Domenica, 20 Ottobre 2019 11:30

Dino Baldi e la “Germania” di Tacito a Les Bouquinistes

Giuseppe Dino Baldi e Jacopo Narros nel corso dell'incontro a Les Bouquinistes (foto di Marta Meli) Giuseppe Dino Baldi e Jacopo Narros nel corso dell'incontro a Les Bouquinistes (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia – I Germani, i Romani, la classicità, il mondo antico, la Storia e le storie.

Il forte senso religioso e la libertà, la conquista, il massacro, la civiltà e la barbarie, le leggi, le radici e l’oscuro, l’ignoto, la tradizione e la cultura occidentali, l’’essere umano e la natura, la vastità e la complessità, il fascino delle arti e l’orrore dell’inclemenza.

È stata presentata, ieri pomeriggio, la versione di Giuseppe Dino Baldi della “Germania” (Quodibet, 2019) di Tacito a Les Bouquinistes. A intervistare l’autore era presente lo scrittore Jacopo Narros.

Traduttore e curatore, Giuseppe Dino Baldi compensa e arricchisce il volume con moltissime note e con “un indispensabile e accurato commento che segue passo passo il testo; nonché delle altre descrizioni dei popoli nordici che ci vengono dall’antichità greco‐latina precedente: Ippocrate, Polibio, Cesare, Diodoro Siculo, Vitruvio, Strabone, Plinio il Vecchio e altri”.

“Un commento dettagliato e preciso al classico quello di Baldi – ha detto Jacopo Narros – quasi fosse una lunga ed esaustiva introduzione allo studio dell’antichità, capace di donare una nuova prospettiva, uno sguardo rinnovato in chi legge e osserva quel mondo”.

Tacito, uomo politico, oratore, senatore, questore, pretore, console e storico romano, visse la maggior parte della sua vita a Roma negli ambienti della società imperiale. Finì poi con l’abbandonare l’oratoria per dedicarsi all’attività storico-letteraria. Tra le opere considerate ‘minori’ sono presenti una biografia e una monografia storica: “Agricola” e “Germania”. Quest’ultima risale al 98 d.C. ed è basata sullo studio, sull’osservazione etnografica e sulla descrizione dei luoghi, delle terre e dei popoli tra il Reno e il Danubio. La prima edizione della “Germania” di Tacito, però, sarà quella del clero riformato del 1470.

Il libro è suddiviso in due sezioni: la prima descrive i costumi e la vita quotidiana dei Germani, la seconda è un elenco dei popoli (nei quali nulla è comprovato con certezza). Tacito descrive i Germani con precisione, attribuendo loro qualità distintive: “un popolo ingenuo e senza malizia”, come fosse appena nato, ‘puro’, privo di ogni ‘macchia’, ‘non-mescolato-ad-altri’, al contrario dei corrotti ed impuri Romani.

Ed è qui che subentra il concetto di ‘razza pura’. Ben prima, dunque, dell’epoca nazista. La volontà di Tacito non era tanto quella di esaltare i Germani, bensì quella di anteporre i Germani ai Romani, di rendere evidenti la barbarie e la degradazione romana. Considerazione, peraltro, discutibile da questo punto di vista. Un testo talvolta contraddittorio e pericoloso, in tal senso, un’opera che pur essendo considerata come ‘minore’ nell’ambito letterario classico non lo è stata affatto per la società del XX secolo.

Come ha affermato Dino Baldi: “la Germania di Tacito è stata la bibbia dei nazisti”. Il concetto di ‘sangue puro’ è molto chiaro e ineccepibile se leggiamo il quarto capitolo della medesima opera.

Qual è la Germania dei luoghi e dei popoli descritti da Tacito?

“Quello di Tacito è un trattato etnografico che non ha nulla a che vedere con l’oggettività dell’etnografia moderna – ha spiegato Baldi – Tacito non era mai stato in Germania e della sua vita sappiamo ben poco, lui si è affidato a fonti di prima mano, a figure di un certo rilievo e spessore”.

“L’antichità ha un grande pregio ed è quello di essere lontana da noi, ma questa lontananza va difesa con quante più pagine di commento – ha concluso Dino Baldi – noi tutti siamo germani, romani, pagani, barbari, europei, proveniamo da quel mondo ed è così che dovremmo, leggendolo, osservarlo e pensarlo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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