Sabato, 31 Agosto 2019 18:57

Venezia 76° alla ricerca di nuovi linguaggi

 di Giacomo Martini

VENEZIA - Non solo il cinema tradizionale quest’anno a Venezia, ma anche un nuovo modo di raccontare storie e territori.

Ieri è stato presentato il progetto “MaTerre VR360°”, film collettivo realizzato per Matera capitale della cultura europea 2019 all’interno del CNA Cinema Days. Un lavoro che partendo dal passato, nello specifico una poesia di Rocco Scotellato, il poeta contadino, sindaco del Comune di Tricarico, e guarda al futuro dell’Europa e soprattutto della realtà virtuale. Con questo progetto innovativo di cinema sperimentale “Rete Cinema Basilicata” e i suoi partner hanno voluto ricercare, attraverso la lente di ingrandimento del nuovo cinema, quei punti di contatto e di prossimità (culturale, linguistica, antropologica) tra diversi Paesi euro mediterranei usando la poesia come lingua che unisce armonicamente popoli e culture.

Ispirati dalla figura rivoluzionaria del poeta lucano Rocco Scotellaro, potente e attualissima metafora della questione meridionale italiana, è stato prodotto un film collettivo in realtà immersiva a 360°° realizzato all'interno di una residenza artistica di Matera nel mese di aprile. La residenza è stata un vero e proprio cantiere cinematografico euro mediterraneo partecipato, la cui stessa direzione artistica è stata plurale e interdisciplinare spaziando tra le competenze di cinema, poesia, diritto e antropologia.

Essa ha visto il coinvolgimento di 5 coppie di autori di area euro-mediterranea composte da 1 filmmaker con 1 poeta per un totale di 10 partecipanti che hanno lavorato insieme alla scrittura e alla realizzazione di un film collettivo in 5 episodi. Gli autori coinvolti, esplorando la poesia, la luce, il suono e il paesaggio materani hanno lavorato assieme sui temi della terra, della libertà e della identità europea partendo proprio dalla poesia di Scotellaro “La Mia Bella Patria”. Da qui lo spunto per il titolo del progetto che gioca con la dicitura francese “ma terre” (“la mia terra”) e il nome della Capitale europea della Cultura, Matera.

Durante la residenza le cinque coppie di artisti partecipanti hanno avuto la possibilità di incontrarsi e confrontarsi con alcuni prestigiosi ospiti internazionali provenienti dai campi del cinema, della poesia, del diritto e dell'antropologia. Il film è stato realizzato in VR, MaTerre è un film di poesia virtuale a 360°. La sceneggiatura era il testo poetico scritto da un punto di vista delle immagini in loco, rendendo il paesaggio protagonista del racconto come le persone del luogo. Gli attori principali erano gli stessi poeti scelti proprio perché performer.

Dopo la presentazione di Venezia, a novembre ci sarà l’anteprima mondiale del film nella chiesa di Santa Maria de Armenis nei sassi di Matera, dove in cinque spazi diversi saranno istallate le opere del film. Un progetto ed una proposta che senza dimenticare il passato, guarda ad un futuro non più condizionato solo dalla sala cinematografica, ma in grado di raccontare la realtà a tutto campo con un rapporto personale con lo spettatore, come fosse uno scambio di relazioni ed emozioni. Una nuova avventura con prospettive senza limiti.

Ieri è stata anche la giornata di Roman Polanski e Mario Martone, con i film “J’Accuse” sul processo e condanna di Dreyfuss e “Il Sindaco di Rione Sanità” da Edoardo De Filippo.

Il livello il livello rispetto alla prima giornata è notevolmente salito. Interessante e provocatorio il film di Polanski che ricostruisce con freddezza e durezza e demolisce il mito della “Belle Epoque” restituendola alla sua realtà fatta di ipocrisie, opportunismi e viltà. Un’opera nella quale il regista sposa la causa dell’ufficiale ingiustamente condannato quasi immedesimandosi con lui.

Mario Martone cerca invece di costruire un ponte tra il passato ed il presente del testo di Edoardo. Antonio Barracano, boss temuto e rispettato, ha il compito di garantire la pace sociale nel quartiere, ma si viene a trovare in grave difficoltà quando Rafiluccio Santaniello, figlio diseredato del panettiere gli chiede aiuto per uccidere il padre che lo ha diseredato. I fatti si svolgono nei nostri giorni. Martone si libera subito dal rischio di creare un teatro filmato e riesce, senza sfuggire la realtà di un quotidiano di piccole storie di lotte, conflitti, violenze, a superarle a farle scorrere utilizzando in primo luogo le capacità straordinarie interpretative dei suoi attori, Francesco Di Leva (Barraccano) e Massimiliano Gallo (il panettiere) per proporci un cinema liberato dagli stereotipi ed in grado di inventare e non subire la piatta realtà. Un’opera convincente e ricca di sollecitazioni morali, sociali e culturali.

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