Sabato, 22 Settembre 2018 16:26

L'Italia della Ricostruzione nel nuovo libro di Aldo Cazzullo

Il giornalista Aldo Cazzullo ospite alla Forteguerriana di Pistoia (foto di Marta Meli) Il giornalista Aldo Cazzullo ospite alla Forteguerriana di Pistoia (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia - “Anche oggi siamo un Paese da ricostruire. Vediamo come abbiamo fatto l'altra volta”.

È con queste parole che si origina l’anima dell’incontro, avvenuto questa mattina, con l’editorialista del “Corriere della Sera” Aldo Cazzullo, alla biblioteca Forteguerriana.

L’autore ha presentato il suo ultimo libro “Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione” (Mondadori, 2018) assieme al professore Danilo Breschi, in occasione del festival “Pistoia – I luoghi e le cose”.

A seguito dei saluti istituzionali da parte del sindaco Alessandro Tomasi, Aldo Cazzullo ha preso parola affrontando alcune tematiche che sono frutto dei suoi studi, ricerche e scritti vari.

La questione è sempre la stessa ed è bene ribadirla nel suo più intenso concetto: come continuare a trasmettere la memoria al tempo della rete? Perché è saltato questo meccanismo? Perché è cessata la volontà di un dialogo? C’è ancora una chiara consapevolezza sull’importanza di ascoltare, capire e ricordare?

“L’Italia è nata dalla bellezza, dalle parole di Dante e dall’universo artistico di Giotto – ha detto Cazzullo – ma dobbiamo ricordarci tutto quanto, specie in un mondo dove importanti fatti storici vengono smentiti dalla rete, dai social, dallo smartphone che è lo specchio di noi stessi, dove tutti parlano e nessuno ascolta, quando al tempo della radio per comunicare era necessario incontrarsi, toccarsi, sentirsi”.

“I ragazzi di oggi non devono pensare che la vita attuale sia più difficile rispetto a prima – ha aggiunto l’autore – i nostri padri e nonni hanno vissuto un’esistenza assai più dura”.

Molte cose ci ha insegnato la Storia (e le sue testimonianze), molte cose sono cambiate, alcune sono migliorate ed altre peggiorate. Tutto quello che abbiamo oggi è soprattutto il risultato di fatiche, lavoro, sofferenze e tanto coraggio. In questo senso è di vitale importanza ricordare quanto i diritti possano esser labili e dissolubili se non sono costantemente garantiti, rivendicati e protetti. Le donne, sono i principali soggetti ad aver risentito di questa mancanza di diritti, tanto da rivendicarla. Durante la Resistenza è proprio grazie al contributo delle donne che si è potuti giungere alla libertà. È dal ’19 in poi, infatti, che le donne hanno visto riconosciuti loro i diritti giuridici, come quello di stipulare un contratto.

Dietro ai simboli e ai valori ci sono gambe, braccia, nomi, anime e volti. Donne e uomini italiani, indistintamente, hanno contribuito alla Liberazione. Come disse Giovanni Paolo II: “L’amor di patria è l’estensione del quarto comandamento”.

“Non so se noi oggi saremmo effettivamente in grado di affrontare una prova del genere - ha specificato Cazzullo – non facciamo altro che criticare l’Italia, ed è giusto perché anche io lo faccio, ma dobbiamo riconoscerne il passato, smettere di parlare di questo Paese e magari iniziare a richiamarlo e ripensarlo come il nostro Paese”.

“Una grande abilità di Aldo Cazzullo è quella di far coniugare perfettamente la storia con il giornalismo – ha detto il professor Danilo Breschi – un impatto intrinsecamente educativo, formativo e pedagogico che ben emerge dal suo ultimo libro”.

Il primo film che le nostre nonne e le nostre madri andarono a vedere dopo la guerra fu “Via col vento”. Molte si identificarono in una scena: Rossella O'Hara torna nella sua fattoria, la trova distrutta, e siccome non mangia da giorni strappa una piantina, ne rosicchia le radici, la leva al cielo e grida: «Giuro che non soffrirò mai più la fame!». Quel giuramento collettivo fu ripetuto da milioni di italiane e di italiani. Fu così che settant'anni fa venne ricostruito un Paese distrutto. Come scrive Aldo Cazzullo, “avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un'automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Eppure eravamo più felici di adesso”.

Ora l'Italia è di nuovo un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha fatto i danni di una guerra. Per questo dovremmo ritrovare l'energia e la fiducia in noi stessi di cui siamo stati capaci allora. Cazzullo racconta l'anno-chiave della Ricostruzione, il 1948. Lo scontro del 18 aprile tra democristiani e comunisti. L'attentato a Togliatti e l'insurrezione che seguì. La vittoria al Tour di Bartali e l'era dei campioni poveri: Coppi e il Grande Torino, cui restava un anno di vita. Le figure dei Ricostruttori, da Valletta a Mattei, da Olivetti a Einaudi. Il ruolo fondamentale delle donne, da Lina Merlin, che si batte contro le case chiuse, ad Anna Magnani, che porta al cinema la vita vera. L'epoca della rivista: Wanda Osiris e Totò, Macario e Govi, il giovane Sordi e Nilla Pizzi. Ma i veri protagonisti del libro sono le nostre madri e i nostri padri. La loro straordinaria capacità di lavorare e anche di tornare a ridere. Il racconto di un tempo in cui a Natale si regalavano i mandarini, ci si spostava in bicicletta, la sera si ascoltava tutti insieme la radio; e intanto si faceva dell'Italia un Paese moderno.

“Mi auguro che i figli di oggi sentano il bisogno di guardarsi indietro – ha concluso Aldo Cazzullo – e mi auguro che trovino l’energia, la grinta, la speranza, la forza, la fiducia e il coraggio come lo trovarono gli italiani di settant’anni fa”.

Articoli correlati (da tag)