Venerdì, 25 Gennaio 2019 15:40

Franco Naricini: storia di un custode di libri usati

Franco Naricini e la sia bancarella in via Roma (foto di Marta Meli) Franco Naricini e la sia bancarella in via Roma (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia – Esistono scrigni preziosi che, con un semplice gesto della mano, agevolmente si schiudono.

Questo è il loro grande valore. Sono custodi di infinite storie e altrettante vite curiose. Contengono pagine di carta rifinite da inchiostro, colore e grigiore, silenzio e rumore. Si usano scorrendo, con gli occhi, ricami di parole.

È proprio a metà di una via pistoiese, chiamata Roma, che si scorge una bancarella piena di libri usati, pronta per due giovedì al mese ad attirare l’attenzione dei passanti.

Qual è però la storia che sta dietro a tutte le storie?

È quella di Franco Naricini, il proprietario di questo magico “forziere” letterario. Nato e cresciuto a Firenze, da famiglia fiorentina, in un piccolo quartiere di periferia, Franco è rimasto orfano di padre in tenera età. Da sempre grande amante della lettura, ha imparato presto a leggere, ha frequentato le scuole elementari a Lido di Camaiore, dagli undici ai quindici anni ha lavorato come argentiere per poi riprendere le scuole medie serali nel vivo della sua adolescenza.

A sedici anni è partito con alcuni amici per una vacanza in Inghilterra, ma in realtà è rimasto a Londra per quattro anni procurandosi da vivere attraverso un impiego nella ristorazione. A causa dell’obbligo del servizio militare si è spostato da Firenze a Roma, per poi andare in Friuli, dove il 6 maggio del ’76 ci fu il catastrofico terremoto. Rientrato a Firenze dopo circa un anno e mezzo si è dedicato alla vendita di souvenir (per circa dieci anni) all’interno del mercato turistico di San Lorenzo. Impossibilitato nel rilevare l’attività, Franco, dice di aver avuto la fortuna di conoscere un lavoratore di pelli. Con lui ha avuto modo di girare l’Europa, imparare bene l’inglese, il francese e un po’ di spagnolo. Ha proseguito, poi, lavorando sempre nell’ambito commerciale.

Per tutto questo tempo, Franco racconta di non aver mai smesso di leggere i suoi tanto amati libri. “Per me è come una necessità – ha spiegato – è come l’ossigeno, non ne ho mai potuto fare a meno”.

Il connubio tra l’amore per la lettura e il lavoro è avvenuto dapprima con la vendita su internet, quando ancora il web in Italia era agli albori, per poi arrivare ai mercatini dell’antiquariato.

“Ad un certo punto nel 2012 ho deciso di tornare nei mercatini – ha spiegato – ma con i libri”.

Da quel momento Franco si impegna ogni giorno nella cura e nella raccolta di opere letterarie e cartoline rare. Due volte al mese, tra le torridi estati e i gelidi inverni, fa tappa in via Roma insieme alla sua cagnolina Nene e sua moglie Marzia. Così, ogni volta con sorriso e con orgoglio, monta la sua bella e colorata “casetta” di libri. Una casa un po’ diversa però, con la porta sempre aperta. Tutto questo crea un profondo senso di comunità e socializzazione che, in un’atmosfera quasi incantata, riporta dal passato tutti quei “buongiorno” e “saluti” spontanei ad oggi fin troppo dimenticati, se non del tutto svaniti nei silenzi.

“In dialetto si dice ciana – conclude Franco, sorridendo ancora una volta – si riferisce a colui che fa di tutto per mettersi a chiacchierare, mi piace parlare e ascoltare, è come leggere, mi fa sentire parte di un qualcosa, mi rende più ricco d’animo e di esperienze, come più calde e limpide diventano le giornate”.

Una storia di vita che conserva come un’ostrica, con premura e con passione, milioni di trame, cronache, gesta, vicende, memorie, esperienze, coscienze, emozioni, sensazioni.

Dal thriller al noir, dai saggi filosofici a quelli storici e politici, passando dalle storie locali, per arrivare infine ai classici della letteratura russa, americana, francese, inglese, italiana e spagnola. L’occhio scorre da “Le notti bianche” di Dostoevskij alla “Fiesta” di Hemingway, da “Poirot” che è “sul Nilo” con Agatha Christie fino ai “Cent’anni di solitudine” di Márquez.

Libri bianchi o ingialliti, pur preziosi, spesso completi di dediche d’amore o d’amicizia e con il valore aggiunto di esser passati da chissà quali mondi, menti, fantasie, case, mani, zaini, prati, scaffali, caffè, lacrime, risa. Tutte storie che, dalla carta, prendono vita. Urlanti e silenti, solo se vogliamo, ci dicono qualcosa. Proprio come un eco, qui e ora, lontano ricordo di vita passata e futura.

 

 

 

 

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