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Sabato, 04 Aprile 2020 12:56

Nuova legge sul libro: un aiuto o un ostacolo per la lettura?

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di Andrea Capecchi

Roma – A partire dallo scorso 25 marzo è entrata in vigore una nuova legge sul libro che non manca di far discutere.

Si tratta, in realtà, di una modifica alla legge 128 del 27 luglio 2011, la cosiddetta “Legge Levi”, che nei suoi articoli disciplinava il mercato editoriale e le regole di vendita dei libri, affrontando il dibattuto tema degli sconti che possono essere applicati dai rivenditori sul prezzo di copertina dei libri. Questa legge prevedeva che normalmente le librerie potessero proporre ai loro clienti uno sconto massimo del 15 per cento sul prezzo di vendita. L’unica deroga era rappresentata dagli sconti che le case editrici possono proporre, su tutto il proprio catalogo o una parte di esso, per un mese all’anno: il limite massimo di sconto in questo caso era fissato al 25 per cento.

La nuova legge sul libro abbassa entrambe le soglie: d’ora in poi alle librerie, comprese le grandi catene e i rivenditori online come Amazon, sarà vietato scontare i libri più del 5 per cento. Gli sconti praticati dalle case editrici restano limitati a un mese all’anno e non potranno superare il 20 per cento del prezzo di copertina. La legge stabilisce poi altre norme per incentivare la lettura, come la creazione di una “carta per la cultura” destinata alle famiglie in difficoltà economica, lo stanziamento di fondi per implementare la lettura di libri e quotidiani nelle scuole e l'istituzione di una “capitale italiana del libro” (sul modello di quella della cultura) da selezionare ogni anno tra le città che avranno presentato i migliori progetti per la promozione della lettura e del libro.

Ma il punto oggetto di contestazione resta quello degli sconti sul prezzo di vendita dei libri: la nuova norma è stata criticata dalle grandi case editrici dell'AIE (Associazione Italiana Editori), mentre è stata accolta con favore dalle associazioni dei piccoli editori e delle librerie indipendenti. Tuttavia il dibattito sulla legge non si può ridurre a uno scontro tutto interno al mondo dell'editoria tra grandi e piccoli operatori, ognuno a tutela dei propri interessi: non bisogna infatti dimenticare che la finalità della nuova legge è “attuare disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura” e ha quindi come obiettivo la diffusione dei libri e l'incentivo della lettura presso tutti i cittadini.

Ma con queste norme la lettura viene incentivata oppure no?

Per i favorevoli, la legge pone un argine alla concorrenza sleale delle grandi catene editoriali e dei giganti dell'e-commerce nei confronti delle piccole librerie indipendenti, che da adesso possono battersi ad armi pari contro chi, in virtù della propria forza economica, poteva praticare tutto l'anno sconti fissi sul prezzo di vendita dei libri, a danno della piccola editoria e delle librerie di quartiere. Inoltre la legge riconosce finalmente il ruolo non solo commerciale, ma anche sociale e culturale delle piccole librerie, che non sono solo esercizi commerciali, “negozi” dove si acquistano i libri, ma rivestono grande importanza come luoghi di aggregazione sociale e di produzione e promozione della cultura. È un patrimonio ad alto rischio che deve essere tutelato, anche perchè è proprio la “rete” delle librerie indipendenti a determinare una diffusione capillare dei libri e a incentivare la lettura, anche grazie a eventi, presentazioni e incontri con gli autori. Non si tratta, quindi, della volontà dei librai di sottrarsi alle regole del mercato e di beneficiare di una “zona protetta”, ma di fare in modo che il mercato editoriale sia equo e abbia le stesse regole per tutti.

Per i contrari si tratta di una legge statalista e contraria al libero mercato, che con il pretesto di abbattere le disparità crea in realtà delle nuove “categorie protette” poste sotto tutela statale, andando così a turbare la libera concorrenza nel mercato editoriale. Quest'ultimo dovrebbe rimanere libero e andare incontro il più possibile agli interessi dei lettori, che, in definitiva, sono coloro che tengono in piedi e muovono l'intero settore editoriale con i loro acquisti: più che fare la guerra ad Amazon e alle grandi catene di distribuzione, i piccoli librai indipendenti potrebbero ridefinire e ripensare meglio i propri campi d'azione, puntando tutto sulla qualità dell'offerta e sulla fideizzazione dei propri clienti-lettori, ritagliandosi così uno spazio importante all'interno del mercato. C'è il forte e fondato timore che la legge miri più a tutelare e difendere che non a promuovere la lettura: uno sconto del 15 per cento poteva rappresentare un incentivo all'acquisto di uno o più libri a un prezzo molto conveniente; l'attuale sconto del 5 per cento appare irrisorio e funge da freno, anzichè da incentivo, all'acquisto di un libro. A trarne svantaggio saranno quindi, in ultima istanza, proprio i lettori. E considerando che tutte le statistiche vedono l'Italia fanalino di coda in Europa in quanto a lettura, sarebbero state più opportune misure in senso opposto, volte a incentivare gli sconti non per scoraggiare, ma per invogliare i cittadini a recarsi in libreria.

Queste, in sintesi, le due posizioni, sulle quali il dibattito è aperto. Resta innegabile il fatto che, alla luce della recente emergenza, il mercato editoriale – che già non se la passava benissimo – rischia di essere travolto da una grave crisi, con il pericolo di un crollo delle pubblicazioni e delle vendite e la chiusura di molte piccole librerie e case editrici.

Quale futuro si prospetta? Da questo punto di vista, la disputa sulla percentuale sugli sconti da applicare appare un problema secondario: è ancora più importante che in un momento così delicato e drammatico il settore editoriale non si fermi del tutto, per esempio consentendo ai librai – come stabilito da un articolo dell'ultimo Dpcm – la consegna a domicilio dei libri a chi ne ha fatto ordinazione. Un primo passo, questo sì, per incoraggiare e non fermare il bisogno di leggere.

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