Lunedì, 10 Giugno 2019 18:10

I Dialoghi “tutto l'anno”? Tre proposte sul futuro del festival

di Andrea Capecchi

Pistoia – Quanto è “forte” il legame tra i Dialoghi sull'Uomo e la città di Pistoia?

Le riflessioni contenute nell'articolo “Dialoghi sull'Uomo, un successo di pubblico ma anche di idee?” pubblicato lo scorso primo giugno su ReportCult hanno provocato le reazioni di alcuni cittadini e hanno stimolato, com'era nelle intenzioni, un dibattito serio e costruttivo sul futuro dei Dialoghi sull'Uomo: una manifestazione che anno dopo anno miete straordinari successi di pubblico, ma che potrebbe, a giudizio di molti, essere vissuta durante tutto il corso dell'anno e radicarsi maggiormente con la città, la comunità e l'identità pistoiese.

Al di là dei diversi giudizi di merito sulla qualità delle conferenze, degli argomenti trattati e degli ospiti inviati, così come delle differenti valutazioni culturali e politiche sulla rassegna, in tanti concordano nell'affermare che l'attuale “format” del festival, se da un lato riesce ad attirare in città, nei tre giorni in cui si svolge, un pubblico ampio e variegato, non limitato ai soli pistoiesi, dall'altro non ha ancora saputo esprimere al meglio le potenzialità di una manifestazione, che potrebbe e dovrebbe essere “vissuta” di più e “sentita come propria” dai pistoiesi nel corso dell'anno, senza limitarsi a un fine settimana di maggio.

L'accento viene puntato soprattutto sull'assenza o sulla debolezza del legame tra il festival di antropologia contemporanea e la città di Pistoia: il rischio è quello di una manifestazione “estranea” al tessuto culturale e sociale della città, che potrebbe essere tranquillamente “replicata” senza bisogno di modifiche in qualsiasi altra cittadina italiana, in un “copia-e-incolla” che non renderebbe merito a Pistoia.

I punti critici evidenziati? Manca un percorso di “avvicinamento” al festival in grado di coinvolgere maggiormente i giovani e le scuole, mancano eventi “diffusi” durante l'anno che possano tenere alta l'attenzione sui temi affrontati nelle varie edizioni, manca, forse, un “gruppo di lavoro” aperto al contributo di tutti che possa fungere da laboratorio di idee, di dibattito e di confronto sugli spunti di riflessione e sui temi affrontati, di volta in vota, nelle conferenze dell'ultima edizione.

Sia ben chiaro: nessuno parla di “snaturare” il festival, che si è dimostrato importante evento culturale, in grado di portare a Pistoia ospiti e relatori di altissimo livello, nonchè ottimo strumento di promozione culturale e turistica della città. Si sostiene, invece, l'opportunità di “aprire” la manifestazione a un coinvolgimento più stretto della cittadinanza, di altri soggetti culturali, dei giovani e delle scuole, non limitandosi ai soli volontari durante le giornate del festival, ma dando vita a iniziative e percorsi in grado di favorire il radicamento dei Dialoghi in città.

Tra le molte sollecitazioni pervenuteci, abbiamo raccolto, e sottoponiamo all'attenzione dei lettori, le riflessioni e le proposte di tre operatori culturali pistoiesi, a stretto contatto con i Dialoghi, che hanno lanciato alcune idee per il futuro del festival.

“Sarebbe bello restituire i Dialoghi alla città tutto l'anno, non solo il terzo fine settimana di maggio – sostiene Luca Bonistalli, titolare della Libreria Fahrenheit e libraio allo stand editoriale durante i Dialoghi – questa sarebbe la vera rivoluzione. Qui si che il confronto, il dibattito, i punti di vista differenti sarebbero la vera svolta della manifestazione: i tre giorni di maggio come il vertice della piramide di un lavoro svolto tutto l'anno. I semi proposti nei vari incontri potrebbero crescere bene, e dovrà essere un progetto tutto pistoiese. Credo che il futuro dei Dialoghi sull'Uomo passerà attraverso questo ragionamento collettivo dei vari soggetti interessati. Con la scuola in prima fila, poco presente nei tre giorni. Ci sono i volontari, e va bene. Ma incontri riservati alla fascia under20 non ci sono mai stati. E i tre incontri preparatori in inverno al Bolognini sono insufficienti”.

“Senza mettere in discussione l'importanza e il successo della manifestazione – afferma Nilo Benedetti, titolare della casa editrice pistoiese Settegiorni – occorre adesso che i Dialoghi mettano radici in città, e che si coltivino i semi piantati. E questo lo si può fare rendendo la manifestazione diffusa nel tempo e nello spazio, con una maggiore partecipazione e collaborazione di scuole, associazioni e operatori culturali locali. In questo modo il festival sembrerà meno un'astronave scesa in piazza del Duomo e più un veliero-scuola, come l'Amerigo Vespucci. Possibile che solo per Pistoia Capitale italiana della Cultura valga il motto: più partecipazione?”.

“Visto che i Dialoghi sono il primo festival di antropologia in Italia – propone Stefano Bartolini, storico e curatore dell'archivio della Fondazione Valore Lavoro – perchè non creare un mini-istituto dedito allo studio di questa disciplina o una borsa di studio per la ricerca antropologica? Magari coinvolgendo anche l'università e investendo così su una ricerca che possa avere delle ripercussioni significative sulla città. Altrimenti il festival resta limitato ai tre giorni di maggio, e una volta tolto il tendone non resta nulla fino all'anno successivo. È un peccato, tra l'altro in un momento in cui la ricerca antropologica in Italia è molto vivace, e Pistoia potrebbe inserirsi e sfruttare questi spazi”.

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