Martedì, 08 Ottobre 2019 15:07

Matteo Marchesini a Les Bouquinistes con “Casa di carte”

Matteo Marchesini (a destra) con Giuseppe Grattacaso (a sinistra) dorante l'incontro a Les Bouquinistes (foto di Marta Meli) Matteo Marchesini (a destra) con Giuseppe Grattacaso (a sinistra) dorante l'incontro a Les Bouquinistes (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia – “Per me era soltanto una parola. Non vedevo l'uomo nel nome, più di quanto lo vediate voi. Lo vedete? Vedete la storia? Vedete qualcosa?” 

Questo passaggio, tratto da “Heart of darkness”, è un primo cenno che, lieve, anticipa il senso, l’autenticità e la rarità di un mestiere: quello del romanziere.

È stato presentato ieri pomeriggio il libro “Casa di carte. La letteratura italiana dal boom ai social” (Il Saggiatore, 2019) di Matteo Marchesini, alla libreria Les Bouquinistes.

Ad intervistare l’autore è stato lo scrittore Giuseppe Grattacaso che ha organizzato l’incontro in collaborazione con “Isole nel Sapere” per il ciclo “Il Dolce Rumore della Vita”. Tra il pubblico, infatti, erano presenti gli studenti della IV E del Liceo Linguistico di Pistoia.Matteo Marchesini, poeta, critico e narratore, in questo suo libro ci conferma che la critica letteraria è ancora viva e si destreggia con vitalità anche in questo nostro tempo che pare dominato dai social. Con il suo lavoro Marchesini ci fa capire che la letteratura è "un luogo da plasmare e abitare", ovvero una casa di carte.

Il libro di Marchesini è una raccolta di saggi generati da un’attenta riflessione sulla qualità della creazione artistico-letteraria: da Levi e Morante, a Gadda e Pasolini; da Calvino e Montale, a Moresco, Baricco e Benni; fino a Lagioia, Scarpa, Siti e molti altri ancora. La penna di Marchesini è pungente e carica di passione, pregnante di metafore e di parole, traboccante di osservazione e di spirito analitici. In un indissolubile legame tra passato e presente, i saggi e le acute considerazioni si rivolgono perlopiù ai lettori e agli appassionati di letteratura.

“Riuscire a parlare di letteratura non è mai semplice, così come non lo è presentare un libro di critica letteraria – ha spiegato Giuseppe Grattacaso – il lavoro di Marchesini è denso, ricco di contenuti, con un’idea precisa di letteratura eternamente lontana dal ricatto della novità ad ogni costo”.

Un’incessante, estenuante e ossessiva ricerca di quella che Marchesini definisce come “retorica dell’originalità”: la convinzione e l’idea che la “novità” e l’inedito significhino autenticità o abbiano valore aggiunto.

Fu Saba, in un saggio mai pubblicato del 1911, a coniare il concetto di “poesia onesta”: i versi, la poesia devono rifiutarsi di essere originali per forza. Perché voler sfuggire all’ovvietà?

Ed è così che emerge il termine di “vuoto anagrafico” ampiamente spiegato da Marchesini nell’idea continuamente riproposta di valore letterario e di letteratura. Un concetto attribuito a Luigi Baldacci che si perpetua in Marchesini: l’idea che l’opera dovrebbe esser letta senza le incrostazioni, le mitizzazioni e le mistificazioni ascritte negli anni, costruite nel tempo e nello spazio. È necessario, allora, spogliare l’opera dai filtri, dalle declamazioni, dalle convenzioni, dalla massa ingombrante, da “quell’etica divenuta estetica”.

“Si tratta del tentativo di togliere, di fare vuoto, di annientare le incrostazioni sul modo di guardare l’opera – ha detto Matteo Marchesini – si può certamente arrivare all’originalità, ma la parola deve restare autentica, non vestita o forzata”. 

Una concezione, quella dell’originalità, che affonda le sue radici nel pieno del simbolismo, dell’arte del romanzo, delle cerchie letterarie ed intellettuali. E poi, nella realtà cosmopolita e massmediatica degli anni ‘30 del ‘900. Quando la società del tempo sentiva l’avvenire della democratizzazione, nella vita culturale dei salotti si è avvertito come uno ‘schiacciare’ dal peso di una sorta di banalizzazione e comunanza. Si è iniziato, così, a ricercare altro nell’idiosincratica contraddizione del ‘singolare/inedito/originale ma convenzionale/gradito/riconosciuto’.

“Il mestiere del critico è diverso da quello del recensore – ha aggiunto Marchesini – il critico è un attore ‘militante’ che si pone difronte alla letteratura passata e presente, proprio come il poeta o l’artista si mettono difronte all’oggetto che è fonte ispiratrice, produzione e creazione, osservando l’opera per quella che è”.

Solo in questo modo si potranno scoprire e riscoprire importanti figure appartenenti alla letteratura. In special modo, quelle figure che non hanno avuto popolarità o che sono state offuscate, celate, dimenticate. Scrittori, questi, che non si sono elevati rispetto all’altro, che non hanno avuto timore di dire il ‘vero’, che non sono stati frenati dal proprio caos interiore o dagli attimi di inconsapevolezza, che hanno ben rappresentato storie di disillusione. Perché molto spesso è proprio dal tumulto che creiamo e diveniamo. E questo accade sempre – parafrasando Renè Girard – in un intenso e potente “scontro con il mondo”.

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