Sabato, 23 Novembre 2019 14:26

“Dire il colore esatto”: il nuovo libro poetico di Matteo Pelliti

Matteo Pelliti (a destra) e Giuseppe Grattacaso (a sinistra) durante l'incontro a Les Bouquinistes (foto di Marta Meli) Matteo Pelliti (a destra) e Giuseppe Grattacaso (a sinistra) durante l'incontro a Les Bouquinistes (foto di Marta Meli)

di Marta Meli

Pistoia – Cosa accade quando la poesia e il poetare connettono oggetti, luoghi, esseri e significati?

Divengono realtà ricreata dal linguaggio, dalle parole forgianti. Dove tutto è iscritto e mai scialbo, banale o scontato è l’involucro.

“Dire il colore esatto” (Luca Sossella Editore, 2019) è l’ultima raccolta di poesie di Matteo Pelliti ed è stata presentata ieri pomeriggio, in anteprima nazionale, alla libreria Les Bouquinistes di Pistoia.

L'evento è stato promosso da “Isole del Sapere” per il ciclo “Il dolce rumore della vita”. A dialogare con l’autore era presente lo scrittore e poeta Giuseppe Grattacaso.

“Il volume raccoglie alcuni testi poetici scritti da Pelliti tra il 2007 e il 2019, come tentativo di restituire esattezza alle parole, smascherando l'assurdità del reale attraverso le forme della poesia”. La copertina e le illustrazioni interne sono a cura di Guido Scarabottolo.

Come si legge nella prefazione di Fabio Pusterla “il libro di Matteo Pelliti è pieno di cose, come certe scatole magiche che non finiscono di sorprendere, di divertire e di interrogare”.

Attente e precise osservazioni, competenze sociali ed emotive si completano nei versi e si manifestano nelle parole che vibrano in più direzioni. Ora confluendo, ora trasferendosi, al di là di ogni apparenza. Due punti di vista s’incontrano guidati al contempo da due elementi che collimano in armonia totale: la specificità linguistica e il grado emozionale. La realtà chiede di essere svelata e raccontata, dal linguaggio ricreata. Così è trattato ogni argomento e frammento di vita, poi fatto poesia.

“Nella raccolta di Pelliti si parte sempre da un elemento visivo, a seguire irrompe il pensiero – ha spiegato Grattacaso – il modo che lui ha di condensare non è metaforico, appartiene più alla metonimia, come se per ogni ‘scarto’ o scatto del pensiero si avesse una possibilità altra nella sua accezione più ampia”.

Si può dire il colore esatto? Esiste un nome per ogni cosa o per ogni cosa un nome? La parola chiama il colore, lo padroneggia nominandolo? Fin dove può arrivare? E dove sta la grammatica di ogni cosa?

“È come un orizzonte, ci sono tutti gli usi del linguaggio e con esso ci riferiamo con intenzioni diverse - ha detto Matteo Pelliti – dalle più comuni ed elementari alle più complesse e particolari”.

“Dire il colore esatto è impossibile – ha aggiunto il poeta – io affido alla parola poetica le cose, gli eventi, le persone, le emozioni che non voglio dimenticare e per tutto questo io vado a ricercare, ogni volta, un profilo linguistico”.

Un’altra caratteristica che spesso ritroviamo in questo libro di poesie è l’ironia, mai riferita a cose o a persone. È un elemento che Pelliti definisce come “rovesciamento”, perché forse sono proprio la realtà e la vita a contenerlo. L’ironia, allora, è parte ed essenza della realtà medesima?

Sia essa stessa più o meno fitta ed intensa, nella trama dei significati, può comunque suggerirci qualcosa. Così, dalla poesia e dal suo linguaggio, prende corpo un messaggio e si palesa, in nuova forma, quel ‘visivo’: “solo il gatto nero / sa quanta sfortuna / rechi a lui l’uomo / che gli traversa / la strada”.

“È nel magma inarticolato del vissuto che il linguaggio ci consente di plasmare e riformare – ha concluso Matteo Pelliti - quel vissuto, ora impresso, si fa ancor più concreto e questa è una grande via di salvezza”.

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