Lunedì, 03 Giugno 2019 16:05

Cissa, pubblicati gli atti del convegno sulla vita religiosa femminile

di Paolo Gestri

Pistoia - Un'interessante raccolta di interventi sul tema, ancora dibattuto, della vita religiosa femminile durante il Medioevo.

In occasione del recente convegno internazionale del Centro studi di storia e d'arte di Pistoia, sono stati pubblicati gli atti del precedente, del 2017, che aveva a tema la "Vita religiosa al femminile nei secoli XIII e XIV".

I vari relatori, docenti universitari d'Italia, indagano e portano in luce preziosi inediti, "aprendo armadi" finora voltati dall'altra parte, magari perchè non disturbassero troppo l'assopita coscienza comune. Le recluse, le convertite, la mistica femminile, i serrati conventi, i padri spirituali e le badesse di quei tempi vestiti di teologia fanno coppia con le prediche, l'obbedienza, la rinuncia e la sottomissione delle religiose, convinte o sopraffatte dalla mentalità di allora.

Per avere un'idea generale sulla sottomissione delle donne, dall'intervento di Isabella Gagliardi su "Il rapporto uomo - donna e la direzione spirituale", basti rileggere la corrispondenza tra il frate Girolamo da Siena (1335 - 1420) ed una delle sue figlie spirituali. "Lucia - la rimprovera il frate -: T'ò batuta e disiplinata per reprensione (perchè) tu ài voluntariamente consentito di trovarte in u luogo dove tu sia stata veduta e laudata da homini e da done mondane, e ancor da persone religiose, e sì facti e sì dannosi piacimenti acceptati e messi in opera"; E lei risponde che da lui "ebe gran refrigerio di piova e sentiva amplexare li piedi del pastore. Carisimo padre - conclude - ordinate come vi piace che façia: lo desiderio è grande d'obedire usque ad mortem".

Per quanto riguarda invece specificatamente Pistoia, ne scrive il professor Piero Gualtieri, in "Poteri civili ed ecclesiastici ed esperienze religiose femminili fra Due e Trecento". "All'inizio del Duecento - ricorda Gualtieri - Pistoia era in piena espansione demografica ed aveva 10mila abitanti, con 4 cenobi femminili: San Mercuriale, San Pier Maggiore, San Desiderio e Santa Maria da Sala. Un quinto era in San Michele di Gora. I primi due erano i preferiti dalle famiglie di maggior lignaggio. Vi si entrava per la salvezza dell'anima e non meno per ricavarne ricchezze e mantenere il prestigio della propria casata. E' noto il rito in San Pier Maggiore, ancora attestato nel XVIII secolo, del matrimonio mistico tra la badessa e il nuovo vescovo, coricati insieme su di un letto davanti al monastero.

Dal canto loro, le "sorores" di San Michele erano, magari per scelta, povere e caritatevoli sulla scia benedettina dell' "ora et labora", ma alla fine del Duecento costituivano la comunità monastica femminile più numerosa. Gualtieri rintraccia poi altri cenobi, tra i quali Santa Maria Maddalena, fondato nel 1334, dove "in castro poenitentiae" si facevano suore le prostitute. Le donne erano comunque protagoniste: perfino la Madonna volse gli occhi a due fanciulle per i suoi miracoli: in Valdibrana e nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nella "Summa confessorum" - scrive poi la professoressa Cristina Andenna - Sant'Agostino proibisce alla donna di esercitare il mestiere di prostituta e all'uomo di di visitarle. Ma la Chiesa chiudeva un occhio. Evidentemente, le concubine erano un ostacolo alla rimozione del più vecchio mestiere del mondo, ma in fondo, il buon papa Innocenzo III non trovò altro rimedio che promettere in una lettera (29 aprile 1198) la remissione dei peccati a chi avesse sposato qualcuna "di queste donne che guidate dal desiderio della carne si concedevano a tutti gli uomini indistintamente". Più efficace fu l'opera dei cosiddetti predicatori itineranti. Convertirle dalle pratiche profane alla pratiche pie, estrarle dal lupanare e redimere la loro anima, era l'assillo dello stesso Pietro l'Eremita.

Da parte sua, Folco di Neuilly riuscì, in Francia, a farne una comunità religiosa, la "Saint-Antoine-des-Champs" e fece sì che la "domus" in cui le aveva accolte diventasse un monastero dell'ordine cistercense. Duecento prostutute "elevate" a "Filles-Dieu" (figlie di Dio) ebbero, poco dopo, garanzie economiche dal re Luigi IX.

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