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Domenica, 04 Ottobre 2020 21:13

Sandra Milo, una serata felliniana tra incanto e dolcezza

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Sandra Milo ospite del Lucca Film Festival (fotografia di Sara Parigiani) Sandra Milo ospite del Lucca Film Festival (fotografia di Sara Parigiani)

di Francesco Belliti

Lucca - Standing ovation per l’attrice che ha ricevuto il Premio alla carriera al Lucca Film Festival.

Il 2020 doveva essere l’anno felliniano: quello, appunto, del centenario del regista riminese. Per motivi ben troppo noti, la festa che era stata prevista per ricordare, in tutto il paese uno dei più grandi artisti del Novecento non è stata possibile, almeno non del tutto.

Tuttavia, serate come quella di ieri al cinema Astra sono in grado di risarcire gran parte delle occasioni e degli eventi andati persi in questo anno disgraziato. Già dal suo ingresso nella sala, Sandra Milo ci aveva ricatapultato in quella trasognata dimensione che solo i film di Fellini hanno potuto raggiungere. Abito da sera con brillanti dello stesso colore del ghiaccio, la Milo appare proprio congelata nel tempo. Non solo dal punto di vista del personaggio che i più hanno imparato a conoscere nelle ospitate in televisione, ma anche per ciò che la rese la diva di un cinema italiano che sapeva ancora dare credibilità a volti e storie.

Sandra Milo era, anche a detta di Fellini, l’incarnazione dell’amante ideale degli italiani: un tipo di carattere a cui, però, l’interprete riusciva a conferire variegate sfumature. Quelle di una donna procace ma anche ingenua, capace di una provocante innocenza che non poteva non suscitare la simpatia e la tenerezza dello spettatore. Ed è così che, anche ieri sera, l’attrice ha conquistato con un batter di ciglio il pubblico che ha riempito la sala, mostrando da subito umile felicità nel ritirare il Premio alla carriera. Il suo primo pensiero è andato ovviamente a Federico Fellini.

“Per me Fellini è stato moltissime cose. L’ho ammirato ed adorato, come si fa con Michelangelo ed i grandi artisti del passato, per come è stato in grado di raccontare la vita, la realtà, i pensieri ed i sentimenti dell’essere umano. L’ho conosciuto a Fregene: era seduto ad un tavolo di un ristorante con Ennio Flaiano che, appena mi vide, mi chiamò per farmelo conoscere. Allora lo vidi: era ancora giovane, bellissimo, alto, capelli neri e due occhi pazzeschi e streganti che ti guardavano e ti facevano sentire come se ti frugassero dentro. Poi se ne andò, come faceva sempre quando aveva soddisfatto la sua curiosità. Io, ovviamente, già dalla prima volta in cui lo vidi, ero perdutamente innamorata di lui”. 

“Allora io ero una sconosciuta e lui già un grande regista – ha continuato la Milo – Io avevo appena fatto un bellissimo film con Roberto Rossellini, ‘Vanina Vanini’, che era anche andato a Venezia e che allora venne odiato dalla critica. Per varie ragioni fui costretta a lasciare il cinema: passato un anno o due, mi chiama Fellini. Cercava l’attrice perfetta per interpretare l’amante ideale degli italiani e mi volle per fare un provino. Nonostante un mio primo rifiuto s’intestardì e venne addirittura a casa mia per convincermi e farmi il provino. Alla fine dovetti accettare e feci ‘8 e ½’ con lui. Marcello Mastroianni, alla prima scena che girammo insieme, mi accolse con un ‘Bentornata’. Mi fece capire che il cinema era casa mia”.

Ma la Milo riuscì anche a dire di no, una volta, a Fellini, quando le venne proposto di interpretare il personaggio della Gradisca in ‘Amarcord’. “Fu nel periodo in cui mi ritirai, per la seconda volta, dal cinema – ha spiegato l’attrice – Avevo avuto i miei figli, fuori dal matrimonio per giunta. Poi mi sono sposata e ho promesso che avrei fatto solo la moglie e la mamma. Non sono stata infelice, anzi è stato uno dei periodi più belli della mia vita. Federico comunque mi propose di fare la Gradisca, ma io quella volta fui secca nel dirgli di no, anche perché mio marito non voleva. Riuscì, tuttavia, a strapparmi un provino, in cui risultai perfetta e che lo fece disperare ancora di più per avermi. Mio marito allora alzò di più la voce, dicendomi che se avessi accettato non avrei più visto i miei figli e sarei stata una sfascia-famiglie, e il mio no rimase tale. Fellini ci rimase male, poi prese Magali Noël e la costrinse a vedere il mio provino affinché lo facesse uguale”.

L’ultima parte dell’intervista a Sandra Milo ha invece riguardato le sue radici, in parte, toscane. “Mia nonna materna era di Monsummano e la sua era una delle sette famiglie che fondò il paese, insieme alla famiglia Livi da cui venne fuori Yves Montand. Mia madre invece era di Lajatico e di cognome faceva Paglianti, una famiglia che, storicamente, commerciava appunto in paglia. C’era un detto che faceva ‘Scherza con i santi, ma lascia stare i Paglianti’: erano evidentemente fumantini. Della Toscana ho sicuramente ereditato l’ironia, che poi ho visto risultare fin troppo tagliente alla gente del Nord Italia. Ho un ricordo bellissimo della Toscana, anche di Lucca dove ho abitato per qualche mese da dei miei zii”.

Non serviva certamente questo omaggio alla regione, visto che Sandra Milo aveva già conquistato tutto il pubblico in pochi secondi. Un pubblico che non ha smesso di applaudirla neanche dopo, quando, nel scendere le scale, ha commentato simpaticamente “Quante mani!” riferendosi alle diverse persone offertesi per aiutarla. E mentre sullo schermo scorrevano le immagini più belle della sua carriera, arrivava, fisiologica, la commozione e la riconoscenza di un amante del cinema che, nei sorrisi e nelle lacrime della Milo, ha avuto la prova certa dell’esistenza dell’immortalità, oltre all’occasione di vedere dal vivo una delle incarnazioni più belle e spontanee del grande cinema.

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