Mercoledì, 29 Maggio 2019 17:23

“Il buio oltre la siepe”: Pistoia Capitale e l'occasione persa dai pistoiesi

di Nilo Benedetti*

Pistoia - Una riflessione sull'occasione "persa" dai pistoiesi nell'anno di Pistoia Capitale.

La nomina di Parma a Capitale italiana della cultura 2020 e il percorso che sta avviando verso la scadenza, intitolato significativamente "La cultura batte il tempo" mi ha fatto riflettere sulla presunta "occasione persa" di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017.

Nell'articolo sul domenicale del Sole 24 Ore scritto da Alfredo Sessa si legge: "Parma 2020 non è quindi un traguardo, è un fondamentale momento di passaggio, una tappa coerente e intermedia di un lungo percorso che guarda già molto più avanti, all'orizzonte del 2030".

Io penso che anche a Pistoia, nel 2017, sia stato gettato un seme, ma che nessuno abbia saputo farlo crescere e diventare pianta.

Eppure se qualcosa oggi accade è perché vari semi, a partire dal dopoguerra, prima di quello del 2017 sono stati gettati.

Non potrebbe esserci nessuna candidatura a Capitale mondiale del libro se qualcuno non avesse investito soldi, speranze e visioni nella nuova biblioteca.

Non ci sarebbero forse i nuovi musei della Fondazione se qualcuno non avesse investito in Palazzo Fabroni, convento del Tau per Marino Marini, Palazzo Comunale per il Museo Civico, Ospedale del Ceppo per il museo dei ferri chirurgici, se non si fosse creato un humus insomma.

Non ci sarebbe quella diffusione della cultura multi-sociale che oggi, con Dialoghi sull'uomo, Blues, Anno che verrà, I luoghi e le cose, Toscana in bocca (e Leggere la città, grande occasione mancata dell'attuale giunta per ottusità politica) Pistoia può vantare, come giustamente ha sottolineato il sindaco Tomasi in apertura dei Dialoghi sull'Uomo.

Niente nasce da niente.

Ebbene, quel seme del 2017, complici il clima elettorale al limite del linciaggio morale, il vento populista montante ("non si ferma il vento con le mani" diceva uno slogan della destra pistoiese) che si appoggia su "post-verità" (non contano i fatti, contano le emozioni, la percezione dei fatti) e sulla "presentificazione" del progetto sociale (determinando l'assoluta mancanza di una visione della città futura), ebbene, secondo me, non è che quel seme sia stato seminato male, quel seme i cittadini non l'hanno proprio coltivato.

Invece di guardare alle prospettive che quel seme portava con sé e fare dal 2018 in poi ogni anno Pistoia capitale della cultura, abbiamo preferito soffermarci su quella o quell'altra iniziativa venuta bene o male a seconda dei gusti.

2017 occasione perduta, a seconda della vulgata popolare. Si sarebbe potuto fare meglio? Certamente, come uno vale uno, ogni pogramma culturale alternativo avrebbe avuto il suo significato. Con ciò però azzeriamo il valore della scelta e soprattutto il tentativo, dichiarato, di gettare un seme, di lasciarlo in mano ai pistoiesi perché ne facessero tesoro.

Ma tutti hanno guardato, come al solito, il dito invece di guardare la luna.

Un raggio laser indicava metaforicamente la rotta (metafora di uno sguardo che non si ferma ai confini murati della città, che per troppi secoli ci hanno tenuti al riparo delle influenze esterne): invece di guardare lontano, abbiamo abbassato lo sguardo verso la punta dei piedi e il raggio laser abbiamo preferito spengerlo.

Il buio oltre la siepe.

*editore, titolare della casa editrice Settegiorni di Pistoia.

 

 

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