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Mercoledì, 26 Novembre 2014 01:00

InContrada, viaggio dentro l'anima di Siena

Il museo della Tartuca Il museo della Tartuca Foto di Andrea Dami

dall’inviato Andrea Dami

Siena – Tutti coloro che hanno visto correre il Palio dal vivo, nella Piazza del Campo, o in televisione, seduti comodamente a casa – tutt’altra cosa – hanno fatto un balzo nella storia della città senese.

Il vassoio del palio

Una storia che parte da molto lontano, da un insediamento etrusco risalente al VI/III sec. a.C., poi nel I sec. a.C. diventa la romana Seana e tutto è continuato fino ad oggi.

Siena, come molte città, ha vissuto momenti di lotte, con fazioni alleate ora con imperatori, ora con i papi, ma anche profonde crisi economiche e i vari gruppi politici all’interno delle mura cittadine non hanno certo scherzato.

Oltre a papi, dissesti finanziari, guerre per difendere la propria autonomia, Siena annovera anche santi famosi come Caterina da Siena (Benincasa) e pittori importanti come Duccio (di Buoninsegna), il primo maestro della scuola senese. Basti pensare che nel 1311, quando fu inaugurata la Maestà (oggi al Museo dell’Opera del Duomo), i festeggiamenti si protrassero per giorni con cortei e trionfi in onore del pittore senese, al quale si dice che il Governo dei Nove abbia regalato una casa (in via Stalloreggi). I senesi come erano inclini al “conflitto” tra le porzioni di territorio iscritte dentro le mura della città (le Contrade e chi vi nasce è Contradaiolo) e nel conflitto c’è la vostra unione – ebbe a dire Federico Fellini – sono ancora inclini a festeggiare eventi importanti, a mettere da parte i rancori e la festa del Palio ne è la testimonianza vera. Il Palio non è folclore, è la continuazione della storia che si fonde con la vita di tutti i giorni. Per ricordare ancora Fellini: «Tutto il mondo si sfalda e voi siete qui con la vivezza di questi riti e con la fedeltà dei secoli. Credo sia l’unico esempio in Italia. C’è una sorta di cordone misterioso tra voi e i senesi di tutte le epoche. E’ bello, molto bello!».

Antichi elmi

Le Contrade nascono dal frazionamento del territorio all’interno delle mura di Siena e oggi dipendono tutte dal Magistrato delle contrade.

