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Giovedì, 16 Aprile 2015 02:00

Palazzo Albergati di Bologna riapre con una mostra dedicata ad Escher

Bologna - A Bologna si respira aria di novità e di futuro e si scommette sul turismo culturale. Lo splendido  edificio cinquecentesco di Palazzo Albergati,  nel cuore del centro storico bolognese,  diventa un importante  e moderno  contenitore  di mostre dʼarte destinate  al grande  pubblico  nazionale  ed internazionale,  ed apre le sue porte con la mostra di Escher,  che a Roma ha battuto ogni record di visitatori.

A credere nellʼimpresa  e a investire è Arthemisia  Group, società leader in Italia e allʼestero per la produzione  di grandi mostre dʼarte,  artefice  di tutte  le esposizioni  di maggior  successo  degli  ultimi  anni,  incluse  le recentissime  Chagall  e Van  Gogh  a Palazzo Reale a Milano, che hanno fatto scrivere ai maggiori media italiani che puntare sulla cultura e sul turismo è una carta vincente e che, nonostante la crisi, le esposizioni sono sempre più visitate da italiani e stranieri. Palazzo  Albergati,  la  cui  costruzione  è attribuita  allʼarchitetto  Baldassarre  Peruzzi  (1481-1536),  nel  2008  fu  gravemente  e clamorosamente  danneggiato da un incendio che causò la perdita dʼingenti parti della struttura, compresi gli affreschi del ʻ600 e del ʻ700 di Francesco Gessi, Andrea Sirani e Bartolomeo Cesi. Dopo lunghi di lavori di restauro, ricostruzione e riqualificazione, il palazzo è tornato a nuova vita nel 2014 ed oggi apre le sue porte a tutti.

La mostra di Escher

Costruzioni   impossibili,   esplorazioni   infinite,  giochi  di  specchi,  motivi  e  geometrie   interconnesse:   il  meraviglioso   mondo dellʼartista  che più di ogni  altro  trasforma  lʼambiguità  visiva  in ambiguità  di significato,  che seduce  e incanta  con disegni  e litografie  che col passare  del tempo  sono entrate  nellʼimmaginario  quotidiano  e collettivo  e che hanno  visto gli impieghi  più disparati  - copertine  di famosi  long  playing,  (33  giri),  scatole  da  regalo,  francobolli,  biglietti  dʼauguri  e piastrelle. Escher è ovunque. La retrospettiva  su Maurits  Cornelis  Escher,  aperta dal 12 marzo  al 19 luglio 2015, a Bologna,  è stata arricchita  e viene presentata in una forma inedita, ponendo lʼaccento su aspetti mai affrontati prima dʼora, con oltre 150 opere del famoso artista olandese. Tra le opere esposte ci sono i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente, Giorno e notte, Nastro di Möbius II, Casa di scale (relatività), Altro mondo II, Vincolo dʼunione, e la serie degli Emblemata.
Una sezione del tutto nuova sarà quella della Eschermania  che racconta la vasta e molteplice influenza dellʼartista.   

Poco nota, ma qui approfondita in maniera illuminante, è lʼinfluenza che Escher ha avuto ed ha ancora sullʼeditoria, sulla grafica, sullʼoggettistica,  per non parlare della pubblicità, della moda, dei fumetti e del cinema: il rigore delle sue straordinarie  immagini inventate  ben  prima  che  fosse  commercializzato   il  computer,  nulla  hanno  da  invidiare  a  quelle  realizzate  oggi  con  le  più sofisticate tecniche digitali.

La grandezza di un genio si misura anche dalla capacità dʼinfluire su altri artisti, come pure sulla società circostante. La lezione di Escher ha dimostrato che, sebbene non abbia avuto allievi diretti, questi due parametri sono stati del tutto soddisfatti.
La beat-generation  sʼinnamorò  presto delle creazioni di Escher che, soprattutto  in America, “rubava” la sua arte per stamparla su magliette,  sui poster  tinteggiandole  con i colori  psichedelici  allora  di moda,  suscitando  le ire dellʼartista  che,  per questo motivo, fondò la Escher Foundation alla quale, ancora oggi, si deve la tutela dei suoi diritti. Così, le sue incisioni finirono anche sulle copertine  dei long playing,  come  si chiamavano  a quellʼepoca  i 33 giri incisi  dalle  grandi  band  della  musica  pop, non sempre  con  il gradimento  dellʼartista.  È noto  lʼepisodio  di Mick  Jagger  che  non  riuscì  a pubblicare  Verbum  sulla  custodia dellʼultimo LP dei Rolling Stones che nei primi giorni del 1969 sarebbe stato lanciato sul mercato con il titolo di Let it Bleed.

Tutto questo  può  ben  essere  definito  “eschermania”  a cui  viene  dedicata  unʼintera  sezione  che  racconta  come,  ancora  oggi,  in maniera sempre crescente,  persone di ogni estrazione  sociale, dai curiosi ai matematici,  dagli eccentrici ai trasgressivi,  fino a tutti quegli artisti che, pur non avendolo mai conosciuto,  a lui sʼispirano  per le loro opere, siano profondamente  affascinati  dal mondo  caleidoscopico  di Escher.  Cʼè infatti  una  lunga  schiera  dʼimitatori  che hanno  “imparato”  il “metodo-Escher”  e hanno prodotto una serie di variazioni  sul tema. Si va così da David Hop, pubblicitario  e grafico statunitense,  al francese Dominique Ribault  che ultimamente  ha utilizzato  il metodo  della tassellatura  anche per le sue sculture  a tre dimensioni,  fino al tedesco Hans Kuiper che ha utilizzato tecniche computerizzate  per riprodurre opere di artisti famosi del XX Secolo, a cominciare proprio da Escher.








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