Martedì, 26 Febbraio 2019 15:13

Una libreria per leggere, scoprire, incontrarsi. Intervista a Elena Zucconi

Elena Zucconi all'interno della sua libreria (foto di Andrea Capecchi) Elena Zucconi all'interno della sua libreria (foto di Andrea Capecchi)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Scoprire i libri, conoscere gli autori, condividere una passione comune, creare comunità.

Un desiderio che si trasforma in realtà attraverso un percorso fatto di impegno e sacrificio, di scoperte e incontri, e, soprattutto, di una passione sconfinata per il mondo dei libri.

Sono lo spirito, la voglia, la sfida che hanno sempre animato Elena Zucconi nel realizzare il suo sogno di dare vita a una libreria indipendente che non fosse solo un luogo di vendita di libri nuovi e usati, ma anche di incontro con gli autori, di scoperta di nuovi talenti agli esordi letterari, di riscoperta di vecchie edizioni, di condivisione della passione per i libri e la letteratura, con il suo potere di aprire nuovi orizzonti, superare i confini e abbattere le barriere.

Quella realtà si chiama libreria Les Bouquinistes e da sei anni svolge la sua attività in via dei Cancellieri a Pistoia.

Già il nome che hai scelto per la libreria evoca le atmosfere parigine, con le bancarelle dei librai lungo la Senna...

È un richiamo voluto, perchè io e Sergio (Salabelle, marito di Elena, prematuramente scomparso lo scorso anno) amavamo molto Parigi e quasi ogni anno ci andavamo in vacanza. Ci piaceva camminare per le strade del centro e lungo la Senna, osservando con curiosità e un pizzico di invidia le bancarelle dei libri usati. E sognavamo di aprire anche noi una piccola libreria, trasformandoci da accaniti lettori in librai, per coronare la nostra comune passione per i libri usati e le vecchie edizioni.

Però all'inizio i programmi erano diversi.

Pensavamo a una libreria piccola, intima, personale, che fosse lo specchio dei nostri interessi. L'idea era quella di partire con una libreria del cinema, una delle grandi passioni di Sergio, e avevamo anche trovato a Roma un piccolo fondo sfitto dove poterla ospitare. Ma poi trovammo un'occasione più vantaggiosa qui a Pistoia, e pensammo subito di rispolverare il nostro vecchio sogno.

È nata così la “prima” libreria Les Bouquinistes in via dell'Ospizio.

Sì, era il dicembre del 2011. Abbiamo iniziato così, in uno spazio in affitto di dodici metri quadri, sufficienti per contenere tre scaffali, un tavolo e qualche sedia; una libreria minuscola, aperta solo otto ore la settimana, ma che sentivano come qualcosa di profondamente nostro e di cui eravamo contenti, perché finalmente potevamo condividere con altri la nostra passione per i libri usati.

Poi c'è stato il trasferimento in via dei Cancellieri: segno che la libreria se la stava cavando bene...

Quando abbiamo celebrato il primo compleanno della libreria, l'affetto e la partecipazione riscontrati in quell'occasione ci hanno spinti a compiere un passo ulteriore. Avevamo la nostra piccola libreria di libri usati, è vero, ma avvertivamo la necessità di doverci trasferire in uno spazio più grande e accogliente per far vivere la libreria, pur senza snaturarla. Questo ci avrebbe consentito di raccogliere molti più libri, ospitare presentazioni con autori, dare vita a iniziative culturali coinvolgendo attivamente il nostro pubblico. Così, nel giugno del 2013, Les Bouquinistes si è trasferita nella sua sede attuale.

Negli anni la libreria è diventata un luogo dove si “fa cultura”, ospitando presentazioni di libri e incontri con autori esordienti o già affermati. Da dove nasce l'idea di creare una vera e propria “rete culturale” attorno alla libreria?

Questo modo di fare libreria c'è un po' cresciuto addosso, abbiamo cominciato col dare spazio a piccole mostre d'arte di artisti locali con uno, massimo due pezzi; poi, quasi per gioco, abbiamo ospitato alcuni amici della presentazione dei loro libri e da lì è partita l'idea di poter sfruttare la libreria per invitare gli scrittori che più ci piacevano, per avere l'opportunità di conoscerli di persona, di incontrarli, di conversare con loro, di condividere il loro modo di fare letteratura. Abbiamo iniziato a contattare le case editrici, talvolta gli stessi autori, e da lì ci siamo aperti al mercato del libri nuovi, ospitando nella nostra libreria non solo libri usati o prime edizioni, ma anche le ultime pubblicazioni di autori emergenti.

Con quale esito?

È stato come aprire la porta a un tornado: le presentazioni sono aumentate, è cambiato il modo di stare insieme con la gente, tanti lettori hanno cominciato a frequentare la libreria non solo per la compravendita dei libri usati, ma anche per scoprire le ultime novità, conoscere di persona gli autori, partecipare ai momenti conviviali che a mio parere rappresentano una parte non secondaria e non banale all'interno di un evento letterario. Il tutto in un ambiente che tutti potessero sentire come accogliente, informale, familiare. 

