Venerdì, 29 Marzo 2019 14:43

L'arte come ricerca e sperimentazione: intervista a Luigi Petracchi

L'artista Luigi Petracchi (foto di Stefano Di Cecio) L'artista Luigi Petracchi (foto di Stefano Di Cecio)

di Stefano Di Cecio

Pistoia – Un percorso di artista autodidatta, una passione per la pittura e il disegno che nasce dall'adolescenza.

ReportCult ha intervistato l'artista Luigi Petracchi, che sabato 30 marzo inaugurerà la sua mostra personale “Conflitti e Armonie”, consistente in un'installazione “site-specific”, presso le Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia. L'esposizione, curata da Laura Monaldi, è a ingresso libero e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 28 aprile.

Pittura, manipolazione di materiali…come nasce questa passione?

Ho cominciato a disegnare all’età di otto anni, senza che nessuno mi avesse insegnato a farlo. Autodidatta al cento per cento. Ho sempre rifiutato di frequentare l’istituto d’arte o l’Accademia, convinto che farlo mi avrebbe fuorviato da ciò che sentivo. Nutrivo infatti un “sentimento” mio fin da ragazzo. Il fatto che disegnassi a otto anni significa che possedevo già un’impronta mia. Temevo che frequentando un qualsiasi istituto stravolgesse in qualche modo il mio sentire. I fatti poi mi hanno dato ragione. Quello che mi ha spinto da sempre è stata un innata curiosità per i materiali, per la sperimentazione. Forse è per questo che la mia produzione è molto varia. Con gli anni, alla curiosità si sono assommati i miei interessi intellettuali. Primo fra questi il mio grande amore per Socrate che mi ha portato ad indagare su un certo tipo di pensiero. All’età di dodici anni, mentre mi trovavo al mare, in una bancarella di libri usati ho acquistato l’Apologia di Socrate scritto da Platone.

Così mentre gli altri coetanei costruivano castelli di sabbia tu... 

Avevo già letto qualcosa ma questo libro mi ha proprio incuriosito ed è stato un inizio. Da quel momento in poi ho abbandonato la “materia”, per dedicarmi più agli aspetti concettuali, la “materia” è diventata solo un supporto a ciò che elaboravo mentalmente. Ancora oggi è così. La materia continua ad essere un supporto all’elaborazione del pensiero. In ordine di tempo ultima è arrivata la carta. Sono già circa vent’anni che la utilizzo. In essa trovo un’infinita possibilità di esprimermi. 

In questo tuo percorso ci sono stati altri artisti che ti hanno in qualche modo influenzato?

Certamente sì, Pollock ad esempio è stato uno dei primi, oltre ovviamente ai classici come Leonardo, Michelangelo, Botticelli che mi hanno sempre affascinato fin da ragazzo. Poi Mirò, Kiefer, Beuys.

Ti riconosci in qualche corrente contemporanea?

No, il mio è stato ed è un percorso autonomo, lontano da qualsiasi accademia, puntando molto sul “concetto”. Se devo riconoscermi in qualcuno penso a Duchamp per esempio.

Nonostante tu sia fuori da qualsiasi schema accademico hai avuto molti riconoscimenti e non solo in Italia.

Ho sempre puntato sulla qualità concettuale, non solo quella estetica che è molto soggettiva. Nel trattare temi importanti per l’umanità, anche se la maggior parte, almeno apparentemente, se ne disinteressa, scopri che non è del tutto insensibile. Toccare certi temi, certe “priorità” come le considero io e che tutti noi abbiamo, suscita maggiore sensibilità.

Fra gli apprezzamenti per il tuo lavoro, quali sono quelli che ti hanno colpito di più?

Non saprei risponderti, non li focalizzo abbastanza, mi scivolano via. Non prenderla come un atteggiamento spocchioso, a me interessa il processo del lavoro che faccio. Se questo ha una qualche utilità per tutti quanti noi che viviamo su questa terra, solo allora ha un senso. Se non raggiunge questo scopo, tutto il resto non conta. Ho molti premi, targhe, riconoscimenti vari accatastati in soffitta, molti li anche buttati via. Ti assicuro però che non è per spocchia, ma non fanno parte di me.

Progetti per il futuro?

Quello che sarà esposto nelle sale affrescate del Comune sabato, iniziato nel 2017 a Serravalle, non è altro che un progetto enorme, conflitti e armonie. I conflitti sono quelli che partono dal nostro stato personale, interiori ed esteriori fino ad arrivare ai conflitti mondiali, passando attraverso ai conflitti sociali ecc. Le armonie sono quelle rappresentate dal vedere le cose come il famoso “bicchiere mezzo pieno”. Nella mia concezione non può non esserci la soluzione. Il guaio è che siamo dei grandissimi coglioni e non la vogliamo vedere. Conflitti ed armonie quindi. A Serravalle avevo messo in mostra una delle tante conflittualità esistenti, la società chiusa. Nelle sale affrescate vedremo la società aperta. Entrambe non sono altro che forme di conflittualità che vive l’umanità. Il lavoro completo potrebbe essere composto da migliaia di opere. Ciò che ho iniziato probabilmente non avrà termine (sorride) terminerò prima io dell’opera. È un racconto, una visione. È il cercare di mostrare, porre attenzione su tutte le singolarità che stiamo vivendo e sono moltissime. Ho voluto affiancare alla mostra una serie di conferenze che hanno lo stesso obiettivo.

Ti senti più artista o filosofo?

Nessuno dei due, solo una persona comune sensibile nei confronti di questi temi e che vorrebbe fare qualcosa per smuovere le coscienze. Mi sento solo questo. Sono consapevole di avere uno strumento in mano e lo sto semplicemente mettendo a disposizione degli altri.

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