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Domenica, 26 Gennaio 2020 11:39

"Mine Vaganti", gli attori si "raccontano" al pubblico pistoiese

Un momento dell'incontro con la compagnia alla Biblioteca San Giorgio (foto di Francesco Belliti) Un momento dell'incontro con la compagnia alla Biblioteca San Giorgio (foto di Francesco Belliti)

di Francesco Belliti

Pistoia – Francesco Pannofino: “Spero che questo spettacolo sia di conforto a molte persone”

“Mine Vaganti” ha fatto il suo debutto al Teatro Manzoni di Pistoia: l’accoglienza del pubblico locale è stata calorosa e lo spettacolo si è concluso tra gli scroscianti applausi rivolti agli interpreti che recitano in questo adattamento del famoso e premiatissimo film di Ferzan Ozpetek. Gli stessi applausi che sono stati tributati alla compagnia al completo – unico assente, proprio il regista Ozpetek – nell'incontro con il pubblico alla Biblioteca San Giorgio.

Tra tutti, senza fare torto a nessuno, il nome che più spicca è quello di Francesco Pannofino, che in “Mine Vaganti” interpreta il padre della famiglia protagonista di questa commedia agrodolce e che, oltre a presentare i suoi compagni di palcoscenico, ha parlato per primo.

“Lo spettacolo, fino ad adesso, ha avuto un successo che non ci aspettavamo. Dobbiamo ringraziare quel grande maestro che è Ferzan Ozpetek, che ha scritto una storia che cattura l’anima e il cuore delle persone ed è stato capace di valorizzare tutti noi attori. E ringraziamo anche Marco Balsamo che ha voluto fare questo adattamento, ha messo insieme la compagnia e ha convinto Ferzan a curare la regia. Stiamo facendo un’esperienza che ci rimarrà nel cuore per tutta la vita”.

All’interno della compagnia, inoltre, sono presenti due attori che avevano preso parte, dieci anni prima, al film originale. Una di questi è Paola Minaccioni, che dal dare voce e corpo alla domestica Teresa è passata a interpretare sul palco Stefania, la madre della famiglia.

Cosa è cambiato in questi anni a livello politico e sociale? “Quando ho fatto il film non c’erano Trump ed Erdogan, e non c’era nemmeno Salvini. Sicuramente il nostro panorama era diverso. Portare il tema della diversità, dell’omosessualità a teatro, in questo periodo, diventa ancora più importante. L’italiano medio è indifeso, si fa prendere dal clima di paura e dalla demagogia di molti politici. Quindi ritengo che il clima sia peggiorato: c’è stato qualche segno di progresso come la legge sulle unioni civili ma resta purtroppo, forte, il fenomeno dell’omofobia”.

“Ma lo spettacolo parla anche di altro – ha continuato la Minaccioni – parla d’amore, di relazioni personali e familiari. Ogni personaggio ha una sua storia, una sua anima. La mia Stefania è una mamma che, come si dice oggi, ‘sta un passo indietro’ rispetto al marito, è quasi pronta a rinunciare all’amore per i suoi figli pur di non affrontare le sue paure”.

L’altro attore che aveva preso parte anche al film è invece Giorgio Marchesi, interprete notissimo sia al pubblico cinematografico che televisivo e che in questo adattamento interpreta il figlio maggiore Antonio. “Una cosa che è sempre stata chiara in Ferzan è che la non accettazione della diversità non deriva solo dalla difficoltà delle persone di accettare qualcosa che non ritengono normale, quanto dal giudizio degli altri. Noi, in questo spettacolo, coinvolgiamo il pubblico, perché esso rappresenta il Paese, la piazza e ciò contribuisce a far crescere il terrore nei personaggi”.

A proposito di personaggi, uno dei più interessanti è sicuramente quello della nonna, che sul palcoscenico è interpretato da Caterina Vertova, la quale ha voluto rendere omaggio al suo regista. “Ferzan ha la rara capacità di raccontare dei personaggi complessi in modo molto semplice. È un uomo di un’umanità dirompente che ha messo insieme una compagnia di persone straordinarie”.

Il figlio minore Tommaso, che all’inizio della storia torna dai suoi genitori per rivelare loro la propria omosessualità, è invece impersonato da Arturo Muselli, divenuto famoso negli ultimi anni per la sua partecipazione in “Gomorra: la serie”, nei panni di Enzo Sangueblù. “Uno dei primissimi provini che ho fatto – ha rivelato Muselli – è stato proprio con Ferzan, per ‘La Finestra di Fronte’: non mi prese e fece bene perché non ero adatto a quel ruolo. Quando mi hanno chiamato per fare questo spettacolo non sapevo di potercela fare a causa delle riprese di ‘Gomorra’. Per fortuna le cose sono andate bene. Ferzan è un regista che ti dà pochi suggerimenti e ti lascia libero di creare”.

Ma uno spettacolo di successo necessita anche di ottimi attori che portino in scena i cosiddetti personaggi di secondo piano. E se c’è una costante nelle parole dei protagonisti sono i complimenti per Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini ed Edoardo Purgatori.

A tirare le fila ci pensa infine Francesco Pannofino: “Quella che portiamo in scena è una tragedia familiare, raccontata a mo’ di commedia e che in certi punti suscita anche l’ilarità del pubblico. La tragedia di un padre e di una madre che devono confrontarsi con le dicerie di una cittadina di provincia può far ridere, ma poi ci si apre anche a qualche riflessione. Credo che questo spettacolo consoli chi è in questa situazione: i genitori di figli omosessuali potranno trovare conforto e sollievo in questo testo, perché, come dice Teresa/Mimma Lovoi, esistono tragedie più grandi”.

 

 

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