milioni di euro dell'anno scorso ai quali si aggiungeranno i 30 dei bandi di quest'anno") e soprattutto "degli accordi per la multiprogrammazione anche nelle monosale. Il numero di sale che lo farà sarà cospicuo - dice - ma non posso anticiparlo, presto lo annunceremo". Infine la stagione estiva, "fenomeno tutto italiano che impatta sulle sale e sui film che trovano maggiori difficoltà a uscire in sala perché la stagione è più corta, o addirittura devono essere ritirati quando ancora riempiono le sale di spettatori e quindi rendono". Ovviamente le associazioni di categoria dell’esercizio italiano hanno accolto con entusiasmo le scelte del Ministero.

“Quanto affermato oggi dal Ministro”, si legge in una nota congiunta, “è il punto di arrivo di un dibattito articolato promosso dal MIBAC sin dallo scorso settembre, con un confronto tra tutti i componenti dell’industria che ha portato a una piena e produttiva condivisione di idee”. Il decreto alla firma del Ministro definisce i parametri delle opere cinematografiche nazionali per essere ammesse ai benefici di legge: punto di partenza è l’accoglimento della prassi vigente che prevede una “finestra” di 105 giorni per tutti i tipi di film, volta a salvaguardare la sala come momento centrale dello sfruttamento dell’opera cinematografica; le regole proposte mirano inoltre, attraverso deroghe, a valorizzare le diverse tipologie di produzione nazionale, inclusi film low budget e dalle minori potenzialità di mercato, ampliandone così le possibilità di sfruttamento e di visione.

Le Associazioni dell’industria cinema plaudono inoltre all’impegno del Sottosegretario Lucia Borgonzoni, oltre che per il provvedimento citato anche “per aver riportato all’attenzione di tutti il sostegno alle sale cinematografiche, non soltanto economico ma anche sotto forma di accordo per favorire la programmazione multipla giornaliera di film nelle monosale e per una stagione estiva di cinema che consenta finalmente di superare il fenomeno tutto italiano della stagionalità, con conseguente sovrabbondanza di offerta negli altri periodi dell’anno. Ci si augura”, concludono le Associazioni, “che questo decreto favorisca la diversificazione della produzione e, di conseguenza, del consumo di film: una concreta opportunità per il potenziamento delle presenze nelle sale".

 

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