Domenica, 06 Maggio 2018 11:09

Le macchine a vapore della Porrettana: un convegno al Deposito Rotabili Storici

Un momento della conferenza (foto di Stefano Di Cecio) Un momento della conferenza (foto di Stefano Di Cecio)

di Stefano Di Cecio

Pistoia – Il fascino e l’autorevolezza del treno a vapore in un’epoca in cui non solo ha rappresentato nuove possibilità di movimento, ma ha aperto a una vera e propria “rivoluzione sociale”.

L’occasione è stata data da un incontro tenutosi presso la sala conferenze del ristrutturato Deposito Rotabili Storici di Pistoia. Alla presenza del Sindaco e del Consigliere Regionale Massimo Baldi, ne hanno parlato Franco Cecchelli del CIFI, Paolo Dallai Capo Deposito dei Rotabili Storici, Enrico Menduni dell’Università Roma Tre, Andrea Ottanelli e Renzo Zagnoni curatori della mostra e del convegno, coordinati negli interventi dal Presidente di Transapp Giancarlo Capecchi.

La Porrettana, “un’opera di ingegneria straordinaria” come ha sottolineato l’ingegnere Franco Cecchelli, è stata inaugurata nel 1864 ed ha rappresentato il trait d’union fra il nord e il sud Italia fino al 1934 (in quell’anno infatti viene inaugurata la “direttissima” con il percorso Firenze, Prato, Bologna).

Tredioi chilometri in galleria con pendenze che arrivano fino al 27 per mille, 3 tonnellate di carbone circa per percorrere il tratto da Pistoia a Bologna e ritorno, 20 km/ora la velocità commerciale, numeri che hanno fatto dei macchinisti di allora quasi un mito. Probabilmente è anche a loro che si deve quella sorta di “rispetto e stima” nei confronti delle ferrovie in generale.

Paolo Dallai inizia il suo intervento mostrando al pubblico un piccolo libriccino, è l’agenda del macchinista Gino Gelli in servizio a Pistoia dal 1918 al 1942 su cui sono annotati con calligrafia minuta tutti i viaggi fatti sulla Porrettana. Dallai parla poi del restauro delle locomotive, delle collaborazioni con ditte esterne a cui è affidata la realizzazione di alcune parti, dell’adeguamento dei materiali con standard di qualità e di sicurezza maggiori. Una locomotiva a vapore restava accesa continuativamente per 90 giorni, oggi quelle restaurate ovviamente lavorano molto meno, circa 1/3 di allora per cui i piani manutentivi sono stati modificati e mirati per le nuove necessità.

Oltre agli ambienti già recuperati e funzionanti illustra gli obiettivi ancora in cantiere come la realizzazione di una biblioteca e di un archivio tecnico. “Nell’epoca d’oro” continua “a Pistoia lavoravano circa 400 persone”.

Enrico Menduni si sofferma su questa grande opportunità che è stata data alla città con la ristrutturazione del deposito ma consiglia di “mettersi a correre” per sfruttare appieno questo momento perché esiste una “concorrenza” che sarà sempre più grande e che potrà togliere risorse alle attività del deposito. “Il treno è una grande forma di socialità” e potrà continuare ad esserlo anche grazie all’esperienza che si sta vivendo a Pistoia.

Concludono i lavori i promotori del convegno Renzo Zagnoni e Andrea Ottanelli.

Zagnoni ringrazia in primis la Signora Angela Querci che ha permesso la riproduzione del libro di sua proprietà “Souterrain del L’Appenin” contenente le tavole del progetto dei 2727 metri della galleria dell’Appennino lungo la linea della Porrettana. Del libro originale oggi ne esiste una sola altra copia al mondo e si trova a Roma.

Zagnoni afferma con decisione che la Porrettana per continuare ad esistere deve tornare ad essere utile per la popolazione. Non solo turismo perciò, ma una normale ferrovia che svolga la propria attività in maniera regolare ed offra una vera opportunità per gli spostamenti da e verso la montagna cosa non possibile con i 6 treni al giorno di oggi.

Il professor Andrea Ottanelli cita alcuni aspetti delle ricerche fatte, come il “miracolo” compiuto dalla Porrettana nel giugno 1866 (pochissimo tempo dopo l’inaugurazione) per aver consentito il trasporto delle truppe verso Novara durante la 3a guerra d’indipendenza o l’uso intensivo durante la prima guerra mondiale.

Continua definendo la linea Porrettana come un vero e proprio rivolgimento della storia d’Italia, per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione che ha consentito il collegamento dell’Europa a Livorno. Cita molti documenti su cui ha effettuato minuziose ricerche compreso il diario di Leopoldo Granduca di Toscana in cui quest’ultimo annota la visita con il figlio al ”grandioso lavoro” della ferrovia.

Al termine della conferenza è seguita una visita guidata al Deposito dei Rotabili condotta da Paolo Dallai che ha spiegato dettagliatamente i vari “pezzi” presenti e le loro caratteristiche.

 

 

 

 

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