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Venerdì, 02 Ottobre 2020 17:53

Al Manzoni l'omaggio a Guccini per gli ottant'anni del maestro pavanese

Francesco Guccini ospite al Manzoni (fotografie di Stefano Di Cecio) Francesco Guccini ospite al Manzoni (fotografie di Stefano Di Cecio)

di Sara Parigiani

Pistoia – Una vita vissuta fra Modena, Bologna e Pavana.

Una vita, quella di Guccini, piena di storie e aneddoti, talvolta divertenti, talvolta che fanno riflettere e che racchiude nei suoi libri e nelle sue canzoni.

Una vita che ieri ha voluto raccontare anche al suo pubblico presso il Teatro Manzoni, un evento organizzato dal Premio Letterario Internazionale Ceppo.

Un omaggio al grande scrittore, poeta e musicista, un riconoscimento all'artista che non ha mai dimenticato di essere prima di tutto uomo e che, a differenza di molti dei suoi colleghi, non vive all'ombra del proprio mito ma si racconta con grande ironia e umiltà. Questo è Francesco Guccini.

Guccini, ormai ritiratosi da anni a Pavana, un piccolo paese sull' Appennino fra Toscana e Emilia, scrive i suoi libri da questo luogo, ormai diventato quasi “mitologico” grazie alle sue storie e da cui prende la più grande ispirazione, trasponendo su carta una tradizione, quella contadina, che lo scrittore pavanese ha deciso di narrare grazie al suo talento ma anche rinunciando ai palcoscenici e ai riflettori della canzone italiana.

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Durante l'incontro sono intervenuti i poeti e critici Alberto Bertoni, professore dell'Università di Bologna e giurato del Premio Ceppo, e Stefano Carrai, professore della Scuola Normale Superiore di Pisa, che si sono entrambi a lungo occupati dell’opera di Guccini. L'evento, condotto e moderato dallo scrittore Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente e direttore del Premio Ceppo, che ha anche seguito come editor gli ultimi libri dello scrittore pavanese presso Giunti: “Tralummescuro. Ballata di un paese al tramonto” (2019, Premio Selezione Campiello 2020) e “Non so che viso avesse. Quasi un’autobiografia” (2020) che sono stati presentati durante l'omaggio per i suoi ottant'anni.

Il primo libro racchiude nel titolo di una parola dialettale, tralummescuro – che rappresenta il tempo breve tra il tramonto e la notte – l'essenza di una vita d'altri tempi, fatta di cose semplici, persone modeste ma allo stesso modo speciali. La vita di montagna, di posti ormai semi abbandonati ma che sono ancora vivi nei ricordi di Guccini e che lascia un senso di nostalgia per un modo di vivere che ormai sembra lontano anni luce.

La seconda opera ripercorre invece la vita dell'artista, in cui non mancano, anche qui, storie e racconti; un libro che immerge il lettore in un viaggio che attraversa epoche e città, la sua carriera da musicista, gli amori e il successo. Alberto Bertoni, che ha collaborato al saggio, scrive tra le pagine: “Guccini racconta assumendo un punto di vista dal basso che non accoglie la minima forma di narcisismo, di autocompiacimento o di ammicco al fatto che poi tutte queste vicende autobiografiche sono accomunate da una storia a lieto fine”.

In un tardo pomeriggio ottobrino, fra mascherine e distanziamento sociale, gli spettatori sono stati catapultati in luoghi, tempi e paesaggi attraverso le parole del Maestro, che rispondeva alle domande dei suoi interlocutori con aneddoti su personaggi bizzarri e storie al limite tra la finzione e la realtà ed è questa la cosa che più colpisce di Guccini, la sua straordinaria capacità di narrare, come un cantastorie di altri tempi.

Un evento a cui hanno partecipato giovani e meno giovani e che dimostra come Guccini sia transgenerazionale, come le sue canzoni e le sue parole arrivano dentro indipendentemente dal tempo e dall'età. Senza dimenticare la sua grande ironia e la sua grande modestia che lo rende unico, come artista. E ciò che va più ammirato è il fatto che ad ottant'anni abbia ancora una gran voglia di raccontare persone, di tramandare memorie e la storia di un Paese.

 

 

 

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