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Lunedì, 11 Luglio 2016 12:43

Un pomeriggio con Brian Auger

di Bruno Russo

Pistoia - Il pomeriggio del 10 luglio, prima del concerto di Piazza del Duomo, Brian Auger ha incontrato da vicino fan e appassionati dell'organo Hammond al Teatro Bolognini, per una intervista-chiacchierata aperta alle domande di tutti i presenti. È stato un incontro ricco di aneddoti, curiosità e del british humour del musicista.

Il leggendario organista londinese (famoso con i Trinity a cavallo fra anni '60 e '70) è arrivato al Teatro direttamente dall'Inghilterra, senza fermarsi in albergo. Con grande cortesia, affabilità e simpatia ha accolto tutte le richieste di foto e autografi degli appassionati che lo attorniavano. Alla notevole età di quasi 77 anni, Auger è ancora pieno di energia e non lesina battute. Ad esempio, quando un fan gli porge un vinile dei Trinity da firmare, guarda la sua foto in copertina, la mostra al pubblico ed esclama, in italiano: “Questa, è dei tempi di Giulio Cesare!”

A proposito di Giulio Cesare, il rapporto fra Auger e l'Italia, come il suo buon italiano dimostra, dura da ormai cinquant'anni e più: “A scuola andavo al Ginnasio e traducevo dal latino: il mio autore preferito era Tito Livio, ed ero il primo della classe. Dopo il diploma, un mio amico mi propose di fare un giro in bici dell'Italia, da Napoli a tornare in su. Doveva essere un rito di passaggio, ma quando arrivammo in Liguria, al passo del Bracco, ci rendemmo conto di aver scelto un percorso troppo difficile. Però scoprimmo una cultura bellissima, a vedere quello che i romani riuscivano a fare duemila anni ci venivano i brividi”.

Brian è sposato da ormai quasi cinquant'anni con Ella, sarda. Delle donne italiane ha da dire che “sono pericolosissime. Infatti, quando conobbi Ella, mi risvegliai dopo tre anni da una 'anestesia d'amore'. Solo allora mi resi conto di essere sposato, e con tre figli!”.

Anche il suono di Hammond, inconfondibile, che ha caratterizzato tutta la sua carriera, viene dal nostro paese. Ci spiega Auger: “Non riuscivo a trovare il mio suono. Quello classico, degli amplificatori leslie, non faceva per me: non era abbastanza potente. Non andava bene nemmeno quello degli ampli da chitarra, che distorceva tutto il suono dell'organo. Ero disperato, poi un giorno mi trovai a Rimini a suonare in un club: mi avvicinò un uomo e mi disse di dargli tutta la mia strumentazione, e lui avrebbe risolto tutti i problemi. Io ovviamente ero sorpreso e non mi fidavo, poi scoprii che era Romano Lombardi, un genio degli impianti audio. Gli diedi l'impianto, me lo riportò in una giornata e grazie a lui trovai il mio suono. Gli sarò grato eternamente”.

Per tutta la durata dell'incontro, Auger ha dispensato aneddoti sulla propria vita, sui musicisti che ha conosciuto (come il bluesman Sonny Boy Williamson, che gli confessò che nei party a Chicago negli anni '50 “alla fine trovavano sempre un paio di cadaveri”), e in generale ha trasmesso agli ascoltatori una voglia di suonare e far emozionare la gente che non lo abbandona da quando era bambino, quando scoprì la musica grazie al piano meccanico del padre.

Al pianoforte è seguito l'organo Hammond, con il quale è entrato nel mito. Ma, conoscendolo personalmente, ieri gli appassionati della sua musica hanno capito che, prima ancora che una leggenda vivente, Brian Auger è un grandissimo uomo.

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