Giovedì, 17 Ottobre 2019 15:12

Due retrospettive alla Festa del Cinema di Roma

Il regista giapponese Kore-eda Hirokazu Il regista giapponese Kore-eda Hirokazu

di Giacomo Martini

Roma - Le retrospettive della quattordicesima edizione della Festa del Cinema, a cura di Mario Sesti, saranno dedicate a due grandi esponenti del cinema mondiale.

In collaborazione con Ambasciata del Giappone e Istituto Giapponese di Cultura in Roma, sarà approfondita l’opera di Kore-eda Hirokazu, protagonista di un Incontro Ravvicinato, regista di culto, autore di un cinema in grado di affrontare in profondità e con originalità temi quali la vita e la morte, le relazioni famigliari, gli affetti e la memoria.

La seconda retrospettiva sarà dedicata al tedesco Max Ophüls, considerato uno dei più sofisticati e brillanti autori della storia della settima arte, imprescindibile punto di riferimento per molti cineasti, fra cui Stanley Kubrick.

Se “Maborosi” è il big bang del cinema di Kore-eda, i film successivi sono i pianeti e le stelle che ha generato. Il suo stile si è perfezionato lavorando con cura dei temi ricorrenti (la memoria, l’isolamento, il lutto), la sua messa in scena mostra, soprattutto all’inizio, segni evidenti del suo apprendistato documentario. Grazie al suo enorme talento ha realizzato film da manga e da libri, film di genere fantastico e di samurai, ha un’attitudine particolare per trasformare i bambini in personaggi.

Usa le inquadrature di raccordo e le scene di famiglia come Ozu, la sua messa in scena non è sferzata da angolazioni inaudite, camerawork avvolgenti, turning point, estremismi sentimentali e sociali, dall’ossessione del melodramma così frequente nella culture asiatiche: al contrario, Kore-eda dissemina le risonanze del dramma nel ricordo di antiche canzoni, alimenta la sua messa in scena di dettagli minuti, riempie le sue inquadrature di scorci domestici, dialoghi quotidiani ed esterni semidocumentari che consegnano, soprattutto allo sguardo occidentale, una forma sconosciuta di de-drammatizzazione.

Come se Kore-eda avesse scoperto il segreto di come raccontare il dolore e la sua terapia nello stesso tempo. La Festa del Cinema celebra il grande cineasta giapponese con una retrospettiva di nove fra le sue opere più significative.

La Festa del Cinema di Roma realizza poi un viaggio all’interno della straordinaria opera di Max Ophüls proponendo al pubblico una retrospettiva di quattordici film firmati dal maestro tedesco. Il cinema di Ophüls è sempre stato oggetto di ammirazione da parte di grandissimi registi: alcuni di loro sono stati tra i più carismatici della storia della settima arte, come ad esempio François Truffaut e Stanley Kubrick.

Se il primo rimaneva ipnotizzato dal perfezionismo dello stile di Ophüls, il secondo amava la tecnica dei suoi lunghi carrelli. “La felicità non è mai gaia”, si dice in uno dei suoi film più belli, “Il piacere”, tratto da Maupassant. È forse l’unica sentenza che possa avvicinarsi ad un significativo epitaffio da apporre sul monumento che la sua intera filmografia ha disseminato in quasi trent’anni di cinema.

I film di Ophüls, infatti, sono deliziosamente divertenti e rovinosamente tragici: il suo primo capolavoro, “Amanti folli”, è la storia di un amore illecito e travolgente sullo sfondo della Vienna di fine secolo; il suo ultimo, “Lola Montès”, racconta di una donna le cui infelici avventure sentimentali sono state trasformate in un grandioso e terribile spettacolo circense.

Il 19 ottobre alle ore 19.30 presso il teatro studio Gianni Borgna-SIAE, l’incontro con il regista giapponese. Il 20 ottobre una Masterclass alla casa del Cinrema dedicata a Max Ophuls, ore 18.00, con la partecipazione di Serge Toubiana, Giorgio Gosetti e Mario Sesti curatore delle retrospettive, ingresso libero.

 

 

 

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