Giovedì, 13 Luglio 2017 09:56

Pistoia Blues Festival. Siamo certi che i numeri siano negativi?

La piazza per il concerto dei Gogol Bordello La piazza per il concerto dei Gogol Bordello Leonardo Cecconi

di Leonardo Cecconi

PISTOIA – Come accade ogni anno nel mese di Luglio, si “scatena” una discussione sul Pistoia Blues Festival.

C'è chi vorrebbe cambiarne la dicitura, c'è chi contesta per la mancanza di nomi altisonanti nel programma, chi rivorrebbe il mercatino, ma c'è anche chi invidia la programmazione del Summer Festival di Lucca, chi è contrario alle bancarelle e chi vorrebbe spostata la manifestazione lontano da Piazza del Duomo.

Ma siamo cosi sicuri che la kermesse pistoiese sia meno seguita rispetto alle “concorrenti”? E' necessario partire da alcune considerazioni. Il Pistoia Blues Festival è arrivato alla sua 38esima edizione, ha un proprio marchio ben consolidato, è uno dei festival più longevi a livello internazionale ed ha portato nella nostra città i più grandi musicisti della storia del blues e del rock. Possono storcere il naso i puristi del blues e chiedere che il nome della manifestazione venga cambiato, ma se ad Umbria jazz hanno suonato i Kraftwerk (paladini della musica elettronica) e non si sognano nemmeno lontanamente di cambiare la dicitura di un festival conosciuto in tutto il mondo, non si capisce il motivo di farlo nella nostra città. Senza considerare che, se la manifestazione si basasse solamente su artisti blues, potrebbe benissimo essere spostata anche alla Fortezza Santa Barbara visti i risultati di alcuni concerti.

Il mercatino è necessario per ridare nuova linfa vitale al Festival. Scordiamoci gli anni d'oro, scordiamoci i fricchettoni che ormai sono attempati padri di famiglia, scordiamoci i campeggi dove regnava l'anarchia. I tempi sono cambiati, ma il mercato portava il 50% del turismo in città; erano molti quelli che venivano da altre regioni solo per vivere l'atmosfera di un festival unico nel suo genere. Vanno bene le vie di fuga, va bene rivedere una nuova sistemazione, ma è necessario che intorno a piazza del Duomo torni a svilupparsi movimento. Come è necessario tornare ad organizzare eventi collaterali, in modo che i turisti che vivono la manifestazione fuori dalla piazza, abbiano la possibilità di assistere a mostre e concerti. Tutta la città dovrebbe essere maggiormente coinvolta e vivere il festival in maniera più concreta e sentita.

Rispetto ad altre piazze, vedi Lucca, per non parlare della serie di concerti al Visarno di Firenze o appunto spostandosi di qualche centinaio di chilometri per Umbria Jazz, il budget pistoiese è inferiore ai festival gemelli, che hanno la fortuna di avere grossi sponsor. Per non parlare dell'eventualità di spostare il Festival in altra location; il Visarno ha una capienza di 60/70.000 posti, mentre Lucca ha trovato la soluzione di uno spazio da oltre 50.000 persone per il concerto dei Rolling Stones. Piazza del Duomo ha un fascino unico, molti artisti hanno chiesto espressamente di suonare a Pistoia per questo motivo ed è il valore aggiunto della nostra manifestazione. L'alternativa stadio è al momento improponibile, in quanto parte delle tribune non hanno l'agibilità per concerti ed aprire solo al campo di gioco avrebbe poco senso, senza considerare che la sola copertura del manto erboso comporterebbe circa 30.000 euro di spesa.

Ma torniamo un attimo alle presenze. Sfortuna ha voluto che l'unica data sold out, quella di Franco Battiato, sia stata annullata per il maltempo, ma finora la media dei paganti è stata di oltre 2000 spettatori a serata, assolutamente in linea con eventi similari nel nostro paese. Il concerto dei 2cellos ad esempio, ha portato in città appassionati da tutto lo stivale, con presenze massicce da Emilia Romagna e Liguria, ma anche Marche, Basilicata, Piemonte e ben 12 paganti dal lontano Illinois (dati esclusivamente del circuito Ticketone). Little Steven, oltre naturalmente alla Toscana, ha avuto il picco dei seguaci da Lombardia e Piemonte, ma anche Veneto e Campania, mentre i Gogol Bordello hanno “sbigliettato” addirittura in California ed a Washington. Tolti i maxi eventi fiorentini, gli altri concerti pagano il disinteresse e la fortissima concorrenza; se pensiamo che il concerto di Tiziano Ferro porterà allo stadio di Firenze oltre 45.000 persone ed una leggenda musicale come il batterista Billy Cobham, abbia avuto poco più di 300 paganti presso il Teatro Romano di Fiesole, abbiamo il senso della misura sugli interessi del pubblico italiano.

Accontentare tutti non è possibile, ma è anche molto difficile creare un cartellone che abbia qualità e richiamo in egual misura; nota di merito agli organizzatori dell'Associazione Blues In è anche quella del prezzo di ingresso ai concerti, che raramente supera i 50 euro.

Quindi un festival da rivedere, da ristudiare, da far rinascere, ma assolutamente da preservare.

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