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Martedì, 13 Novembre 2018 16:05

“La via della Cina”, fotografia e identità al Centro Pecci

Un particolare della locandina dell'evento Un particolare della locandina dell'evento

Prato - Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità al Centro Pecci.

In programma una tavola rotonda che parte dai lavori prodotti durante la campagna fotografica “La via della Cina” per discutere insieme ad esperti di varie discipline sul ruolo che la fotografia può assumere nel raccontare fenomeni importanti come quelli delle trasformazioni delle città e delle moltitudini.

Con Vittorio Iervese, sociologo, Giorgio Pizziolo, urbanista, Michele Smargiassi, giornalista, coordinati dal curatore del progetto Filippo Maggia andremo a parlare, nel pomeriggio di sabato 17 novembre nella sala incontri del Centro Pecci di Prato, della relazione fra fotografia e fenomeni migratori, dell'importanza delle immagini e di come si costruisce l'immaginario.

La campagna fotografica è stata realizzata dai quattro fotografi under 35, selezionati in seguito alla partecipazione ad un bando rivolto a giovani operanti in Toscana. Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Valentini hanno lavorato in residenza nel mese di ottobre nella cosiddetta “Chinatown pratese”, nella zona del Macrolotto Zero, dove abita la maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese e più precisamente in via Pistoiese denominata dalla comunità "Via della Cina”.

Gli artisti sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, alcuni studenti di origine cinese dell'Istituto d'Istruzione Superiore Carlo Livi che collaborano al progetto come guide e mediatori culturali all'interno del programma di alternanza scuola-lavoro.

“La via della Cina” risponde al bisogno di offrire un'articolata lettura del complesso territorio di questa parte della città di Prato dove, in una piccola superficie, sono condensati costruzioni industriali, tipiche del modello pratese “città-fabbrica”, un'ampia diversità di culture, ambienti socioeconomici, interessi, necessità e primi segni dell'auspicato cambiamento in distretto creativo. Ai giovani artisti è stato richiesto un lavoro che documenti e interpreti la storia della città, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l'elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

L’obiettivo della campagna non è stato quello di mappare e dare uno sguardo definitivo su un luogo che è, in effetti, in continua trasformazione, ma di inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo degli artisti e lasciare un segno di incontro e di interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con le generazioni più giovani.
Dryphoto arte contemporanea da anni realizza, attraverso lo strumento dell'arte, azioni volte a migliorare il quartiere dove ha sede, il Macrolotto Zero; negli anni i diversi interventi realizzati all'interno di questa area, hanno contribuito a produrre cambiamenti strutturali e sociali rilevanti nella direzione della costruzione di una città “convivenziale”.

La tavola rotonda è un momento importante per affinare una riflessione condivisa sul senso del lavoro svolto fino ad ora, anche alla luce dell'investimento politico che la Pubblica Amministrazione è intenzionata a fare, e già sta facendo, attraverso il Progetto di Innovazione Urbana.

 

 

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