Martedì, 05 Novembre 2019 17:48

Sarà restaurata la “Testa” di Marino danneggiata da un atto vandalico

La direttrice Maria Teresa Tosi con l'opera danneggiata (foto di Andrea Capecchi) La direttrice Maria Teresa Tosi con l'opera danneggiata (foto di Andrea Capecchi)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Il Museo Marini si attiva per il restauro della sua opera “Testa femminile” gravemente danneggiata nei giorni scorsi da un atto vandalico.

La direttrice del museo, Maria Teresa Tosi, ha incaricato un'equipe di professionisti fiorentini, specializzati nel restauro di opere pittoriche e scultoree.

L'intervento, del valore di circa mille euro, che sarà eseguito dai restauratori dello Studio 4, si concentrerà in particolare sulle parti sporgenti del volto femminile, in corrispondenza del naso, quelle che risultano maggiormente graffiate e rovinate.

L'opera ha subito danni considerevoli ma per fortuna circoscritti. E questo grazie all'intervento tempestivo degli addetti alla sorveglianza che, insospettiti da rumori inconsueti provenienti dalla gipsoteca del Museo, hanno tentato nell’immediato di bloccare l'autrice dell'inspiegabile gesto.

Lo scorso sabato 26 ottobre, durante una normale visita individuale agli spazi espositivi del Museo Marini, una donna, cittadina pistoiese, si è resa autrice di un grave atto vandalico, ancora privo di una reale motivazione, con il danneggiamento di un'opera qui esposta. Pochi minuti dopo il suo arrivo nel corridoio della gipsoteca, una suggestiva galleria illuminata che espone una ricca collezione di gessi, volti di personaggi e figure care a Marino, il suono indefinito di un gesto inconsueto, che induce a immaginare qualcuno che sta battendo e scalfendo, mette in allarme gli addetti alla sorveglianza che prontamente intervengono e chiedono l’aiuto delle forze dell'ordine. La donna viene trovata china sull'opera “Testa femminile”, databile al 1920, mentre, in preda a un'evidente perdita di lucidità e controllo delle proprie azioni, colpisce ripetutamente la testa graffiandola con un supporto di plastica.

Con tutta probabilità la donna, nello spazio di pochi secondi, è salita sul ripiano espositivo dove sono collocati i gessi e ha staccato la scultura dalla parete, trascinandola poi in terra, dove ha iniziato a colpirla con i supporti di plastica che tenevano l'opera fissa alla parete. Gli addetti alla sorveglianza riescono a fermarla e ad allontanarla in un’altra sala, nonostante la sua iniziale resistenza, prima dell'intervento dei Carabinieri. Adesso dell’atto e delle implicazioni giudiziarie, contro il quale è stata esposta denuncia da parte degli addetti, si stanno occupando le forze dell’ordine.

Testa danneggiata 2

Ignote le motivazioni del gesto, che la stessa donna, portata via in evidente stato confusionale, non è stata in grado di spiegare. Un atto dalle conseguenze ben più gravi e imprevedibili se la donna fosse rimasta indistrurbata a “continuare il proprio lavoro” nella gipsoteca del museo, dove è presente una collezione di gessi di grande valore artistico ma anche di notevole importanza nella storia di Marino Marini, perchè risalenti al periodo fiorentino del maestro e realizzati in pezzi unici, senza una successiva fusione in bronzo.

C'è stata qualche “falla” nel sistema di sicurezza? “Non è certamente possibile sorvegliare di persona ogni singolo visitatore del museo – ha sottolineato la direttrice Maria Teresa Tosi – ma in ciascuna sala e corridoio è installato un sistema di telecamere a circuito chiuso che registrano in tempo reale azioni o movimenti sospetti. D'altra parte l'intervento dei custodi, presenti in una sala vicina, è stato assolutamente tempestivo e ha scongiurato, forse, la completa distruzione dell'opera”.

Va sottolineato che anche strumenti più sofisticati di prevenzione e controllo come i metal detector presenti all'ingresso di alcuni musei e luoghi “sensibili” in questo caso non sarebbero serviti a niente, visto che l'atto vandalico è stato compiuto con un oggetto che la donna ha “strappato” dalla stessa sala del museo.

Dopo aver effettuato un sopralluogo all'opera, i restauratori dello Studio 4 di Firenze hanno prodotto un'analisi accurata dei danni ed elaborato un piano di intervento per riportare il prestigioso gesso a nuova vita.

L’opera ha subito danni di diversa tipologia, ma tutti circoscritti alla superficie scolpita: nessun danno strutturale ha inficiato la stabilità dell’insieme. Le scalfitture superficiali mostrano il gesso bianco a vista e sono collocate sulla fronte, sul collo, sul sopracciglio sinistro, sotto la palpebra destra (dal punto di vista dell’osservatore), lungo il setto nasale. Le scalfitture saranno ripristinate con velature di colore che, abbassando di tono il gesso bianco a vista, permetteranno il corretto recupero dell’immagine.

Perdite di microporzioni di gesso sono presenti lungo lo spessore della scultura e sul naso: i frammenti di gesso originali non risultano più recuperabili, in quanto la loro frammentazione è estrema, per cui si procederà con microstuccature delle mancanze, allo scopo di recuperare il modellato perduto. Le stuccature di restauro saranno quindi integrate con colori a velatura, così da accordare le lacune alla lettura di insieme. Le fasi che impegneranno i restauratori nel recupero dell’opera sono il consolidamento dei sollevamenti di gesso lungo lo spessore, la stuccatura delle perdite di gesso, l’integrazione delle abrasioni.

 

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