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Venerdì, 27 Maggio 2016 15:31

Dialoghi sull'Uomo: la ludopatia negli scatti di Ferdinando Scianna

Dialoghi sull'Uomo: la ludopatia negli scatti di Ferdinando Scianna fotografie di Stefano Di Cecio

di Stefano Di Cecio

Pistoia - Cinquanta fotografie in bianco e nero realizzate fra il 1962 e il 2007 raccontano il gioco visto dagli occhi di Ferdinando Scianna durante la sua lunga attività di reporter.

Paesi diversi, persone diverse e chiaramente giochi diversi, sono un preambolo a ciò che Scianna ha posto come obiettivo principale per questa mostra: raccontare la ludopatia con un lavoro ad hoc. “Una volta erano i genitori a dare raccomandazioni ai figli perché si tenessero lontani dai giochi d’azzardo, oggi sono gli stessi figli che danno queste raccomandazioni ai loro genitori”.

Sì perché oramai la diffusione del gioco d’azzardo coinvolge tutte le fasce d’età. Ad un occhio attento non sfugge la diffusione capillare delle slot machine anche nella nostra città, situate in piccoli bar e tabaccherie frequentate da persone che trascorrono lì buona parte della loro giornata.

La Lottomatica, che gestisce tutti i giochi in qualità di concessionario esclusivo dello Stato, è una delle società più importanti del mondo, il cui giro d’affari sfiora i 90 miliardi l’anno. Di questa somma, allo Stato va circa il 10%, una cifra considerevole che suscita molte riflessioni. Scianna si è posto delle domande e attraverso la sua macchina fotografica ha intrapreso un lavoro di ricerca sui luoghi, sui volti dei molti giocatori, con ogni probabilità affetti, inconsapevolmente, da pericolose forme di ludopatia.

“Nei vari locali che ho visitato non sono stati molto disponibili a farmi entrare la macchina fotografica. Solo una volta, a Roma, sono riuscito a fotografare. Era un posto immenso, pieno di luci ed effetti, una piccola Las Vegas. Per la mostra di Pistoia la prima idea è stata quella di ricreare un ambiente simile ottenendo gli stessi effetti con le luci. Non poche sono state le difficoltà, ma grazie alla collaborazione ricevuta, nell’unica stanza con una porta presente nelle sale Affrescate, è stato ricreato questo “antro” in cui le luci creano la stessa atmosfera di allucinazione e di alienazione che si vive in una sala giochi. I riflessi delle luci delle slot negli occhi dei giocatori, i colori delle stesse macchine, studiati scientificamente per attrarre il giocatore”.

Sono così due le novità per Scianna: l’uso del colore nella fotografia e la creazione di questa sua prima installazione, che come riconosce lui stesso, è davvero una cosa anomala per un fotografo. “Un installazione è una cosa peculiare di altri artisti – spiega Scianna. Io non mi sento un artista, ma un reporter, ed uso la fotografia per raccontare. Ci sono due classi di soggetti che soffrono di questa frustrazione: gli odontotecnici, che vorrebbero essere dentisti, e i fotografi, che vorrebbero essere artisti”.

“Non amo molto le mostre – prosegue – preferisco un libro, che poi volendo può essere considerato un installazione su carta, perché il libro stabilisce con il lettore un rapporto diretto ed unico, ed è allora che il racconto può svilupparsi al meglio. Questo mio lavoro nasce anche dal fastidio che provo per questo Stato biscazziere, l’esigenza di ricreare questo ambiente invece è quella di provocare delle emozioni, perché senza di esse non si comunicano le idee”.