Domenica, 13 Marzo 2016 11:26

Matera. Il delitto Pasolini nel nuovo cinema di David Grieco

Massimo Ranieri Massimo Ranieri

dall'inviato Giacomo Martini

Matera - Il V Meeting internazionale del Cinema indipendente di Matera oltre ad offrire tutta una serie di opportunità per analizzare la situazione del cinema italiano ed europeo, ha proposto una serie di anteprime agli esercenti presenti, tra queste l'ultimo film di David Grieco dedicato all'omicidio di Pier Paolo Pasolini dal titolo “La Macchinazione”, in anteprima mondiale.

Nella parte del poeta, Massimo Ranieri - tra gli altri protagonisti, Libero De Rienzo, Matteo Taranto e Francois-Xavier Demaison, Milena Vukovic, Roberto Citran e Toni Laudadio.

Prodotto da Marina Marzotto e distribuito da Microcinema, uscirà nelle sale italiane il 24 marzo.

C'era molta attesa per questo film che è da una parte un chiaro atto di accusa e dall'altra il tentativo di riappropriarsi di una memoria negata e cancellata. Chi ha ucciso Pier Paolo Pasolini? Una domanda che ci facciamo dal quel novembre 1975 e che attende ancora una risposta chiara ed esauriente.

Altri registi hanno cercato con film e documentari di indagare quel mistero e rispondere alle domande del paese, tra questi ricordo lo splendido film di Marco Tullio Giordana, “Pasolini, un delitto di Stato”. Anche David Grieco cerca di dare una risposta con una sua interpretazione che, in parte, ripropone quella del crìmine su commissione compiuto da una banda di fascisti coperti dai servizi segreti, gli stessi che sono stati dietro alle stragi di Piazza Fontana, di Brescia e di Bologna. Tutto parte proprio da qui, dal libro che Pasolini sta scrivendo, “Petrolio”, rimasto incompiuto, l'ennesimo durissimo capo d'accusa contro il potere della Dc ed in particolare di Eugenio Cefis, presidente della Montedison, lo stesso che aveva sostituito Enrico Mattei alla presidenza dell'Eni. Cefis era stato anche uno dei fondatori della P2.

Le rivelazioni che il libro contiene, suggerite anche da un misterioso personaggio autore di un libro proprio sullo stesso Cefis, arrivano alle orecchie dei potenti e scatta il progetto criminoso che deve apparire come un crimine nato da un rapporto omosessuale terminato in un atto di violenza. Qui entra in campo Pelosi, il minorenne che poi sarà condannato come unico esecutore del fatto. Una tesi già sostenuta da altri. Niente di nuovo, se non il fatto che lo stesso Pelosi è costretto a mentire in quanto proprio i servizi segreti, collusi con i fascisti, sequestrano la sua famiglia che minacciano di morte se il giovane non rispetterà gli accordi presi con i criminali. A questo si aggiungono le insufficienti indagini da parte della polizia e degli investigatori costretti ad accettare le conclusioni dell'inchiesta volute dai servizi e dai loro mandanti. Un delitto politico che si è servito di criminali fascisti per eliminare un testimone troppo scomodo. Ma il regista aggiunge a questa “Macchinazione” un elemento in più: la consapevolezza del poeta di andare verso la morte quando accetta di seguire il Pelosi per recuperare le pizze del film “Salò o le 120 giornate di Gomorra”, trafugate dalla stessa banda di assassini per chiedere, apparentemente, un riscatto in denaro, ma che nei fatti si trasforma nell'agguato mortale.

Massimo Ranieri nella parte di Pasolini non ci convince, la sua è un'interpretazione senz'anima, fredda, troppo lontana dalla immagine che Pasolini ci ha trasmesso mille volte con i suoi scritti e le sue presenze come intellettuale ed artista impegnato. Bravissimi invece Libero De Rienzo nella parte di Antonio Pinna, l'amico di Pelosi, quello che secondo il film passò con la macchina sul corpo del poeta e Matteo Taranto nella parte del balordo tossicodipendente che guida il gruppo degli assassini. Straordinaria la musica, il regista ha scelto: i Pink Floyd, “Atom heart mother”.

 

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