Domenica, 18 Febbraio 2018 12:07

Jean Echenoz ospite speciale alla San Giorgio per il Premio Ceppo Internazionale

Jean Echenoz (al centro) con gli organizzatori del Premio Ceppo Jean Echenoz (al centro) con gli organizzatori del Premio Ceppo

di Marta Meli

Pistoia – È stato ufficialmente assegnato ieri pomeriggio, alla biblioteca San Giorgio, il 62° Premio Ceppo Internazionale Fiction/Non Fiction allo scrittore francese Jean Echenoz.

Alla cerimonia di premiazione, oltre all’autore, erano presenti: Paolo Fabrizio Iacuzzi presidente del Premio; Fulvio Paloscia, giurato del Premio e giornalista; Benedetta Centovalli, editor e giurata del Premio; Isabelle Mallez, direttrice dell’Istituto Francese di Firenze e Paola Bellandi, rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Quella operata da Echenoz è una vera e propria rivoluzione nella letteratura contemporanea. Il suo intervento nel mondo culturale francese è stato talmente imponente da spingere il Centre Pompidou di Parigi, luogo di celebrazione del moderno e dell'avanguardia, a dedicargli una mostra documentaria negli spazi della Bibliothèque Publique d'Information intitolata Jean Echenoz: Roman, rotor, stator.

Un'esposizione, aperta sino al 5 marzo 2018, che si sviluppa secondo un andamento circolare, concentrico, a disegnare idealmente, attraverso manoscritti, foto e video, quel meccanismo fatto di contrapposizioni, di rotori e statori, che comparivano nella sua opera d'esordio Le Méridien de Greenwich per una macchina dalle variazioni infinite che si è allungata su quasi 40 anni di attività dentro e fuori le lettere, sempre oltre le definizioni strette.

“La scelta di assegnare il Premio Internazionale Non Fiction 2018 a Echenoz – spiega il presidente del Premio, Paolo Fabrizio Iacuzzi – si è rivelata quasi un obbligo, incarnando l'autore francese la figura dell'artista non classificabile non soltanto perché il confine tra invenzione e attinenza alla realtà è labilissimo in questo caso ma anche perché primo interesse di Echenoz è la forma, l'espressione, il flusso, la musica a prescindere dagli intrecci, dalle trame che sono conseguenza della creazione".

Nella motivazione del riconoscimento Benedetta Centovalli, editor e critico letterario, ha scritto che "Echenoz insegue, nelle varianti lontane dei suoi protagonisti, una stessa storia che, con le diverse maschere che ha scelto, insiste sul chiodo fisso della sua ossessione: interrogare e raccontare il punto cieco dove la creazione prende forma e successivamente si disfa".

Autore prolifico, spesso indicato come rappresentante del postmodernismo europeo, con il suo attraversare generi, facendo dell'esercizio di stile un modello letterario, disegnatore di figure eroiche e al tempo stesso profondamente umane, edito in Francia dalla prestigiosa casa editrice éditions de Minuit, Echenoz è pubblicato in Italia prevalentemente per i tipi della casa editrice Adelphi (tra le opere in catalogo i famosi Ravel (2007); Correre (2009); ‘14 (2014) con traduzioni di Giorgio Pinotti, traduttore ma anche amico dell'autore.

I personaggi dei maggiori romanzi di Echenoz sono realmente esistiti. Tutti volontariamente ripensati a misura d’uomo, descritti impeccabilmente nel dettaglio, ricostruiti in nuovi contesti e ruoli più umani, come quello della discesa dall’apice della gloria, fino in fondo al destino che inesorabilmente ed inevitabilmente li aspetta e li prende con sé. Tra i più noti: Ravel, Emil Zatopek, Anthime e Gregor (sostituzione inventata del nome di Nikola Tesla).

“La scrittura di Echenoz è ben curata, precisa, rigorosa, studiata, apparentemente semplice nella sua ultima impressione – ha aggiunto Benedetta Centovalli – e nasconde un lavoro denso e attento che restituisce un grandioso e minuzioso risultato di pulizia nella sonorità e musicalità delle parole”.

Ma come fa un documento o una fonte a diventare romanzo?

“La natura del romanzo odia il vuoto – ha risposto Echenoz – io cerco sempre nei libri, nei film, nella geografia, nelle mie passeggiate nuove idee e ispirazioni, proprio come nel mio ultimo romanzo, dove è stata la curiosità e la sete di conoscenza a condurmi all’idea di poterne scrivere davvero”.

“Dopo aver scoperto di questo soldato ho cominciato ad indagare, a cercare, ricercare e a leggere tutto ciò che poteva riferirsi al periodo del 14-18 – ha aggiunto l’autore – inizialmente non c’era l’intenzione di scrivere un romanzo, solo dopo essermi reso conto dei documenti e del ‘tesoro’ che avevo in mano ho ricostruito e messo in ordine i miei appunti di studio e ho unito a questi un pizzico di immaginazione fino ad esprimermi in suoni di parole”.

Ed è proprio nel suo ultimo libro “ ’14” che l’autore raggiunge il “miracolo” della sua scrittura: un’altissima concentrazione resa ben evidente dalla forma e dal linguaggio utilizzati. Una scelta non facile quella di scrivere di un evento così immenso, disastroso, terrificante, come la Prima Guerra Mondiale, specialmente se si intente realizzare un libro in cui tante cose realmente accadute si incontrano con la pura essenza della creazione e dove frammenti di verità si uniscono magistralmente a frammenti di finzione.

Lo stile e il linguaggio sono intrisi di poesia, suoni e colori e allo stesso tempo catturano il lettore risucchiandolo in un vortice mai identico e mai banale.

“Amo dare aria e respiro alle parole, l’imprevedibile è ciò che mi conforta – ha spiegato Echenoz – evito sempre di rischiare una voce monocorda, per questo cambio spesso il punto di vista e la prospettiva mettendo assieme molteplici angolazioni diverse in modo da non annoiare né me, né il lettore. Quando scrivo una storia ricca di emotività o disperazione cerco sempre di evitare la strada dell’enfasi e questo mi permette di mantenere una certa distanza dai fatti, dai personaggi e dalle cose”.

Al termine della premiazione, Jean Echenoz ha letto “Geografia e romanzo”, scritto in occasione della Ceppo Regione Toscana Lecture 2018 e pubblicato su Corriere – La Lettura del 4 febbraio scorso con il titolo “Senza geografia i romanzi non riescono a vivere”.

 

 

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