Sabato, 26 Ottobre 2019 19:33

Marco Malvaldi apre la terza edizione de “L’anno che verrà”

Lo scrittore Marco Malvaldi nel corso della lezione di apertura del festival (fotografie di Giovanni Fedi) Lo scrittore Marco Malvaldi nel corso della lezione di apertura del festival (fotografie di Giovanni Fedi)

di Francesco Belliti

Pistoia – Lo scrittore Marco Malvaldi ha parlato del curioso rapporto tra scienza e letteratura.

Si apre in modo estremamente positivo la terza edizione del festival letterario ‘L’anno che verrà’, con un eccezionale bagno di folla nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale. Un entusiasmo e un’affluenza che hanno colto di sorpresa, tanto che, a coloro che sono rimasti in piedi, è stato consentito, in via del tutto straordinaria ed informale, di sedere sul pavimento. Una bella atmosfera dunque, di cui sono rimasti visibilmente soddisfatti sia il sindaco Alessandro Tomasi che il direttore artistico del festival Martino Baldi.

“Questo festival è stato creato in occasione di Pistoia Capitale della Cultura – ha detto Baldi – Doveva rimanere un’esperienza unica, circoscritta a quell’anno, ma poi la fortuna che hanno avuto gli editori e scrittori che avevamo ospitato ci ha spinti a continuare quest’avventura. L’idea è sempre stata quella di presentare ai lettori quello che per noi sarà il meglio dell’anno successivo, offrire una cornice adeguata ad editori e scrittori per raccontarsi, incontrarsi e ragionare sul futuro. È chiaro che non parliamo di autori di già acclarata fama, di titoli consigliati nelle rubriche televisive. Ma il nostro invito ai lettori è proprio quello di arrivare prima, di scoprire ciò che un giorno, almeno secondo noi, avrà successo”.

Parole, quelle di Baldi, sostenute dai fatti, dato che molti autori passati dal festival hanno poi raggiunto traguardi importanti: tra loro infatti, oggi, vi sono finalisti o addirittura vincitori del premio Campiello e dello Strega.

Molto felice del gran numero di pubblico era, ovviamente, anche Marco Malvaldi, il primo grande ospite di questa edizione. “Buonasera a tutti, vi ringrazio. È bellissimo vedere gente seduta per terra”. Malvaldi, come da programma, ha tenuto una lectio magistralis intitolata ‘I ferri del pensiero’: una esposizione in cui lo scrittore, con ironia ed acume, ha mischiato le sue due anime, ossia quella di uomo di lettere e quella di scienziato (ha conseguito una laurea e un dottorato in Chimica). L’attenzione si è subito concentrata sui ‘ferri’, su quegli strumenti del pensiero senza i quali non riusciremo a risolvere i nostri quesiti. “Immaginate di dover fare una moltiplicazione un minimo complessa ma che siate costretti a usare i numeri romani: nessuno ci riuscirebbe. Perché i numeri arabi sono lo strumento che ci consente di compiere operazioni ancora più difficili”.

La scienza si fonde presto con la narrazione e Malvaldi inizia ad intrattenere il pubblico con una serie di storie. Domandando a quando risale il primo esperimento scientifico della storia, lo scrittore risponde: “All’incirca al 580 a.C., quando il profeta Daniele propose al factotum del re Nabucodonosor di sperimentare due diete (una di carne e vino, l’altra di verdure e acqua) per vedere quale fosse più salutare. Daniele si pose la domanda ‘Cosa accadrebbe se…?’: una domanda a cui tutti gli uomini, nell’esercizio mentale, cercano di rispondere”.

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Si passa poi a un altro eroe del pensiero secondo Malvaldi, ossia al matematico Henri Poincaré e alle sue importanti quanto bizzarre scoperte. Un personaggio che lo scrittore racconta in modo davvero coinvolgente, dalla disputa sul peso del pane al grave errore che mise a repentaglio la vittoria del primo premio di un concorso scientifico indetto dal re di Svezia. Ma proprio da quell’errore, l’illuminazione: una teoria scientifica tratta da un romanzo di Edgar Allan Poe, che oggi conosciamo come la “teoria del caos”. La letteratura, in questo caso, viene in soccorso della scienza.

“Gli strumenti che ci costruiamo nel nostro cervello con una delle due discipline, letteratura e scienza, possono essere usati anche per l’altra”, questa la conclusione di Malvaldi, prima di chiudere la serata con due ultime storie: da una parte un aneddoto scientifico sul matematico Abraham Wald e la sua brillante intuizione su come proteggere gli aerei da caccia statunitensi, dall’altra ‘La gioia di scrivere’, bellissima poesia del premio Nobel per la letteratura 1996 Wislawa Szymbrorska che funge da ultimo abbraccio a tutto il pubblico accorso a Palazzo Comunale.

Una serata di apertura, dunque, coinvolgente e piacevole anche per i più profani delle materie scientifiche, una lezione illuminante sulla potenza e l’importanza della lettura, strumento primario del pensiero.

 

 

 

 

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