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Domenica, 01 Marzo 2020 13:43

Pistoia, il Festival del Giallo omaggia tre grandi maestri

Un momento dell'incontro (foto di Francesco Belliti) Un momento dell'incontro (foto di Francesco Belliti)

di Francesco Belliti

Pistoia – La straordinaria vita di Elda Lanza, i carabinieri di Andrea Camilleri e il cinema tratto da Georges Simenon.

Nel suo primo incontro pomeridiano alla Biblioteca San Giorgio, il Festival del Giallo ha voluto omaggiare tre importanti figure del genere letterario che dà il nome alla suddetta manifestazione.

Tre profili autoriali diversi, ma tuttavia altisonanti per la loro capacità di fare scuola all’interno di un panorama letterario dalla grande storia. A prendere la parola per primo è stato il direttore artistico Giuseppe Previti, il quale ha non solo introdotto il tema della conferenza ma anche voluto fare alcune precisazioni su alcuni cambiamenti di programma dell’ultima ora.

“Ci siamo trovati a dover aggiornare il programma all’ultimo – ha detto Previti – Molta gente da altre regioni forse credeva che, in Toscana, i telefoni non funzionassero. Non so perché non sono venuti, ma certamente potevano dircelo prima. Alcuni addirittura non ci hanno detto proprio nulla. Eravamo preoccupati che si fossero persi tra Firenze e Pistoia, invece abbiamo saputo che erano tranquilli a Roma, a Napoli o a Milano. Noi comunque siamo talmente efficienti da andare avanti lo stesso con il nostro programma, sempre rimpiazzando chi manca. Non è facile lavorare in queste condizioni”.

Il primo ad intervenire è stato il giornalista e scrittore Mariano Sabatini, il quale ha voluto parlare della sua amicizia con Elda Lanza, giallista tardiva ma di grande successo recentemente scomparsa a novembre dello scorso anno.

“Sono grato al Festival per avermi permesso di poter parlare di Elda. Questo è un Paese di poca memoria: nel momento in cui una persona scompare, scompare per sempre. Elda Lanza ha innanzitutto dato molto alla Rai: lei era lì già nel 1952, quando si avviarono le trasmissioni sperimentali. Fu scelta dopo quattordici estenuanti provini, lei che era stata allieva di Sartre e di Abbagnano. Ha conosciuto Gaber, che componeva canzoni nel suo salotto, Jannacci e soprattutto Dario Fo. Umberto Eco e Furio Colombo erano i suoi redattori e la affiancavano nella trasmissione ‘Per voi, signora’. Un’avventura televisiva che durò vent’anni, tra cui vale la pena di citare ‘Avventure in libreria’ dove ospitava Calvino, Montale, tutto il gota letterario, poetico e culturale italiano. È la donna più giovane che abbia mai conosciuto, con gran senso del gusto e molto avanti coi tempi”.

“Siamo qui a ricordarla – ha proseguito Sabatini – perché nel 2009, dopo essere sparita per un bel periodo dall’editoria, mi disse di avere un romanzo nel cassetto e me lo fece leggere: ‘Niente lacrime per la signorina Olga’, fu questo il titolo con cui Salani lo pubblicò nel 2012. Vendette sedicimila copie e ha avuto sei edizioni. Ha inventato questo personaggio, l’ex commissario avvocato Max Gilardi. Da lì è iniziata la serie di romanzi. Fino all’ultimo ha continuato a lavorare e scrivere: due, tre giorni prima di stare davvero male mi ha mandato le indicazioni per gli ultimi romanzi. Ha scritto anche, negli ultimi mesi, un romanzo bellissimo con protagonista un africano che si innamora di una donna occidentale. Ha rilasciato un intervista dove ha detto: ‘Farò prima io ad andarmene che lui a vincermi’. Ha mantenuto la parola e ha vinto perché se n’è andata prima che il tumore la devastasse”.

L’incontro è proseguito con il focus su Andrea Camilleri curato da Manlio Monfardini ed incentrato sulla figura del carabinieri all’interno della sterminata bibliografia del padre di Montalbano.

“Ho avuto la fortuna di conoscere Camilleri e di intervistarlo. Nei libri di Montalbano i carabinieri ricorrono spesso, visti alle volte come rivali e in altre come aiutanti nelle indagini. Se dobbiamo invece guardare alle opere in cui tale corpo di polizia è presente in maniera più sostanziale, possiamo trovare tre esempi molto interessanti. Il primo libro che ha scritto, ‘Il corso delle cose’, ha avuto una storia molto travagliata. Il co-protagonista di questo romanzo, terminato nel 1968, è un carabiniere: il maresciallo Corbo. Passano circa dieci anni e questo trattamento sta per diventare uno sceneggiato televisivo, intitolato ‘La mano sugli occhi’. L’editore Antonio Lalli lo chiamò allora per farglielo pubblicare. Un libro molto bello, anche se non di indagine poliziesca, che si conclude con una frase molto ironica: ‘In Sicilia si ammazza solo per motivi di corna’. Bisogna poi aspettare il 2004, anno in cui Camilleri pubblica ‘La scomparso di Patò’. Un libro ispirato a Sciascia, tra i meglio riusciti e da cui è stato poi tratto un film sceneggiato proprio da Camilleri. Infine, nel 2005, un racconto dedicato esclusivamente ai carabinieri, ‘Il medaglione’, dove il protagonista, il maresciallo Brancato, è fortemente ispirato a Montalbano per il suo modo di indagare”.

L’ultimo approfondimento è stato dedicato a Georges Simenon e curato da Maurizio Tuci, che ha voluto focalizzarsi su una trasposizione cinematografica: ‘Maigret e il caso Saint-Fiacre’, film del 1959 dove ad interpretare il leggendario commissario è il grande attore francese Jean Gabin. Giuseppe Previti ha brevemente ricordato, tra i tanti, il Maigret più iconico, quello ovviamente interpretato da Gino Cervi. Prima di mostrare alcune sequenze del film, Tuci ha voluto però tracciare un profilo dello scrittore: “Simenon è nato a Liegi nel 1903. Era dunque belga, come Hercule Poirot, e ci teneva a precisarlo ogni volta che gli davano del francese. Uno scrittore logorroico che ha scritto 450 romanzi, di cui 107 con Maigret protagonista, 3000 articoli o saggi, usando 37 pseudonimi, è stato tradotto in 58 lingue ed è uscito in 44 nazioni. 700 milioni di libri venduti, quasi 200 tra film e opere televisive. Ha detto di aver avuto quasi diecimila donne (di cui ha però ammesso che ottomila erano prostitute). Era un bulimico cronico, un grandissimo bevitore e fumatore. Ma era anche una persona ordinatissima e precisissima che passava tutto il giorno a scrivere, come se lavorasse in un ufficio”.

Passando poi al film, Tuci ha spiegato: “Simenon ha sempre avuto delle riserve dal punto di vista umano su Gabin nel ruolo di Maigret. In ‘Maigret e il caso Saint-Fiacre’ emerge tuttavia, grazie all’interpretazione di Gabin, l’umanità del commissario e la storia raccontata è davvero struggente. Maigret qui torna nel paese natio e ritrova un suo amore giovanile, la contessa di Saint-Fiacre, che ha appena ricevuto una lettera minatoria. Maigret si scioglie nel rivedere questa donna legata al suo passato”.

L’incontro si è concluso con la proiezione delle sequenze del film, dove Jean Gabin dimostra tutta la sua bravura nel riportare le emozioni di questo incontro. Un momento che invoglia sicuramente a ripercorrere la sterminata filmografia ispirata ai romanzi di Simenon.

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