Sabato, 15 Giugno 2019 16:30

“Dal matto al mondo”: il “viaggio poetico” nei tarocchi di Francesca Matteoni

Francesca Matteoni nel corso del book-party (foto di Marta Meli) Francesca Matteoni nel corso del book-party (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia – Un’incredibile esperienza all’insegna dell’immaginazione fatta di specchi, di porte, di vie, di strade, di scelte, di consapevolezze e di condivisione.

Tra le meraviglie di più e più mondi, tempi, spazi. Cosmi, ancora ordini e disordini, lontani eppure vicini. Poi gli incanti, i sogni, celestiali e terreni: infinite possibilità di reali, come opere di realtà.

Se ne è parlato ieri sera, durante la presentazione del libro “Dal matto al mondo. Viaggio poetico nei tarocchi” (effequ, 2019) di Fracesca Matteoni, alla “Perpetual gallery” di Costanza Ballati.

“La lettura dei tarocchi è considerata un'arte nebulosa e misticheggiante, oppure buona per chi crede nelle superstizioni e nella malasorte”. 

Francesca Matteoni, folklorista, scrittrice e poetessa, ci conduce invece attraverso un percorso immersivo in cui l'esperienza personale si mescola alla letteratura, alla storia e alla poesia, per evocare i significati e i misteri di ognuna delle carte.

“Il contatto con gli Arcani avviene qui sul piano del magico, lasciando che gli archetipi e le immagini parlino, raccontandosi o nascondendosi, eludendo interpretazioni definitive e aprendosi, quindi, alla voce del lettore con la sua vicenda umana e le sue intuizioni. Si passa dai mazzi di tarocchi classici a quelli moderni, si attraversano i miti dell'antichità, si incontrano i poeti di ogni epoca, si esplorano le fiabe e il folklore, e si racconta una storia: quella di chi non tenta di indovinare il futuro, ma piuttosto comprendere il presente”.

Nel corso del book-party, Francesca Matteoni ha interagito con il pubblico presente distribuendo una carta ciascuno. Così, in un reciproco scambio di idee e sensazioni, sono state narrate alcune storie dalle quali sono emerse alcune fra le arti più “magiche”: si sono svelati i miti, le parole, le impressioni, le memorie, le gioie e i dolori, le emozioni, i segreti, i turbamenti, le follie, le speranze, le leggende.

Il mondo dei mazzi è sempre in produzione, gli artisti interpretano e reinterpretano i significati, i simboli, le figure. Tutto questo ci fa varcare la soglia di un nuovo mondo misterioso, che non è poi così nuovo. Apparenze non proprio apparenti, a loro modo si rendono evidenti. Qualcosa che riconosciamo: figurazioni, segni, effigi straordinarie che restano, svaniscono, emergendo o calandosi, talvolta, ritornano. Dove e quando tutto ci invita, ci chiama, ci sussurra. Un luogo e un tempo custodito internamente - distaccato, rimosso e poi ripreso, forse accettato - che, con immagini, colori e parole, si manifesta in una qualche forma o in una certa sostanza.

Francesca Matteoni racconta, nell’incipit del suo libro, come è nato l’amore per le carte ripercorrendo gli anni dell’infanzia: “Tutto inizia sempre come un gioco. In questo caso un gioco di carte toscane nella cucina di mia nonna, per infinite partite a rubamazzo. E poi sola, quando la nonna si decideva a liquidarmi per dedicarsi alla sua macchina da cucire, disponevo sul tavolino le regine, i paggi e i re, gli assi, che nelle mie teorie infantili erano scrigni di poteri sconosciuti: rossi e neri su sfondo bianco, le passioni e le paure”.

Nel libro troviamo continui riferimenti, citazioni, legami con la poesia e la letteratura. Francesca parla di come il celebre poeta William Butler Yeats, “maestro di fate”, abbia fruito dell’uso dell’esoterismo e della mitologia per scrivere i suoi componimenti. Versi, canti, chimere che prendono vita: si leggono, si assaporano, si esperiscono, si vedono, si osservano, si imparano, si cantano, si conservano.

“L’idea era quella di creare un libro che ponesse l’attenzione su un rapporto intuitivo, dove ognuno potesse dire la sua, sulla vita, sul fato, sul destino, sulle rappresentazioni - ha spiegato e concluso la poetessa - il mio legame con le carte è nato con la poesia, tutte queste immagini fanno riflettere, anche oltre la divinazione, possono rivelarci qualcosa”.

Ascendere e discendere. Oscillare. Abbandonarsi al travolgere del viaggio, composito e mutevole; fatto di visioni, emozioni, colori, vibrazioni, toni, aromi, esistenze, e poi vederne di nuove, legarle al tempo, al luogo, fino a dischiuderle, sentirle, gustarle, comprenderle e, infine, riconoscerle.

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