Venerdì, 24 Gennaio 2020 17:36

Le opere di Marino Marini devono restare a Pistoia!

di Fabrizio Zollo*

Pistoia - Mercedes ‘Marina’ Pedrazzini, moglie dello scultore Marino Marini, mi regalò nel dicembre 1991 una copia fresca di stampa del suo libro autobiografico.

Si intitolava “Con Marino” – edito da Bompiani nello stesso mese – e scrisse nella dedica che provava ‘gratitudine’ per me. La cosa mi lusingò, pur nutrendo io per primo gratitudine per lei, visto che nel settembre di quel 1991 mi aveva autorizzato a pubblicare il volumetto di pensieri di Marino sull’arte e la vita dal titolo «Un’aureola di sole», nelle neonate Edizioni Via del Vento che avevo fondato a Pistoia all’inizio dello stesso anno. Successivamente mi avrebbe generosamente autorizzato a pubblicare altri due titoli di Marino: «Sono etrusco», a cura dello scultore svedese Staffan Nihlén che aveva conosciuto e intervistato Marino, e «L’arte è un gioco», a mia cura e col prezioso sostegno dei ricordi della stessa ‘Marina’ Pedrazzini.

Conservo bei ricordi di ‘Marina’, quando ad esempio mi fece visitare il suo appartamento dove Marino, morto nel 1980, aveva trascorso con lei gli ultimi anni di vita, a fianco dell’Hotel Astor di Viareggio, perché la loro Villa di Pietrasanta ‘era umida’, così mi disse (ma allora pensai che fosse anche per il ricordo traumatico che in quella residenza vi era morto improvvisamente per ictus il loro ospite Curt Valentin, mercante americano delle opere dello scultore); e quando mi fece visitare lo studio milanese di Marino in quel quartiere dal sapore francese vicino Piazza Mirabello assieme al critico Mario De Micheli e a Teresa Tosi, allora direttrice del Museo Marini a Pistoia. Quando nel giugno del 1990 fu inaugurato il nuovo allestimento delle opere di Marino nel Palazzo del Tau io, all’epoca in qualità di dirigente anche della Tipografia Comunale, curai il progetto grafico del Catalogo delle opere dello scultore.

Ma qui ora non è per i tributi di gratitudine nei confronti di ‘Marina’ Pedrazzini, o della dr.ssa Maria Teresa Tosi (dirigente scrupolosa per tanti anni del Museo Marino Marini a Pistoia, nonché affettuosa amica e collaboratrice di ‘Marina’), o per i bravi impiegati Ambra Tuci e Francesco Burchielli (preparati e impegnati nel lavoro e sempre disponibili) che ritengo profondamente ingiusto e improponibile che le opere di Marino trasmigrino nella città di Firenze che già ne possiede molte.

Il trasferimento delle opere di Marini da Pistoia a Firenze sarebbe ingiusto e improponibile perché l’autore stesso (che ha scelto di essere sepolto a Pistoia, sua città natale, non lo dimentichiamo) ha voluto che sorgesse un museo di sue opere a Pistoia; perché la moglie dell’autore (che a Pistoia, dentro il museo aveva persino voluto vivervi in un piccolo appartamento per essere vicina alle opere che aveva visto nascere) nel rispetto delle volontà del marito, quel museo lo ha curato come un figlio sin dal suo allestimento e poi implementato; perché infine quel Museo col suo contenuto è oramai patrimonio della città di Pistoia, imprescindibile costola culturale, come il suo campanile o la sua cattedrale.

Si potrà reperire una sede più idonea, se questo fosse il problema, si può pensare alla Fortezza Santa Barbara o ad altre sedi e ad un percorso di sculture di Marino Marini nelle piazze della città che conducano ad una nuova sede, ma mai e poi mai si può pensare di venir meno al rispetto delle volontà dell’artista e privare la città, dove l’artista è nato, delle sue opere.

*editore, direttore della casa editrice "Via del Vento" di Pistoia

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