Martedì, 07 Maggio 2019 14:54

Paolina Leopardi, la “grande dimenticata”. Una vita raccontata attraverso le sue lettere

Paolina Leopardi (foto archivio Alinari Firenze) Paolina Leopardi (foto archivio Alinari Firenze)

di Marcello Paris

Monsummano Terme - A centocinquanta anni dalla morte di Paolina Leopardi, sorella di Giacomo, la studiosa e cruscante Elisabetta Benucci fa luce su questo interessante personaggio.

Per la prima volta raccoglie e pubblica la sua corrispondenza in un corposo volume, edito da Apice libri, composto di 421 lettere 46 delle quali inedite.

Paolina nasce a Recanati il 10 ottobre del 1800 e muore a Pisa il 13 marzo 1869. Le lettere iniziano nel 1822 fino all’inaspettata morte mentre da Pisa si apprestava a partire per Milano.

Il libro è stato presentato a Monsummano al Museo di Casa Giusti dove due sabati al mese si tengono conferenze, soprattutto di carattere letterario. Un volume prezioso, non solo per gli inediti ma anche per la ricca bibliografia, il repertorio e l’indice dei destinatari, l’indice delle lettere e dei nomi e le ben 1828 note a piè di pagina. Oltre ad una grande passione letteraria, la donna era impegnata nella collaborazione con alcune riviste ed era una grande traduttrice. Cosa non comune nell’Ottocento.

Per avere una prima idea di chi fosse Paolina si riporta l’incipit del saggio della professoressa Benucci che precede le lettere. “Per la prima volta si rimettono insieme le lettere, e per la prima volta si presenta la sua esistenza attraverso la minuziosa e ricca cronologia della sua vita e delle sue attività letterarie. Possiamo così avere un quadro abbastanza esaustivo, senz’altro più completo di quello apparso finora, della personalità, delle occupazioni, degli affanni di questa nobildonna di primo Ottocento, che ha pagato per molto tempo il debito di essere la sorella di uno dei più straordinari ingegni della letteratura e del pensiero del XIX secolo”.

La piacevolissima ed erudita presentazione, davanti ad un folto e attento pubblico, ci ha fatto scoprire, così come il libro, oltre alla vita della protagonista, “un grande affresco degli eventi di casa Leopardi”, le traversie della giovane ma anche della famiglia e i problemi connessi ai fratelli Carlo e Pierfrancesco fino all’allontanamento volontario di Giacomo della cui morte, a Napoli, la famiglia ne verrà a conoscenza e in modo casuale dieci giorni più tardi.

Una vita di segregata in casa, quella di Paolina, che cambierà parzialmente alla morte del padre Monaldo ma definitivamente alla morte della madre Adelaide, la vera despota della famiglia, almeno nei confronti della figlia. Infatti con la morte della madre c’è la svolta nella sua vita: dalla trasformazione delle stanze del suo palazzo all’attenzione per la sua immagine, non troppo avvenente. Ai viaggi, alle serate teatrali, all’approdo a Pisa dove “vive da gran signora”, secondo la testimonianza inedita dei registri dell’Hotel Vittoria. Quei registri raccontano dell’appartamento occupato e perfino dei menu consumati.

Pur avendo un buon rapporto con tutta la famiglia, Paolina intrattiene un rapporto affettuoso con Giacomo. Ed è indirizzata proprio a lui una delle prime lettere, scritta il primo dicembre 1822, che fa parte di questa raccolta.

Dalla lettura del voluminoso carteggio, della sua attività di scrittrice e traduttrice alle numerose trattative matrimoniale mai andate a buon fine, emerge una figura nuova (per chi la conosceva) e diversa di Paolina ma sono “l’immagine e il ricordo di Giacomo Leopardi ad essere sempre presenti nei pensieri e nelle occupazioni di Paolina”.

Insomma un volume ricco di documenti e citazioni che mettono a nudo per la prima volta la travagliata vita di Paolina Leopardi e dal quale che emerge, come è scritto nella Nota all’edizione, le difficoltà della ricerca per la grande dispersione del materiale in biblioteche e archivi pubblici e privati; l’inagibilità e la chiusura di altri e soprattutto dalla mancanza di inventari analitici moderni.

Con questo libro Elisabetta Benucci ha cercato di colmare questo vuoto ed in larga parte ci è riuscita.

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