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Martedì, 05 Agosto 2014 02:00

Venti anni fa la morte di Giovanni Spadolini. Il ricordo del prof. Ceccuti

Giovanni Spadolini Giovanni Spadolini

dall'inviato Marcello Paris

FIRENZE - Il 4 agosto del 1994 fa moriva Giovanni Spadolini, politico grande intellettuale laico, scrittore , studioso del Risorgimento e attento osservatore dei rapporti tra Stato e Chiesa.

Docente universitario, direttore del Resto del Carlino e del Corriere della Sera era stato anche uomo delle Istituzioni come capo del Governo e Ministro dei Beni culturali, ministero da lui creato per salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Paese.

A venti anni dalla scomparsa Spadolini è stato ricordato con varie cerimonie. La Fondazione di Pian de’ Giullari e sede della Nuova Antologia che porta il suo nome ne ha ricordata la memoria con un concerto nel giardino della Villa “Il tondo dei cipressi” con musiche di Mozart eseguite dagli strumentisti del Conservatorio Cherubini.

Abbiamo colto l’occasione per porre alcune domande al prof Cosimo Ceccuti, presidente della fondazione Spadolini per tanti anni assistente di Spadolini.

L’intervista, oltre a ricordare l’Uomo Spadolini traccia un compendio di Storia italiana.

Professor Ceccuti cosa hanno perso Firenze e l’Italia con la scomparsa di Giovanni Spadolini

Intanto hanno perso un uomo di grande cultura che conosceva la storia italiana e fiorentina come pochi. Ricordiamoci che è ha inventato la storia contemporanea nell’Università. Hanno perso un uomo amato dalla gente per il suo sforzo affiché la politica fosse “una casa di vetro”, trasparente, perché le persone si sentissero vicino alle istituzioni.

Spadolini studioso del Risorgimento con grande attenzione al ruolo della chiesa nel rapporto con lo Stato, “Libera chiesa in libero Stato” definizione ben rappresentata nel suo volume “Il Tevere più largo”

Spadolini è stato innovatore in due filoni nella storia politica del dopoguerra: l’opposizione laica e l’opposizione cattolica. Cioè quell’associazionismo che era fondamentale nella vita sociale e civile del nostro paese ma che non era rappresentato in parlamento per l’opposizione dei repubblicani al giuramento al Re e i cattolici nell’accettare lo Stato nazionale unitario fino agli accordi del ‘29 con Mussolini. In questo è stato un precursore; il Tevere più largo fu un segnale fondamentale che lui colse con l’avvento di Papa Giovanni XXIII perché capì che c’era un Papa nuovo e che cambiava l’atteggiamento della Chiesa.

Quanto è costato a Spadolini non avere firmato il nuovo Concordato (sottoscritto da Craxi nel 1984) dopo avervi lavorato con tanta passione

Gli è costato per averci lavorato con passione anche se Spadolini non era un concordatario. Lui sosteneva, con Jemolo, che i patti tra Stato e Chiesa ci debbano essere nei sistemi totalitari ma che negli stati liberi non siano necessari. Insomma era per la linea cavouriana “Libera Chiesa in Libero Stato”.

Spadolini si era occupato anche della questione Palestinese o più in generale dei problemi del Medio Oriente e di Israele. Nei suoi scritti sosteneva che il pericolo per la pace non venissero tanto dai palestinesi ma dall’integralismo islamico

Assolutamente si. Si dice che Spadolini era filo israeliano, ed è vero. Lui aveva un rapporto particolare con Simon Peres, l’ala moderata degli israeliani. Sosteneva che Israele avesse diritto ad uno Stato come ci doveva essere uno Stato palestinese ed era convinto che la soluzione si potesse trovare a tavolino con le Potenze e quindi un discorso internazionale. A questa possibilità si opponeva, e lo stiamo vivendo in questi giorni, il fanatismo integralista. Questo lo spaventava perché con il fanatismo non si ragiona.

Giusto ciò che sta succedendo in questo momento; che contributo avrebbe potuto dare Spadolini

Spadolini era l’uomo della ragione, l’uomo del confronto e quindi del negoziato al quale, come ho detto, credeva fermamente. Una cosa difficile ma anche possibile e con l’impegno di tutti sarebbe stato possibile sconfiggere l’integralismo.

Un’ultima domanda con un passo indietro verso la Nuova Antologia che ancora oggi ha un ruolo fra gli intellettuali e non solo

Beh, era la creatura di Spadolini. L’ha diretta per quarant’anni, da quando è morto la dirigo io ma con un Comitato di Garanti presieduto da Carlo Azeglio Ciampi che garantisce la linea libera, indipendente, diciamo azionista secondo certi valori di un tempo. Quindi la Nuova Antologia è un po’ quello per cui la Rivista nacque circa cento cinquanta anni fa in Firenze Capitale, nel 1866, per iniziativa di Bettino Ricasoli: cioè fatta l’Italia bisognava fare gli italiani e affrontare i problemi enormi del nuovo Stato nazionale: erano il ruolo della donna i rapporti tra Stato e Chiesa, i problemi dell’indebitamento pubblico ( tra cui le grandi spese sostenute per portare la Capitale da Torino a Firenze) . Problemi che andavano affrontati in profondità non dalle pagine di un quotidiano ma con una Rivista di cultura e approfondimento: un compito che ancora oggi la Rivista svolge con tutte le voci senza l’esclusione di una parte mettendo intorno ad un tavolino studiosi di destra e di sinistra che agiscano per il bene comune nell’interesse del rinnovamento del Paese.

 

 

 

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