Ieri questi rioni si erano organizzati per sorvegliare le mura e le porte della città, pattugliare le strade di notte e con le loro “compagnie militari” difendere il Comune in caso di guerra. Nel 1300 a Siena si contavano ben 42 Contrade. Dopo la peste del 1348 si ridussero a poco più di 20. Oggi sono 17, ovviamente hanno perduto la funzione militare per quella sociale e ricreativa. I territori odierni delle Contrade risalgono a un “Bando sui confini” del 1729, confini che si possono vedere guardando bene gli angoli dei vicoli su cui si trovano “mattonelle” colorate. Il colore è la bandiera, è il simbolo della Contrada, che due volte l’anno scende nella stupenda piazza senese per vincere il drappellone, premio che veniva offerto per una corsa di cavalli, prima in linea, poi trasformata “alla tonda”, come quella che si svolge in piazza del Campo fin dal 1600. Il drappellone si compone di un’asta che lo sorregge e che viene data al Capitano della Contrada vittoriosa, sopra la quale viene messo il piatto d’argento su cui sono incisi i nomi dei fantini e dei cavalli vincitori. Questo drappellone consisteva e consiste ancora oggi in un drappo di tessuto ricamato o dipinto, che qui a Siena chiamano semplicemente “cencio”, che non è altro che un lungo rettangolo, il cui valore è sia artistico, sia storico, perché è la testimonianza del periodo in cui si è svolta la gara. Questi preziosi “cenci” riportano il simbolo del governo che amministrava la città. Si possono ammirare quelli con lo stemma del granducato di Lorena, del Regno d’Italia, dell’epoca fascista e della Repubblica. L’iconografia principale di questo drappellone è l’immagine della Madonna: quella di Provenzano che viene dipinta da un pittore senese e quello dell’Assunta, dipinta da un pittore non senese. Tra i molti artisti che sono stati chiamati a dipingere il prezioso “cencio” ci sono nomi importanti come Folon, Paladino, Purificato, Guttuso, Mitoraj, Botero, che dipinse delle mele nello sfondo verde e disse: «Le ho messe per interrompere la fissità del colore. Avrebbero potuto essere stelle o lune, ho scelto le mele. Amo i volti ieratici dell’arte egizia e greca, per questo le facce nella mia pittura sono impassibili, né sorridenti né tristi». Non rimane che andare a scoprire queste opere d’arte, insieme ai costumi, ai vessilli custoditi in veri e propri musei dalle Contrade e poi visitare i tabernacoli legati alla devozione religiosa, le fontanine battesimali e leggere anche le antiche tabelle di possesso degli immobili appartenuti alle compagnie laicali dalle quali le Contrade hanno ereditato le splendide opere d’arte che sono contenute nei loro oratori addobbati a festa, dove si svolge la cerimonia con il cavallo prima della gara… poi ammirare gli storici palazzi che sia affacciano sulle strade dei 17 territori e gli indimenticabili scorci dei vicoli che scendono verso il basso o viceversa salgono verso l’alto… Tutto questo lo possiamo vedere attraversando le strade e le stradine di Siena e visitando i 17 “tesori” che le Contrade contengono, perché quest’anno è stato deciso, ed è la prima volta che accade, di “aprire il cuore dei loro territori a visitatori esterni”.

Il progetto è promosso e ideato dall’Assessorato al turismo del Comune di Siena e dal Magistrato delle contrade che, con l’organizzazione di Opera - Civita Group, intende proporre un percorso attraverso l’arte, la storia e la tradizione dei 17 rioni senesi.

La prima visita è prevista per il mese di dicembre, il giorno 6 (alle ore 15): partirà dal Cortile del Podestà per visitare la “Sala dei costumi” nei Magazzini del Sale, dove sono esposti i costumi del corteo storico appartenenti al Comune di Siena, dirigendosi poi dalla Piazza del Mercato verso il territorio della Tartuca. Il giorno 7 (essendo domenica alle ore 10) sarà la volta della Giraffa; l’8 quella del Bruco; il 13 la Lupa; il 14 il Leocorno; il 20 l’Aquila; il 21 la Chiocciola; il 27 l’Istrice e il 28 l’Oca. Le visite nel mese di gennaio 2015 inizieranno il giorno 3 alla Selva, il 4 alla Torre, il 10 al Drago, l’11 al Nicchio, il 17 al Valdimontone, il 18 alla Civetta, il 24 all’Onda e il 25 alla Pantera.

Il percorso durerà circa tre ore e avrà il seguente orario: sabato dalle ore 15 alle ore 18, domenica dalle ore 10 alle ore 13. È anche previsto un biglietto ridotto per i gruppi e per i residenti, invece sarà gratuito per i bambini fino all’età di 6 anni (le visite potranno essere prenotate telefonando al 0577/286300 o via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

L’evento, che è inserito nel cartellone di eventi: “Tutto il Natale di Siena”, è stato chiamato “InContrada - viaggio nei territori delle Contrade di Siena”. Per l’assessore al Turismo Sonia Fallai è un’opportunità in più che viene offerta a tutti, oltre ai molti tesori d’arte che la città contiene; insomma un’ulteriore esperienza “culturale da tramandare e raccontare”, nella speranza che questa prima “apertura” sia l’inizio del Museo del Palio, ha ricordato il sindaco Bruno Valentini, perché, come disse il poeta Mario Luzi: «Il Palio è il Palio. Nessuna interpretazione sociologica, storica, antropologica, potrebbe spiegarlo. Sublimazione e dannazione insieme del fato di ogni singolo senese. Rogo furente della senesità, in ogni caso impareggiabile conferma di essa».