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Sabato, 15 Febbraio 2020 16:44

La piazza del Duomo di Pistoia nelle cartoline d'epoca

Rosati, Bresci e Benedetti e la copertina del libro (fotografie di Stefano Di Cecio) Rosati, Bresci e Benedetti e la copertina del libro (fotografie di Stefano Di Cecio)

di Stefano Di Cecio

Pistoia - Si intitola “Pistoia, Piazza del Duomo” ed è un affascinante viaggio nel passato del luogo-simbolo della città.

Nel nuovo libro edito dalla casa editrice Settegiorni, lo storico e studioso Claudio Rosati prende spunto dalla collezione di cartoline di Paolo Bresci per parlare di Piazza del Duomo. Un progetto presentato in questi giorni alla Cattedrale ex Breda in occasione della fiera Collexpo, reso possibile grazie alla collaborazione tra il già citato Claudio Rosati, il collezionista Paolo Bresci e l'editore Nilo Benedetti.  

Claudio, com’è stata per te questa esperienza?

E’ stata una sorpresa anche per me, le cartoline riguardano solo la piazza del Duomo e sono “estratte” dalla collezione di Paolo Bresci. Sorpresa perché, studiando e ricercando, emergono temi inaspettati. Il primo, a parer mio più interessante, è la “percezione” della piazza. Quella che abbiamo oggi, è un tipo di percezione abbastanza recente, risale agli anni tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento.

Cosa significa questo? 

Prima c’era ovviamente la considerazione dei singoli monumenti, il palazzo Comunale, il Battistero, la Cattedrale, ma l’insieme della piazza, come complesso architettonico, come soggetto d’immagine, è abbastanza recente. Se prendiamo in esame le guide scritte su Pistoia, dalla più antica a quella del Tolomei, la piazza non appare mai, appaiono le singole opere architettoniche o i monumenti, ma non la piazza. Inizia solo con la guida di Chiti che la menziona come “mirabile visione”. Contribuisce senza dubbio alla consapevolezza di questa visione anche la cartolina. Mezzo straordinario di interesse di persone che altrimenti mai si sarebbero avvicinate al patrimonio storico e artistico della città. Quando Pistoia si espande e va al di là della terza cerchia muraria, aumenta la consapevolezza di avere un “centro storico”, un centro antico. Il boom della cartolina avviene proprio fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Se ne stampano milioni di copie, diventa un fatto di massa. L’altro elemento interessante da notare è che la cartolina si è sempre tenuta ai margini della fotografia, nonostante tutto e nonostante le nuove tecnologie che riempiono il nostro mondo di scatti fotografici, la cartolina continua ancora ad avere vita. 

Forse l’unica capace di sopravvivere all’avvento del digitale.

In genere uno strumento di comunicazione non ne cancella mai uno precedente, l’avvento della televisione non ha cancellato il cinema o la radio, casomai si sono rinnovati. Così è successo per la cartolina: c’è un piccolo rivolo che continua ancora a scorrere. La cartolina ha avuto il merito di alfabetizzare le persone al patrimonio storico e artistico del nostro Paese e ha contribuito a costruire “il paesaggio”. La cartolina non ha di per se una finalità documentaria, ma contribuisce molto a sottolineare i cambiamenti delle città. Con le cartoline è possibile vedere quanti cambiamenti, grandi o piccoli che siano, ha subito la facciata del Palazzo Comunale. Il monumento a Niccolò Forteguerri che sembrava posto nella piazza a imperitura memoria, decaduta la funzione nella seconda metà degli anni Trenta, viene tranquillamente spostato in piazza dello Spirito Santo. Il campanile, che per le sue caratteristiche è il grande malato della piazza, subisce lavori di restauro che durano decenni. Altro elemento è il vuoto. Quando non c’è il mercato, quando non ci sono eventi particolari, la piazza del Duomo è vuota. Lo dice anche Giovanni Michelucci quando parla di due piazze, la prima fra la facciata della cattedrale ed il Battistero, l’altra quella fra il palazzo Comunale ed il Tribunale. C’è poi la lunga continuità del mercato. La sua presenza all’interno della piazza è sempre stata avvertita come incongrua ma il Comune non sa dove mandarlo. Durante le mie ricerche mi sono imbattuto in un documento in cui si legge che spostando il mercato il Comune ci avrebbe rimesso centomila lire, l’affitto dei banchi. La cartolina apre molte vie di conoscenza, oltre al piacere di vedere la piazza che è sicuramente una delle più belle piazze d’Italia. Lo dice Guido Piovene che la definisce per bellezza seconda solo a quella di Siena. 

