Mercoledì, 04 Settembre 2019 10:59

Venezia 76, da Julie Andrews a Pietro Marcello

Julie Andrews riceve il Leone d'Oro alla carriera Julie Andrews riceve il Leone d'Oro alla carriera

di Giacomo Martini

Venezia – Allla Mostra del Cinema è tempo del Leone d’Oro alla carriera a Julie Andrews.

Un'attrice straordinaria e dai mille volti diversi che è riuscita, come ha ricordato il direttore Alberto Barbera, ad uscire dalla gabbia di un personaggio che rischiava di soffocarla, mentre la sua straordinaria sensibilità di attrice e di donna l’ha portata ad altre indimenticabili interpretazioni. Ne ricordiamo solo alcuni, “Tempo di guerra, tempo d’amore“ di Arthur Hiller, “Milly“, “Tutti insieme appassionatamente“, “Così è la vita“ , “Victor Victoria“, “Il seme del tamarindo“, “La pantera rosa”.

Un lungo viaggio nel cinema raccontato da un impacciato Luca Guadagnino. E poi tanti, tantissimi applausi. Anche Marco Bellocchio ha ricevuto un premio, quello promosso dalla Siae; dopo la consegna del premio il regista ha tenuto una masterclass aperta al pubblico alla villa degli autori sul tema del tradimento nella tradizione storica e cinematografica italiana.

Nella rassegna “Venezia Classici“ è stato vissuto un momento importante ed emozionante per la proiezione del docufilm “Se l’aldilà non esiste sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari“ di Simone Isola e Claudio Caligari con tutti i protagonisti dei suoi lavori e cominciare da Valerio Mastrandrea.

Tra tutti i numerosi artisti che hanno sputato sangue, sofferto per tempi immemorabili per riuscire a realizzare le loro opera, Claudio Caligari merita una menzione speciale. E nonostante il successo raggiunto come documentarista non è mai stato accettato dal mondo della produzione e della distribuzione, fatte salve alcune eccezioni. Testimone scomodo e censurato di un mondo che si ribellava alla normalità dominante, che cercava vie alternative anche ricorrendo a strumenti “discutibili“. La sua rivolta esplode con “Amore tossico“ del 1983, dove scopriamo con largo anticipo la realtà mafiosa e crominale delle periferie a cominciare da quella di Ostia (Pasolini docet). Poi arriva “L’odore della notte“ del 1998 con il quale ritorna a Ostia, una periferia di 200mila abitanti di cui nessuno sembra accorgersi, per chiudere con “Non essere cattivo“ del 2015; tre film in venti anni e tanti altri bloccati. Ogni commento è superfluo.

E finalmente un altro film italiano del concorso internazionale, “Martin Eden“ di Pietro Marcello dal famoso romanzo di Jack London. Il film scritto in collaborazione con Maurizio Braucci racconta la storia di Martin, un giovane proletario, ma il contesto non è quello della San Francisco del libro, la Napoli degli inizi del 900 che incontra la cultura ed attraverso di questa scoperta inizia un percorso dove diverse figure, femminili e maschili contribuiscono in modo determinante alla sua crescita culturale e sociale; tra questi la bella Elena e Russ Brissenden, un intellettuale anarchico interpretato da Carlo Cecchi che gli fa conoscere la politica e le lotte sociali. Martin inizia anche a scrivere ed a vivere le forti contraddizioni di classe che segnano una società, come quall napoletana, divisa tra una moltitudine di poveri e sfruttati ed una minoranza di borghesi ricchi del tutto insensibili al dramma sociale che li circonda.

Un mondo che viene raccontato con un ricco materiale di repertorio “per calare la storia nel contesto della grande Storia“ come ricorda lo stesso regista; un modo chiaro per spiegare come il “piccolo“ sia parte integrante del più “grande“. Luca Marinelli è Martin Eden, in una interpretazione di rilevante livello per sensibilità e misura e non era facile.

 

 

 

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