Mercoledì, 04 Dicembre 2019 13:48

Roberto Donati e l'epica di “C'era una volta il West”

Un'immagine di Sergio Leone sul set e alcune copie del libro di Donati (foto di Francesco Belliti) Un'immagine di Sergio Leone sul set e alcune copie del libro di Donati (foto di Francesco Belliti)

di Francesco Belliti

Pistoia – Roberto Donati ha presentato alla Biblioteca San Giorgio il suo libro sul film di Sergio Leone.

Quando ci si approccia a scrivere dell'opera dei maestri, c'è sempre la possibilità di correre dei rischi, specie quando il maestro si chiama Sergio Leone e la letteratura a riguardo è già abbondante. L'unica via d'uscita è l'approccio analitico ed empirico, rafforzato dalla ricerca di fatti e curiosità che arricchiscano la trattazione. In poche parole, lo studio è la via.

E in effetti Roberto Donati può essere tranquillamente considerato un appassionato e instancabile “leonologo”. La sua bibliografia consta infatti di diversi titoli: 'Il cinema di Sergio Leone', 'Sergio Leone – L'America, la nostalgia e il mito' ed infine l'opera monografica 'C'era una volta il West', edita da Gremese l'anno scorso, in occasione del cinquantennale dell'uscita del film.

L'autore ha presentato il suddetto libro ieri pomeriggio presso la Sala Bigongiari della Biblioteca San Giorgio insieme allo scrittore Luca Gesualdo.

“Un film della memoria per noi spettatori e per il cinema stesso – così si esprime Gesualdo su 'C'era una volta il West' – Tutti si ricordano il momento in cui hanno visto questo film. È uno dei punti di arrivo della storia della settima arte, un modello, un capolavoro che ha ispirato gli autori che sono venuti dopo. Il libro di Roberto è una guida invisibile e silenziosa per capire un film pieno di stratificazioni, bello non solo da vedere ma anche da raccontare”.

“I miei studi su Leone sono di lunga data – ha esordito Donati – L'idea è stata quella di scrivere un libro snello, agile ed accessibile a tutti, sia esperti che profani. Quando lo vidi la prima volta ero adolescente: non lo capii molto, anzi ne rimasi in parte deluso, abituato com'ero al Leone della Trilogia del dollaro. Col tempo ovviamente l'ho riscoperto e mi sono reso conto del suo valore. Non ho dunque avuto dubbi di voler parlare di questo film perché è un compendio della cinematografia di Sergio Leone”.

Donati si è poi prodigato in un'analisi tout-court del film, sottolineandone aspetti inediti ed innovativi all'interno dell'opera leoniana stessa. 'C'era una volta il West' rappresenta “il momento in cui Leone ha voluto legittimarsi come autore. Chiusa la famosa Trilogia del dollaro, con questo film inizia quella che è stata poi ribattezzata la Trilogia del tempo, proseguita poi con 'Giù la testa' e conclusa con 'C'era una volta in America', ad oggi ritenuto il suo vero capolavoro. Rapportandosi a John Ford, che si definiva un regista di western, Leone scherzosamente si presentava come regista di trilogie. 'C'era una volta il West' è infatti il primo film girato davvero in America, precisamente nella stessa Monument Valley dove Ford aveva ambientato i suoi film”.

78613432 519301351990664 8125852926011768832 n

Ma soprattutto l'aspetto più innovativo, rispetto ai suoi precedenti lavori e anche al genere western in toto, è l'importanza che assume la figura femminile. “La Jill interpretata da Claudia Cardinale – ha proseguito Donati – è un personaggio forte quanto quelli maschili, pistoleri destinati a scomparire mentre la donna riesce a ritagliarsi un ruolo in un mondo nuovo che sta andando formandosi”. Infatti il fascino di quest'opera è tutto nel racconto della fine di un'era, della mutazione che la civiltà porterà in quello che una volta era il selvaggio West. Il tutto ovviamente filtrato attraverso gli occhi e l'ironia cinica e romanesca di Sergio Leone. Un modus operandi che, in 'C'era una volta il West', finisce per abbracciare tutta la storia del genere, dall'omaggio a 'The Great Train Robbery', film del 1903 di Edwin S. Porter, alla rivisitazione di 'Mezzogiorno di fuoco'.

La presentazione del libro si è presto trasformata in una piacevole conversazione con le persone che vi hanno presenziato. Roberto Donati, con grandissima disponibilità, ha risposto a tutte le domande e curiosità sul film, sul cinema di Sergio Leone e sul genere western in generale: dalla sceneggiatura monstre di 450 pagine al suicidio sul set del caratterista Al Mulock, a cui Leone reagì un po' alla sua maniera con un “Ma non poteva ammazzasse domani che glie dovevo fare un altro primo piano?”.

L'incontro si è poi concluso con la proiezione della prima magistrale sequenza del film: diciassette minuti praticamente muti, con solo rumori di sottofondo, che si concludono con l'ingresso in scena di “Armonica”, interpretato da Charles Bronson. Inutile dire che, a fine evento, la voglia è stata quella di chiudersi in casa e rigodersi il film dall'inizio alla fine. Ma l'invito più importante che vogliamo fare ai nostri lettori è quello di mettere le mani sullo splendido libro di Roberto Donati: una lettura piacevolissima, capace, attraverso la competenza dell'autore, di analizzare e raccontare un'opera davvero complessa.

Articoli correlati (da tag)