Sabato, 19 Gennaio 2019 14:53

“La bicicletta gialla” di Matteo Pelliti e Riccardo Guasco a Les Bouquinistes

Matteo Pelliti e Riccardo Guasco durante la presentazione del libro (foto di Marta Meli) Matteo Pelliti e Riccardo Guasco durante la presentazione del libro (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia - La bellezza di andare in bicicletta. L’incanto, il fremito del sognante e del sognarne una propria, non una qualsiasi.

“È grande il corpo metropolitano, / città di tram, e ruote con motore, / stazioni, luci, un bus che va a metano / pieno di gente di ogni colore. / Moltissimi, poi, arrivan da lontano / in cerca di fortuna e buonumore. / Ma chi vive la vita senza fretta / passeggia volentieri in bicicletta”.

In questa ottava in rima già si affaccia il desiderio di avere una bicicletta precisa precisa. Una bicicletta gialla. La rima è anche l’incipit del libro illustrato “La bicicletta gialla” (Topipittori, 2018), presentato ieri pomeriggio alla libreria Les Bouquinistes.

L’incontro ha avuto luogo alla presenza dei suoi due autori: il poeta e scrittore Matteo Pelliti, artefice delle eleganti rime alternate, assieme all’illustratore e pittore Riccardo Guasco che ha invece realizzato, in armonia con il testo, le tavole a colori. Il tutto per raccontare il più profondo significato dell’amore che i bambini provano per le due ruote. Un’emozione e un affetto intramontabili, nonostante l’avvento delle nuove e odierne tecnologie, specialmente quelle digitali.

Il protagonista della fiaba è un bambino di nome Giovannino. Ha la passione del ciclismo e vuole una bicicletta. Gialla. Nuova fiammante. Il papà, cercando di esaudire il suo desiderio, trova un vecchio telaio e si mette all’opera. Ma per Giovannino tutto ciò che è vecchio è brutto. E allora, disperazione! Finché dal garage del papà esce un mezzo straordinario.

La storia fu originata dai ricordi e dalle idee che riaffiorarono nella mente del poeta. E questo, proprio mentre sfogliava la sua prima raccolta di poesie intitolata “Versi ciclabili”.

“Sicuramente ha influito anche la mia sfrenata passione per la fotografia – ha detto Matteo Pelliti - sì, ma quella che ritrae biciclette abbandonate”.

Un altro input che ha spinto il poeta alla riflessione (e poi alla realizzazione) è stata la frase tratta da “Il libro delle domande” di Neruda. E dice: “Come ottiene la sua libertà la bicicletta abbandonata?” Di lì a poco la prosa che inizialmente aveva scritto Pelliti divenne rima, suono, canzone, mito, racconto, fiaba.

“Il giallo è stato scelto in onore del colore ciclistico per eccellenza – ha precisato Pelliti – così come, per il libro, non a caso è stato scelto il suo illustratore, l’unico possibile, specializzato nel restituire in immagini l’interpretazione dell’universo semantico del ciclismo e della bicicletta, compagna prediletta di vita quotidiana”.

Così i due autori si sono incontrati tra memoria, significato, colori e musica, tra il ritmo del testo e l’immagine accesa di luce, in un dialogo perfetto, complementare.

“Questa è la terza volta che lavoro come illustratore di libri – ha spiegato Riccardo Guasco – non è stato semplice, sono servite varie bozze, prove e ancora prove, che parlassero di fatica, polvere e ciclismo ai bambini”.

“La soluzione forse era stata sempre lì, sotto i miei occhi, nella mia mente – ha aggiunto l’illustratore – in un primo momento non li avevo dato abbastanza fiducia, ma era quella ed ha funzionato perfettamente”.

Giovannino e la bicicletta ci ricordano qualcosa che proviene dall’infanzia. Una sensazione che molti di noi hanno provato nel ricevere un dono. Il dono di una bicicletta nuova. E così, inneggiare alla vita, sfrecciando sulle due ruote, liberi, in solitudine, in amicizia, col vento addosso e tra i capelli che quando, vibrando ondeggianti, disegnavano sorrisi sui volti.

“Non si tratta più di un giocattolo – ha concluso Pelliti – è il vero desiderio che si realizza ed è importante perché per la prima volta diventi autonomo e devi imparare a stare in equilibrio, la bicicletta prende vita per il suo rapporto antropometrico con il corpo umano, è nata per adattarsi ad esso, è animata, proprio come intende e recita la mia poetica”.

La bicicletta e il bambino. Il rapporto tra l’oggetto, non uno qualsiasi, e l’essere umano, che è soggetto. Qual è l’attore? Forse entrambi. Sì, incastro divino, meccanismo perfetto, mediazione, interazione, meta-comunicazione. E per finire: completezza.

Questa è una fiaba. Ed è il frutto di un connubio di idee. Una fiaba che racconta una storia. Una storia che narra le vicende di un viaggio. Un viaggio che ha “il profumo della vita”, dove “prima di ogni discesa è una salita”.

 

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