Giovedì, 29 Agosto 2019 17:10

La Mostra del Cinema di Venezia apre tra film e polemiche

Il regista Roman Polanski, al centro di una nuova polemica a Venezia Il regista Roman Polanski, al centro di una nuova polemica a Venezia

di Giacomo Martini

Venezia – Giornata di apertura della 76ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

“La Veritè“ (Shinjitsu) di Kore’eda ha aperto la Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, un’opera che viene dall’Asia che anche quest’anno vedrà molti lavori dei suoi autori protagonisti del festival.

Il film è in realtà una coproduzione franco-giapponese ed è il primo film del regista di “Shoplifters“ con cui vinse a Cannes lo scorso anno, girato fuori dal suo paese con un cast internazionale. Un’impresa difficile per un autore che da sempre lavora con un gruppo di attori giapponesi mentre questa volta ha dovuto confrontarsi con star internazionali e di livello come Catherine Deneuve, Juliette Binoche ed Ethan Hawke. Il film racconta la storia di un rapporto difficile tra un’attrice e sua figlia che si ritrovano dopo molto tempo e come spesso accade nel confronto riemergono verità nascoste e problemi irrisolti. Una storia di famiglia, un tema tanto caro al regista giapponese che ne ha fatto un tema ricorrente nelle sue opere. Da una parte una madre egoista interpretata dalla Deneuve in modo magistrale, dall’altra una figlia che cerca in qualche modo di capire e di ricostruire un rapporto fragile e contraddittorio. Il film, accolto da molti applausi, vuole essere l’ennesima riflessione sulla natura umana e su i suoi limiti che difficilmente possono essere rimossi e corretti.

Ma, come è ormai tradizione, la Mostra si è aperta con una dura polemica sulla presenza dell’ultimo film di Roman Polanki dedicato al caso Alfred Dreyfus, dal titolo “J’Accuse“ tratto dal romanzo di Robert Harris “L’Ufficiale e la Spia“ , interpretato da Jean Dujardin. La polemica è stata innescata dal Presidente della Giuria Internazionale, quella che assegna il Leone d’Oro, Lucretia Martel, regista argentina militante contro la violenza sulle donne ed impegnata per il riconoscimento del diritto all’aborto nel suo paese.

La regista in una intervista ha criticato la direzione della Mostra per la scarsa presenza di donne nel concorso, ma soprattutto per la presenza del regista Roman Polanski condannato per violenza su una minorenne avvenuta nel 1977. La Presidente ha minacciato di non partecipare alla proiezione del film ed i produttori di ritirare il film, tra questi Luca Barbareschi che non smette mai di sorprendere. Più tardi la smentita e le correzioni da parte della regista argentina. E’ finito, come spesso accade dalle nostre parti, in una farsa un po’ banale ed inutile, nonostante le motivazioni della critica rimangano piene di fondamento.

L’anno scorso la dura polemica su Netflix, quest’anno il caso Polanski; Alberto Barbera, direttore del festival non smette mai di sorprenderci. Tutto fa spettacolo e audience sembra essere la sua regola di fondo, ma a tutto c’è un limite. Ma la Mostra continua e digerisce tutto. Domani oltre alle normali programmazioni sarà ricordato un grandissimo regista, Andrej Tarkovskij, con la proiezione di un documentario sulla sua vita e le sue opere realizzato dal figlio Andrej Andreevic Tarkovskij residente a Firenze e Presidente dell’Istituto Internazionale Andreij Tarkovski.Il grande regista dopo avere girato in Toscana “Nostalghia“ (1983), premiato a Cannes, visse in esilio in Italia fino al 1986. Oggi sarà la giornata dell’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera a Pedro Almodovar con la proiezione del film “Donne sull’orlo di una crisi di nervi“ (1988).

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