Ti è piaciuto affrontare questo lavoro?

Molto, mi sono molto divertito e se non mi diverto non mi riesce, è stato un libro “su commissione”, ma l’hanno proposto ma ho accettato molto volentieri. Ho cercato prima di capire il mezzo, che cos’è la cartolina e poi dopo ho affrontato un profondo lavoro di ricerca negli archivi.

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Paolo, sei un grande collezionista pistoiese, grazie a te ed alle tue cartoline di piazza del Duomo è stato possibile realizzare questo libro. Cosa che ti ha spinto a rendere pubblica una parte del tuo “tesoro” che custodisci gelosamente?

Lo scopo principale è stato quello della diffusione e della promozione della nostra città. Ci sono state altre pubblicazioni in cui ho partecipato fornendo parte delle immagini. E’ vero, esiste una certa ritrosia a rendere pubblico questo materiale, però c’è anche il piacere della condivisione. Questa è la prima volta che ho fatto un libro solo con cartoline di mia proprietà. E’ stata una grande soddisfazione poterle usare con Claudio Rosati che ritengo sia uno dei più grandi storici pistoiesi.

Quante sono le cartoline utilizzate per questo libro?

Un centinaio circa.

Che rappresenta solo una piccola parte della tua collezione…

Certo, si tratta solo di quelle che si riferiscono a Piazza del Duomo, vista nell’aspetto sociale, secondo il taglio che ha voluto dare Claudio Rosati, anche in considerazione del fatto che esistono altri libri sull’architettura della piazza. Sono immagini che si riferiscono ai mercati, alle manifestazioni, all’aspetto sociale insomma.

Quanti sono in totale i “pezzi” della tua collezione?

La parte archiviata conta circa 25.000 pezzi, poi ho altre cose che non si riferiscono a Pistoia che colleziono ormai da circa quarant’anni.

Nilo, con che spirito hai affrontato questa nuova avventura editoriale pistoiese?

Il libro era voluto e pensato da molto tempo, un’idea partita da me e da Paolo Bresci per valorizzare la sua collezione. Quando l’ho proposto a Claudio Rosati abbiamo deciso di sviluppare questa scelta scegliendo la sola piazza del Duomo, partendo cioè da quello che è l’emblema della città. Ho fortemente voluto questo libro, e fin da subito sono stato convinto di farlo. Convinto anche che possa essere il primo di una serie dedicata ai vari aspetti della città, letta attraverso le immagini. In questo caso abbiamo scelto di usare le cartoline, ma per il futuro non solo quelle, perché solo attraverso le immagini è possibile vedere le varie trasformazioni. Non solo quindi con un contributo scritto solo teorico, ma legato a ciò che si vede.

Non è il primo libro si Pistoia che hai realizzato, quanti ne hai all’attivo?

In catalogo ho più di 200 titoli, non tutti su Pistoia ma anche la provincia, Serravalle, Monsummano ecc. Molti su Pistoia, ma questo è il primo basato sulle cartoline, legato cioè al binomio immagine cartolina/lettura della città.

Aspettative per la diffusione del libro?

Abbiamo fatto una prima tiratura con un numero limitato di cento copie numerate realizzata in occasione della prima edizione di Collexpo. Il libro era in lavorazione da due anni ma abbiamo scelto questa occasione per presentarlo. Ci sarà una seconda edizione per la distribuzione nelle librerie ecc. Ad oggi sono 60/70 le copie vendute tra prenotazioni e la vendita diretta a Collexpo.

 

 

 

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