Martedì, 25 Febbraio 2020 17:46

A Berlino omaggio a King Vidor e al cinema sudamericano

Una scena tratta dal film "La folla" di King Vidor Una scena tratta dal film "La folla" di King Vidor

di Giacomo Martini

Berlino - La settantesima edizione della Berlinale dedica al regista americano King Vidor una grande retrospettiva.

Sono infatti in programma 35 dei suoi oltre 50 film, da “The Sky Pilot“ 1921 a “Salomone e la regina di Saba“, 1959, in versione restaurata digitale. L’evento è organizzato in collaborazione con Deutsche Kinematek, e vedrà anche la presentazione di un libro curato da Connie Betz, Karin Herbst-Meslinger e Rainer Rother con scritti anche di Martin Scorsese e Kevin Brownlow.

Una scelta molto importante perché restituisce il dovuto dalla critica ad un regista molto popolare negli USA e nel mondo, ma che non ha trovato la giusta collocazione storica. E’ stato il protagonista di una carriera durata da più di 50 anni con opere che come “La grande parata“, “La Folla“, “Amore sublime “ e “Duello al sole“ sono diventati dei classici; i suoi film hanno attraversato tutti i generi del cinema dal western al melodramma.

E non possiamo dimenticare che nei suoi film abbiamo ritrovato momenti molto significativi della storia del cinema. Tra questi il già ricordato “La Grande Parata“, 1925, considerato il primo film pacifista della storia con l’immagine indimenticabile dei soldati in marcia che cadono uno dopo l’altro sotto i colpi del nemico.

La retrospettiva e il volume edito dalla Berlinare rappresentano un significativo contributo alla riscoperta di un regista guidato dall’instancabile desiderio di raccontare attraverso la pellicola i volti degli attori. Tutti ricordano Jennifer Jones e Gregory Peck in “Duello al sole“, e il ritmo narrativo che ha accompagnato il cinema dalle sue origini ai giorni nostri.

Non poteva mancare nel programma della Berlinale il cinema latino americano, infatti troviamo nel concorso il film brasiliano “Todos os mortos“ di Caetano Gotardo e Marco Ditra dove si racconta il declino di una famiglia di San Paolo dopo la fine della schiavitù. L’Argentina è presente con il film “El profugo“ di Natalia Meta. Una donna incontra improvvisamente l’uomo dei suoi sogni e dal quel momento la sua vita diventa un incubo, tratto dal romanzo horror “El mal minor“.

Altri film dall’America Latina li troviamo nella sezione “Panorama“, dal Brasile il documentario “O reflexo do lago“ di Ferenando Segtowick ed il film di Daniel Nolasco “Vento Seco“ a tematica omosessuale. Dall’Argentina “Un Crimen Comun“ di Francisco Marquez. Non poteva mancare il Cile da sempre premiato a Berlino che propone un film di due registi storici come Raul Ruiz e Valeria Sarmiento, dal titolo “Il tango del vedovo e del suo specchio deformante “. Raul Ruiz inizio a girarlo nel 1967 ma non riuscì a portarlo a termine prima del suo esilio nel 1973. Storia di una moglie suicida che torna come fantasmatica presenza a incontrare il marito sotto diverse sembianze. Valeria Sarmiento è stata una delle prime cineaste cilene oltre che collaboratrice del marito morto nel 2011.

 

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