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Venerdì, 28 Febbraio 2020 17:09

“Siberia” di Abel Ferrara, terzo film italiano a Berlino

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Una scena del film "Siberia" di Abel Ferrara Una scena del film "Siberia" di Abel Ferrara

di Giacomo Martini

Berlino - Clint è un uomo tormentato. Si è ritirato in una baracca isolata tra i ghiacci, nella speranza di ritrovare la serenità.

Gestisce un piccolo locale, frequentato dai rari viaggiatori di passaggio e dai pochi abitanti della zona. Ma neanche in questo isolamento riesce a trovare pace. Una sera, con la sua slitta e i suoi cani, si mette in viaggio verso il mondo che un tempo conosceva, nel tentativo di affrontare se stesso.

È un viaggio nei sogni, nella memoria e nell'immaginazione, alla ricerca della sua vera natura. Abel Ferrara in questo suo ultimo lavoro si ripropone nella sua costante provocazione mescolando fiction e autobiografia, senza una chiara struttura narrativa. Siberia è un film senza storia.. E come spesso accade una parte importante di giornalisti abbandona la sala durante la proiezione stampa. Del suo cinema possiamo avere opinioni diverse e contrastanti, ma non possiamo riconoscergli una coerenza ed un rigore inflessibile.

I suoi progetti non tracciano una chiara linea di demarcazione tra privato e finzione, a volte non li separa nemmeno. Siberia e il suo film precedente Tommaso, sono opere complementari. In Tommaso Ferrara mostra un artista, interpretato da Willem Dafoe, che lotta con il suo ruolo di padre e lavora allo stesso tempo a un nuovo film. Qui è molto forte la sua scelta autobiografica. Siberia continua questa storia privata che diventa una realtà cinematografica spostando il set dall’intimità familiare alla dimensione misteriosa e tragica di un mondo lontano e freddo.

Il personaggio principale in Siberia, Clint, ancora una volta Dafoe, con il quale Ferrara ha ormai realizzato sei pellicole, gestisce un pub in un gelido luogo isolato. La luce fioca del bar attira diversi ospiti nella capanna. Un Inuit ordina un rum, un boscaiolo armeggia con la slot machine.

È qui che inizia il viaggio negli abissi della psiche, il più ambizioso dei ripetuti tentativi di auto-analisi del tormentato Ferrara.  Clint scende in scantinati e caverne come in cerchi dell'inferno che si aprono dentro di lui. Immagini della sua memoria si incastrano in desideri e paure che danno a Willem Dafoe l'opportunità di immergersi profondamente in un ruolo che a sua volta si ramifica in diverse incarnazioni.

Dafoe che con le sue straordinarie espressioni facciali e intonazioni dà magistralmente forma ai diversi personaggi, dimostra ancora una volta la sua capacità (immensa) di manovrare lo spettattore attraverso il film, in questo caso una seduta di psicoterapia del regista.Ancora una volta Ferrara impiega la sua famiglia vera famiglia sullo schermo.

La figlia di Ferrara è la figlia di Clint e sua moglie Cristina Chiriac è una viaggiatrice che si esibisce al bar. E naturalmente arriva il momento della sessualità, quando la donna con petto e ventre nudi scompare col barista alla luce del fuoco.

Siberia è un film che farà molto discutere e che forse non riuscirà come altre opere del regista italo-americano che vive a Roma da anni, a trovare la giusta attenzione e comprensione da parte del pubblico e della critica, ma forse è proprio quello che lo stesso artista ricerca, e che allo stesso tempo rappresenta il limite vero del film e dell’opera intera del regista.

 

 

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