Com'è il rapporto con i lettori pistoiesi?

Pistoia ha la fortuna di essere ua città molto viva dal punto di vista culturale, e ciò si riflette anche nel buon numero di lettori, di appassionati o di semplici curiosi di letteratura che frequentano la libreria e che spesso mi ringraziano per aver avuto modo di scoprire autori che per altre vie non sarebbero stati in grado di conoscere né di apprezzare. Ciò rappresenta per me una grandissima soddisfazione e mi dà la forza di continuare e portare avanti ogni giorno questa bellissima sfida. A volte non è necessario essere esperti o dover conoscere per forza un autore o un libro, ma basta nutrire quella passione e quel poco di curiosità per aprire la mente alla scoperta del nuovo. Il fatto di non conoscere uno scrittore, magari già noto a un certo pubblico, è una cosa assolutamente normale, ancor più oggi con il mercato editoriale che sforna autori e titoli a raffica, spesso di dubbia qualità: con la nostra libreria io e Sergio abbiamo cercato di offrire al pubblico dei lettori pistoiesi la possibilità e l'opportunità di conoscere qualcosa di nuovo, partendo dalla ferma convinzione che la cultura è innanzitutto condivisione e piacere della scoperta, e non può né deve diventare una barriera o un confine capace di escludere.

Oggi c'è ancora spazio per le piccole librerie indipendenti?

Sì, se ovviamente si accetta l'idea di essere diversi e alternativi rispetto alla grande distribuzione editoriale, puntando sulla qualità, sull'originalità e su un rapporto molto stretto con il pubblico. Secondo me è importante che la libreria sia veramente un luogo di condivisione e di incontro fra amici, perché ogni realtà cittadina, per quanto piccola, ha bisogno di un ambiente in cui esprimersi, e io cerco di farlo attraverso i miei libri. Mi fa piacere accogliere e conoscere le persone che vengono in libreria, sapere che cosa leggono, che autori preferiscono, quali libri hanno acquistato di recente: un modo per entrare in empatia attraverso i libri, perché da ogni lettura abbiamo qualcosa da imparare. E, soprattutto, considero chi entra in libreria come un lettore, prima ancora che come un cliente.

Ci tieni giustamente a sottolineare che la libreria è diversa da un comune negozio.

In Francia, dove i lettori sono molto più numerosi, le librerie indipendenti hanno visto riconosciuta la loro valenza culturale e godono di sovvenzioni statali per portare avanti le loro attività, che non si limitano alla vendita di libri, ma hanno un profondo impatto sociale e culturale. La libreria non può ridursi a un semplice negozio, ma è un centro di aggregazione che organizza eventi culturali dove la comunità si può ritrovare.

E in Italia a che punto siamo?

Da noi la libreria è ancora considerata un esercizio commerciale e non gode di alcuna tutela, salvo alcune agevolazioni per il pagamento dei canoni d'affitto. Ho vissuto a Firenze la chiusura di tante librerie storiche: si tratta di una ferita che non si rimargina, di una grossa perdita per l'intera città. Perché una libreria rappresenta anche l'identità di una comunità.

Tornando alla tua attività, qual è stato il momento in cui hai provato le maggiori soddisfazioni e ti sei sentita ripagata di tutto l'impegno e i sacrifici compiuti insieme a Sergio per mettere su la libreria?

Le soddisfazioni sono state molte, ma due in particolare le ricordo ancora oggi con piacere. Ho provato una forte emozione la prima volta che i bambini di una classe della scuola elementare sono venuti a visitare la libreria: è stato bellissimo parlare con loro, confrontarci insieme, e far nascere da questo incontro un carteggio in cui i bambini hanno tirato fuori idee originali e condiviso riflessioni per nulla banali. La seconda grande soddisfazione è stata la realizzazione di un sogno a lungo cullato: l'incontro con scrittori come Michele Mari, Ermanno Cavazzoni o Daniele Benati, autori che personalmente ammiro e apprezzo molto, ma che non credevo di poter ospitare un giorno all'interno della mia libreria. Spesso da fuori non ci se ne rende conto, ma a volte occorrono mesi, se non addirittura anni, per organizzare un incontro con un autore. Ma anche questa lunga attesa può essere piacevole.

Che cosa consiglieresti a un giovane appassionato di libri e di letteratura che sogna di aprire una sua libreria? È una strada che, nonostante le molte difficoltà, merita di essere intrapresa?

Sì, perché bisogna sempre inseguire i nostri sogni. Io non faccio la libraia di professione e attualmente mi devo dividere tra la libreria e un altro lavoro. Non è facile ma se siamo sorretti dalla passione e dalla volontà di vincere la nostra sfida, possiamo conciliare più attività e nessuna strada ci è preclusa.

 

Les Bouquinistes 2

 

 

 

 

 

 

 

 

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