Domenica, 27 Maggio 2018 12:17

Da Vasari a Renzi: ai “Dialoghi” le connessioni fra arte e potere

Alessandro Dal Lago e Serena Giordano Alessandro Dal Lago e Serena Giordano

di Guendalina Ferri

Pistoia – Michelangelo e papa Giulio II. Blu e il professor Roversi Monaco. Vasari e Matteo Renzi.

Coppie più o meno probabili, vuoi per lontananza di tempi, di spazi, di vedute. Eppure è anche attorno a questi personaggi, e al rapporto che li lega, che ruotano i delicati equilibri tra arte e potere. Ne hanno parlato al teatro Bolognini, in occasione dei Dialoghi sull’Uomo, Alessandro Dal Lago e Serena Giordano.

“Arte, potere e innovazione”: il titolo dell’incontro potrebbe sembrare uno schema di tesi, antitesi e sintesi. Perché il rapporto tra arte e potere è talvolta ambiguo e può portare allo scontro. Il potere talvolta vorrebbe imprigionare l’arte, servirsene. Ma è proprio ribellandosi a questa costrizione, superando questi limiti, che l’artista approda all’innovazione.

Dal Lago parla del cattivo sangue che correva tra Michelangelo e papa Giulio II, che gli commissionò la decorazione della Cappella Sistina. Ma il rapporto tra arte e potere travalica anche il tempo. Vedi la connessione Vasari-Renzi. “È famosa la vicenda della ‘Battaglia di Anghiari’ – racconta Dal Lago – Leonardo e Michelangelo la rappresentarono nel Salone dei Cinquecento, sfidandosi. Ma ben presto l’affresco di Leonardo cominciò a cedere, tanto che in seguito fu coperto da un’altra opera di Giorgio Vasari”.

Un’idea che ha sempre suscitato curiosità, quella che dietro l’affresco di Vasari possa esserci ancora qualcosa di Leonardo. “Tanto che qualche anno fa Renzi decise di ‘ricercare’ Leonardo, inserendo una sonda endoscopica in alcuni forellini nella parete”. O ancora la faccenda del crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo. “Fu esposto alla Camera dei Deputati e ad ammirarlo c’erano tutte le istituzioni, incluso il presidente della repubblica Napolitano. Il crocifisso poi si rivelò un falso, ma queste situazioni ci rendono l’idea di quel doppio sguardo che tuttora esiste tra potenti e artisti”.

Il potere può servirsi dell’arte per creare legittimazione e consenso. Ma cosa succede quando invece il rapporto tra i due si fa meno ambiguo?

“È il caso degli street artist – spiega Giordano – quando il fenomeno della street art esplose, c’erano gli artisti e c’erano le forze dell’ordine, gli uni contro le altre. Il senso di quell’arte stava nella trasgressione, nel creare nonostante fosse proibito. L’autorità era quindi fondamentale, una sorta di musa per gli artisti”. E il rapporto tra arte e potere, in questo scontro, era trasparente.

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