Domenica, 06 Settembre 2015 00:00

Venezia, in mezzo ai vip, spunta Spotlight un film sui preti pedofili americani

Johnny Depp a Venezia Johnny Depp a Venezia

 dall'inviato Giacomo Martini

Venezia - Non poteva mancare il divo “maledetto”, Johnny Depp, che dopo avere interpretato tipacci come Donnie Brasco e Dillinger ci riprova come gangster nella parte di James Bulger, detto “Whitnay” a causa della carnagione pallida protagonista del film “Black Mass”, per la regia di Scott Cooper.

Tom HooperTratto da una storia vera, Bulger terrorizza lo stato del Massachusetts con 11 omicidi, tra cui due donne strangolate. Trafficante di droga finisce per diventare uno stretto collaboratore della FBI per combattere il nemico comune, la mafia italiana. Dal 2011 è in carcere. Niente di nuovo sul fronte del genere “crimine”.

C'era molta attesa per il film “Spotlight” di Thomas Mccarthy dedicato agli abusi dei preti pedofili a Boston, un film inchiesta appassionato ed interessante che svela la tela di omertà e di menzogne su questo sporco affare che ha messo in ginocchio non solo la chiesa di Boston, ma di tutti gli Stati Uniti. Il film ricostruisce l'inchiesta del Boston Globe che smascherò il dramma della pedofilia e fece vincere il premio Pulitzer ai due giornalisti che svolsero l'inchiesta. Bravissimi gli attori, Michael Keaton, Mark Ruffalo e Rachel McAdams. Il film riesce a raccontare un tema così terribile con delicatezza, senza mai scadere nella volgarità e nell'ipocrisia.

Dalla violenza della pedofilia a quella del dramma dei bambini soldato in Africa, raccontata nel film “Beats of No Nation” di Clay Fukunaga. Il film racconta l'odissea del piccolo Agu che cercando di fuggire dalla guerra civile che distrugge il suo paese, finisce per essere catturato da un gruppo di ribelli che, invece di ucciderlo, decidono di arruolarlo ed iniziarlo alla guerra. Un film deludente perché, invece di spiegare il percorso psicologico e drammatico che vive il giovane, il regista sceglie di mostrare le immagini più crude e terribili della violenza, con compiacimento, sfiorando nella visione “sanguinaria” dei ribelli, accenti di un insopportabile razzismo.

A Venezia non potevamo mancare i “maestri”, che immediatamente confermano la loro fama. Il grande regista russo Aleksander Sokurov, già Leone d'Oro nel 2011, con “Francofonia” propone una rigorosa analisi e riflessione sulla potenza dell'arte e sui suoi rapporti con il potere.

Il film di Sokurov racconta la Parigi occupata dai nazisti. Il Louvre è il protagonista del film e ci parla dell'amicizia tra il direttore del Louvre Jacques Jaujard e il Conte nazista Franziskus Wolff Metternich per salvare i tesori d'arte del museo parigino. Chi saremmo noi se non esistessero luoghi come il museo parigino, come le rovine di Babilonia, di Ninive, di Troia e Palmira.. ? Che cosa sarebbe l'Europa senza la memoria di sé ? E Parigi senza il Louvre ? Uno splendido film didattico, geniale e visionario. Un film testimone del nostro tempo dove le rovine delle antiche e grandi città sono a rischio ( vedi le distruzioni dell'ISIS ) come un monito alla nostra fragilità ed impotenza. “ In Jackson Heights “ di Frederick Wiseman ci racconta un pezzo di mondo, tre ore per mostraci nel Queens, a New York, una delle comunità più eterogenee del mondo. 167 lingue, altrettante etnie. Wiseman mostra la vita come è, come scorre ogni giorno, la racconta senza mai entrare nel racconto, come un osservatore che vuole scoprire ragioni e contenuti di questa straordinaria esperienza.

Il film di Xavier Giannoli si ispira alla vera storia di Florence Foster Lenkins e porta sullo schermo la vita di Marguerite Dumont, una ricca signora che credeva di avere una voce da soprano straordinaria. Film intelligente, ironico, e pieno di malinconia. Una commedia sull'illusione, sul sogno, ma sopratutto sul potere del denaro, sull'arte che, oltre al denaro, ha bisogna di talento, di passione e d'amore.

Approda a Venezia l'attesissimo e primo film italiano nel concorso internazionale, “L'attesa” di Piero Messina con Juliette Binoche. Il film racconta la storia di Anna e Jeanne, due donne isolate in una villa in Sicilia dove attendono che arrivi il figlio di Anna, Giuseppe, fidanzato della seconda. Un'attesa che nasconde un mistero. Un film che vorrebbe giocare molto sulla suspense dell'attesa, indagare il dolore che si intuisce, ma non appare mai, della morte del figlio tanto aspettato, ma finisce, vista l'esilità dello spunto, per accontentarsi di immagini liriche e troppo patinate che finiscono per lasciarsi un senso di incompiuto e superficiale. Peccato, ma troppo spesso i giovani autori italiani preferiscono rifugiarsi in un estetismo inutile, e mancano del coraggio necessario ad entrare dentro la difficile e drammatica realtà in cui vivono.

Dall'altra parte il regista del Premio Oscar “Il discorso del re”, Tom Hooper (nella foto), ha presentato il suo nuovo film “The Danish Girl” che racconta la reale vicenda di Einar Wegener, il pittore danese primo transgender operato per cambiare sesso. Un'opera coraggiosa che cerca, seppure con limiti narrativi evidenti, di metterci di fronte ad una storia vera, drammatica che ancora scandalizza il nostro mondo e la morale ipocrita dominante anche nel cinema. Ottima l'interpretazione di Eddie Redmayne (33 anni) nei panni del pittore danese.

Da dimenticare il film di Drake Doremus “Equals”. In un futuro ipertecnologico, in un mondo che ha abolito i sentimenti, scoppia l'amore tra due giovani, una vecchia storia che pensavo si concludesse con la morte dei due giovani, invece no. Da evitare.

 

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