Venerdì, 13 Ottobre 2017 21:00

L’insegnamento e la scoperta del Tibet. Alla San Giorgio due giornate dedicate a Ippolito Desideri

L'apertura del convegno su Ippolito Desideri L'apertura del convegno su Ippolito Desideri

di Marta Meli 

Pistoia – “L’arrivo del Desideri a Lhasa segna una data memorabile nella storia degli studi tibetani perché egli fu il primo a rivelare all’occidente il Tibet, non dico nei suoi caratteri etnografici o nei suoi confini geografici, quanto piuttosto nella sua profonda e intima realtà spirituale.”

Sono queste alcune tra le parole dedicate a Ippolito Desideri, scritte dalla penna di Giuseppe Tucci all’interno del libro “L’Italia e l’esplorazione del Tibet”.

Se ne è parlato nell’ambito del primo convegno internazionale di studi interdisciplinari su Ippolito Desideri, alla biblioteca San Giorgio. Tra i presenti il il Vescovo di Pistoia, Mons. Fausto Tardelli; il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi; la direttrice della biblioteca San Giorgio, Maria Stella Rasetti; il vicepresidente della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, Giovanni Palchetti e, per l’introduzione, Enzo Gualtiero Bargiacchi.

“Sono molto orgoglioso dell’avvenire di questa giornata dedicata ad un grande uomo, intelligente, pieno di spirito d’avventura, missionario per natura, dedito alla conoscenza, all’esplorazione, allo scambio, al confronto, alla testimonianza dei luoghi e non alla colonizzazione – ha detto Mons. Fausto Tardelli – è bene ricordare e ricercare queste personalità del passato e capire che la storia e gli studi sull’Asia non riguardano il passato, bensì il presente e il futuro del mondo”.

“È un onore portare risalto alla figura di Ippolito Desideri, specialmente nell’anno di Pistoia Capitale della Cultura – ha detto il sindaco, Alessandro Tomasi – sapere e conoscere questi personaggi del passato, di origine pistoiese è molto importante per comprendere dove siamo oggi, specialmente con il dialogo interreligioso nel rispetto delle culture e della conoscenza”.

Un viaggio straordinario, quello intrapreso da Ippolito Desideri tre secoli fa. Un’esaltante avventura, per terra e per mare, che dopo più di tre anni dalla partenza da Roma, lo condusse a Lhasa, capitale del Tibet, il 18 marzo del 1716.

Giovanni da Pian del Carpine lo chiamò “Thabet”, Marco Polo “Tebet”, Odorico da Pordenone “Tibot”. Questi sono alcuni dei nomi con cui i massimi viaggiatori europei, nel corso del Medio Evo, definirono l’odierno Tibet, rinominando il termine “Tobod”. Terra primitiva e misteriosa, creazione di miti, favole e leggende, il Tibet fu per molto tempo luogo oscuro, sconosciuto e inavvicinabile per l’essere umano. Ippolito Desideri è stato un gesuita e missionario pistoiese del ‘700 che viaggiò in Tibet, alla scoperta del buddismo, della sua realtà spirituale, delle terre e della comprensione dei luoghi, fino a diventare il primo europeo esperto della cultura e della lingua tibetana in soli sei anni (senza l’aiuto di alcun dizionario, o qualsivoglia schedario grammaticale), aprendo così la via della conoscenza al mondo occidentale.

“Sono sempre rimasto stupito e incredulo dal fatto che Ippolito Desideri, personaggio d’interesse internazionale, fosse una figura sconosciuta nella sua città di origine – ha detto Enzo G. Bargiacchi – questa è una grande occasione, un sogno che si realizza, in particolar modo nel vedere oggi, tra i partecipanti, alcuni tra i massimi conoscitori disciplinari del mondo”.

“Mi occupo di questa sorprendente figura da circa 20 anni e la meraviglia è ancora viva in me tutt’oggi - ha concluso Bargiacchi – questo convegno non è solo un punto di arrivo degli studi raccolti, ma è soprattutto un punto di partenza per l’attenzione, l’impronta e lo stimolo a studi successivi, l’esplorazione, la ricerca, la conoscenza e la missione per far diventare Ippolito Desideri patrimonio di Pistoia, per l’insegnamento umano e religioso restituitoci”.

La grande impresa affrontata da Desideri con coraggio, umiltà e dedizione ha donato al mondo intero una nuova consapevolezza; tanto da indurre Sven Hedin, il massimo esploratore dei quelle terre, a riconoscerlo come colui che “aveva compiuto un viaggio meritevole di rendere il suo nome famoso per sempre”.

 

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