Speciali Reportcult: Pistoia Blues


 
 

Sabato, 27 Giugno 2020 15:06

Le meraviglie del Parco di Celle tra arte e natura

Una delle installazioni del parco di Celle e i volontari del FAI di Prato (fotografie di Stefano Di Cecio) Una delle installazioni del parco di Celle e i volontari del FAI di Prato (fotografie di Stefano Di Cecio)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Una camminata tra il verde e le installazioni di arte ambientale che rendono quello di Celle un parco unico e magico.

Un'occasione da non perdere, resa possibile grazie all'impegno dei volontari della delegazione FAI di Prato per le Giornate FAI di Primavera, che hanno organizzato visite guidate a gruppi per condurre i visitatori alla scoperta delle meraviglie artistiche e botaniche del parco. Non a caso ad accogliere il pubblico ai cancelli del parco c'era Rosita Galanti Balestri, presidente regionale del FAI, che prima dell'inizio delle visite ha voluto sottolineare l'importanza di queste Giornate per la valorizzazione e la riscoperta dei nostri beni culturali.

“È un vero e proprio risveglio di primavera, dopo le difficoltà dei mesi scorsi c'è grande voglia di riscoprire le bellezze e le meraviglie del nostro territorio – ha dichiarato – le Giornate del FAI sono feste all'aperto che danno la possibilità di visitare orti botanici, giardini privati, ville urbane e rurali, castelli e tanti altri luoghi solitamente di difficile accesso o a ingresso limitato per il pubblico. La mia presenza a Celle? È stato nominato il giardino privato più bello d'Italia, la collezione Gori nel parco di Celle a Santomato, con le sue ottanta opere, è il più vasto esempio di arte ambientale in Europa, un luogo speciale dove esiste un connubio unico tra installazioni d'arte contemporanea e ambiente naturale”.

106422303 10221315129640539 6780142378606371272 o

Un cavallo di Marino Marini ci dà il benvenuto all'inizio del percorso di visita, immersi già nella natura rigogliosa del sottobosco, tra cespugli di pungitopo e lecci dai quali proviene un incessante frinire di cicale. Due laghetti artificiali, uno con fontana e l'altro coperto da ninfee, creano un'atmosfera tipicamente romantica e ci riportano a quei giardini all'inglese molto in voga nell'Ottocento.

Si cammina tra la macchia mediterranea, contornati da siepi d'alloro simili a quelle del giardino di Boboli, finché la strada si apre e in uno spiazzo compare il monumento a Fabroni. Accanto, l'affascinante labirinto di Morris: una versione contemporanea del tema classico del labirinto, nei secoli simbolo del difficile percorso dell'uomo tra gli ostacoli e le difficoltà della vita, nonché elemento ricorrente e decorativo nei giardini borghesi. A pianta quadrata, a fasci bianchi e grigi che riprendono l'architettura romanica pistoiese, domina austero e silenzioso un prato in lieve pendenza, armonizzandosi in maniera sorprendente con la natura circostante.

La strada scende e la vegetazione si fa ad alto fusto, si cammina all'ombra dei pini, aceri, querce e ippocastani; non manca anche un “angolo orientale”, caratteristica costante dei giardini ottocenteschi, con una fitta foresta di piante di bambù. Da un ponte di pietra, guardando verso la radura, si ammira in tutta la sua grandezza l'installazione “Formula Compound” di Oppenheim, la più estesa e complessa di tutta la collezione: un sistema di tubi e pannelli che interagiscono in una struttura dai richiami futuristi e avveniristici.

Poteva mancare nel parco una casetta neogotica? Nascosto tra gli alberi, compare un “tempietto” di colore arancio con archetti a sesto acuto e guglie e pinnacoli in cotto, interessante esempio di questo stile architettonico che nel corso dell'Ottocento ebbe ampia diffusione.

Si passa accanto all'opera sonora di Cecchini, che con i suoi fili metallici “abbraccia” il tronco e i rami di un albero, producendo suoni allo spirare del vento. C'è poi “Il mio buco nel cielo” del giapponese Inoue, due parallelepipedi tra gli uliveti e danno la sensazione di un'enorme “fionda” protesa verso mondi sconosciuti, o il senso di un rapido innalzamento verso le nuovole.

Queste sono solo alcune delle meraviglie d'arte che il parco conserva. Al termine della visita l'impressione è quella di aver scoperto un autentico gioiello, meritevole di essere ulteriormente promosso valorizzato, in cui arte e natura convivono e si intrecciano in un unico ambiente, confermando le parole di Giuliano Gori, il fondatore della collezione: “noi siamo natura”.

Articoli correlati (da tag)