Venerdì, 25 Ottobre 2019 15:32

Sorprese e delusioni alla Festa del Cinema di Roma

Un'immagine tratta dal film "La belle epoque" Un'immagine tratta dal film "La belle epoque"

di Giacomo Martini

Roma - Mancano due giorni alla fine della XIV edizione della Festa del Cinema di Roma.

Possiamo già cominciare a trarre qualche conclusione ed ad indicare alcune delle opere che ci hanno maggiormente interessato. Un prima considerazione riguarda il numero di film, incontri, seminari convegni, mostre, master class che ci pare onestamente eccessivo, in quanto per il pubblico ed anche per gli addetti ai lavori non è sempre facile riuscire a seguire tutto il magma delle proposte. Esiste quindi un primo problema legato alla quantità dell’offerta. Sulla qualità il discorso è più difficile perché molto legato alla soggettività dei soggetti che frequentano il festival, ma onestamente a tutt’oggi film eccezionali, da ricordare non ne ho visto e parlando anche con molti altri colleghi la sensazione è generale.

Di seguito cercherò di elencare le opere che più mi hanno interessato per ragioni diverse. Comincio con il film “Pavarotti“ di Ron Howard, un affettuoso e commovente ritratto di un personaggio che tutti abbiamo amato. A seguire “The Farewell” di Lulu Wang, una tenera storia di sentimenti che vedono protagonisti una giovane cinese e la sua amatissima nonna. Un racconto pieno di tenerezza che ha conquistato il pubblico al Sundance 2019, segnalato come uno dei migliori film dell’anno.

Grande delusione per l’attesissimo “Irishman“ di Martin Scorsese con Robert Niro, Al Pacino , Joe Pesci e Harvey Keitel, un'epica saga sulla criminalità organizzata nell’America del dopoguerra, il film racconta la storia della scomparsa del sindacalista Jimmy Hoffa; storie che abbiamo già visto troppe volte e che confesso, finiscono per stancare e ripetersi. Nonostante il livello eccezionale di tutto il cast.

Mi aspettavo di più dal film “Judy“ di Robert Gold dedicato a un mito della musica e del cinema americano, Judy Garland di cui viene raccontato il suo ultimo anno di vita a Londra tra trionfi e clamorosi fischi, dovuti alla sua fragilità psicologica ed agli eccessi alcolici. Straordinaria l’interpretazione di Renèe Zellweger, indimenticabili le musiche e le canzoni, ma tutto troppo strappalacrime.

Un altro film da dimenticare “Hustlers“ di Lorene Scarafia con Jennifer Lopez e Costance Wu; un gruppo di spogliarelliste costituisce una vera e propria società a delinquere per derubare uomini da affari che vengono drogati. A parte l’avvenenza di tutte le ragazze, un film modesto che non capisco come abbia potuto essere inserito nel concorso internazionale.

Il film più interessante e coinvolgente si intitola “La Belle Epoque” di Nicolas Bedos, molto applaudito dal pubblico. Victor, interpretato da uno splendido Daniel Auteil, è un uomo cxhe ha molta nostalgia del passato, incontra un intraprendente imprenditore che gli propone di rivivere il suo passato, ricostruendolo come un set cinematografico, che lo riporta a Lione nel 1974 dove incontra il suo grande amore, una bellissima Fanny Ardant. Un film raffinato, colto, pieno di intelligenti sorprese ceh affronta il tema della nostalgia con ironia e originalità. Un’opera di classe che riconferma il livello alto della commedia e del cinema francese, mai volgare, mai retorico e noioso.

Da ricordare un bellissimo documentario su Turi Ferro il grandissimo attore siciliano, fondatore del Teatro stabile di Catania, un’icona del nostro teatro nel suo percorso artistico, da Strehler a Pirandello. Per chiudere la visione della copia restaurata del “Ludvig“ di Luchino Visconti, un capolavoro che rimane un’opera fondamentale nella storia del cinema italiano, presentato dal regista francese Olivier Assayas.

 

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