Speciali Reportcult: PISTOIA BLUES | PRESENTE ITALIANO


 
 

Martedì, 07 Aprile 2020 15:32

Il dramma del cinema italiano al tempo del Coronavirus

Luigi Lonigro Luigi Lonigro

di Giacomo Martini

Roma - Le sale cinematografiche sono chiuse, in Italia come nel resto del mondo, ma il Cinema è in pieno fermento.

Dopo la richiesta del 2 aprile dei presidenti delle associazioni - Francesca Cima e Luigi Lonigro per produttori e distributori ANICA, Mario Lorini per l’ANEC - al MIBACT di derogare al “Decreto Bonisoli” perché i film italiani finanziati dallo Stato possano accedere ai benefici di legge nel caso di una mancata uscita nelle sale limitatamente al periodo di chiusura obbligatoria, si segnala un articolo pubblicato sabato 4 aprile da Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera, dal titolo “Cinema, quale futuro? L’appello lanciato da esercenti e distributori”. Di seguito una sintesi:

I dati sono vicini alla catastrofe. Dal 23 febbraio al 30 aprile 2019 il cinema di casa nostra ha incassato 105 milioni di euro, che quest’anno si sono volatilizzati. Il personale può usufruire della cassa integrazione ma gli esercenti devono più o meno tutti far fronte ad affitti, mutui, leasing per l’ammodernamento. E soprattutto: quando si potrà riaprire? E come?

Luigi Lonigro, a capo di 01 Distribution e presidente dei distributori italiani, cerca di non farsi prendere dal pessimismo: “Per una volta dobbiamo ragionare prima sulle date e poi sui dati. E cerchiamo di immaginare una riapertura dei cinema per il primo giugno. Non farlo, non cercare di farci trovare preparati vorrebbe dire accettare una deregulation totale, dove ognuno va per conto suo. Sarebbe un disastro”. Mario Lorini, presidente degli esercenti, più che delle date si preoccupa delle condizioni: “Riaprire con troppi condizionamenti - distanza tra il pubblico, mascherine, disinfestazioni - vuol dire mettere altri ostacoli tra il cinema e il pubblico. Noi dobbiamo riconquistare la fiducia dei nostri spettatori: meglio aspettare un po’ di più ma aprire senza restrizioni”. E si chiede: “Con che film si riporterà il pubblico in sala?”

I film che verranno. Lonigro è categorico: “Tutti i film 01 usciranno in sala e per questo stiamo spostando le date di uscita dei film di Moretti, di Massimiliano Bruno, del Diabolik dei Manetti Bros, di Castellitto”. Lo stesso farà Medusa con Cambio tutto! (con Valentina Lodovini) e È per il tuo bene (con Giallini, Battiston, Salemme), ma Giampaolo Letta non si nasconde i problemi: “Sono ferme anche le riprese e noi avevamo un gruppo di titoli la cui lavorazione doveva partire proprio in questi mesi: il rischio è che all’inizio dell’anno venturo non ci sia più prodotto italiano, lasciando via libera agli americani”.

Altri distributori, che hanno film meno forti dal punto di vista commerciale, pensano invece di offrirli alle piattaforme. È il caso di Lucky Red, che aveva preparato l’uscita dei Miserabili in concomitanza con gli Oscar e i César e che in autunno si troverebbe un film ormai “invecchiato”, o della Leone Group che vede il rischio pirateria per Bombshell, uscito in tutto il mondo ma non in Italia. Più sfumata la posizione di Vision: “Per i titoli di più forte tradizione popolare”, spiega Davide Novelli, direttore della distribuzione, “cercheremo una ricollocazione più avanti. Per gli altri tratteremo con le piattaforme, ma non prima di aver avuto risposte dal ministero per i film italiani”.

“Al ministero”, puntualizza Lorini, è stata chiesta “non un’abolizione delle finestre o uno stravolgimento della legge ma una deroga che vede uniti produttori, distributori ed esercenti, convinti che la sala resti il destinatario naturale dei film. Tanto che una parte dei profitti saranno distribuiti anche all’esercizio”. Ed è una sintonia della filiera cinematografica (compresi anche i broadcaster, disposti a rivedere le tariffe di valorizzazione dei film, prima decisi in base alle presenze in sala) che tutti salutano come una buona notizia.

Speriamo sia l’inizio della rinascita.

Articoli correlati (da tag)