Mercoledì, 04 Ottobre 2017 14:40

Arlo Bigazzi, la capacità di cambiare e rinnovarsi. Intervista all'artista toscano

Arlo Bigazzi Arlo Bigazzi Carlo Valentini

di Leonardo Cecconi

Si definisce “possessore di bassi” più che bassista, ma è anche produttore discografico, compositore e ogni tanto graphic designer.

E chissà quante ancora ne ha fatte Arlo Bigazzi di San Giovanni Valdarno. In attività dalla fine degli anni '70 con l'etichetta discografica Materiali Sonori è un musicista poliedrico e irrequieto, vantando numerose collaborazioni come Diaframma, Alexander Robotnick, Novalia, Daniel Schell, Luis Rizzo, Militia, Enrico Fink, Roedelius, Hector Zazou, Eraldo Bernocchi, Steve Wilson, Richard Barbieri. Infinite influenze sonore, con la convergenza di atmosfere musicali diverse, passando per l’ambient e l’ethno music. Inoltre, assieme al fratello Giampiero Bigazzi e Francesca Pieraccini, ha contribuito a fondare la Materiali Sonori, etichetta discografica indipendente in attività dal 1977 e che fin dall'inizio si è configurata per la sua dimensione internazionale e la vocazione verso le musiche di confine,che hanno spesso valicato mode e generi.

Arlo, possiamo dire che la curiosità musicale è probabilmente una delle molle che ti hanno sempre spinto a rinnovarti.

“Credo sia sempre stato il mio "difetto”. Se guardiamo la mia discografia, sono solamente un paio i  lavori fatti solo a mio nome; ho sempre preferito le collaborazioni ed i progetti collettivi. Non aver mai fatto un disco uguale all’altro, da una parte mi rende contento perchè è quello che volevo, dall’altra capisco che probabilmente mi ha penalizzato”.

Vuoi parlarci del tuo nuovo progetto, dedicato alla gioventù del poeta russo Vladimir Vladimirovič Majakovskij.

“E’ un progetto multiforme creato con Chiara Cappelli, l’attrice che narra la vita e le poesie di Majakovskij. Ho conosciuto Chiara in modo casuale e m’incuriosì immediatamente. Ha un innato senso ritmico e tende naturalmente a cercare un interplay con il musicista che la accompagna. Avevamo già lavorato insieme in alcuni progetti teatrali, ma sempre condizionati da altri. Ero curioso di realizzare qualcosa con lei, senza mediazioni, e il progetto si è così sviluppato con Chiara, che ha anche tradotto le poesie originali, e il sostegno di Lorenzo Moka Tommasini, che ha collaborato agli arrangiamenti. Poi si sono aggiunti Francesco Frank Cusumano, alla chitarra e Lorenzo Boscucci per la parte elettronica. Saltuariamente si aggrega anche il trombettista Mirio Cosottini. Majakovskij è stato un amore giovanile che avevo “stranamente” abbandonato, forse mi aveva stancato l’idea del vate della Rivoluzione d’Ottobre sempre incazzato. Mi sono riavvicinato a lui lo scorso anno e oggi credo che il suo essere rivoluzionario fosse principalmente dato dalla ribellione insita nella gioventù. E’ entrato nella Rivoluzione con l’entusiasmo della ribellione giovanile e con l’illusione di veder realizzata un’utopia, ma mi piace anche pensare che dopo due giorni gli fosse venuta a noia. Era già oltre, a inseguirne una nuova. Ed è la mancanza di Utopia ciò che forse ci manca oggi. Con lo spettacolo abbiamo già fatto una decina di date e mi sto divertendo molto; abbiamo capito di aver realizzato uno spettacolo che si presta a più situazioni, dalla piccola libreria al pub, dal teatrino alla piazza. E il progetto “Majakovskij!” va anche oltre agli spettacoli. E’ multiforme, come ti dicevo. Stiamo realizzando una serie di video, visibili in rete e sul sito dedicato al progetto (https://arlobigazzi.wixsite.com/majakovskij) con il sostegno di giovani cineasti, liberi di interpretare il nostro testo e la nostra musica. Il cd non è un’urgenza. Stiamo lavorando alle registrazioni, sì, ma non so in che supporto circoleranno. Magari faremo anche versione strumentale e a questo proposito, per vedere cosa potrebbe accadere, in questi giorni stiamo registrando con Michele Marini, saxofonista e clarinettista di Pistoia”.

Non solo hai lavorato con grandi musicisti, ma con artisti nel vero senso della parola. Quale ti ha lasciato un ricordo speciale.

“Ho avuto la fortuna di lavorare con quasi tutti i padri dell’ambient. Magari in forme diverse, da Roedelius a Harold Budd, curandone le produzioni per Materiali Sonori. E’ una musica che oggi è poco seguita, ma all’epoca aveva la sua importanza. La collaborazione cui sono più affezionato è comunque quella con Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon, che partecipò alla realizzazione del cd di Keen-O con Pier Luigi Andreoni e Roger Eno, il fratello di Brian. Blaine avrebbe dovuto suonare solo in due o tre brani. Rimase una settimana in studio, suonando o cantando in tutti i brani del disco; fu un momento magico, con un intento d’idee inaspettato. E un’altra bella esperienza fu con Steven Brown, l’altro leader dei Tuxedomoon, quando registravamo “Waterplay” dei Cudù di Paolo Lotti. Steven mi ha insegnato a suonare cercando il significato, un perché anche per una sola nota suonata. Se devo essere sincero, inizialmente non sono stato un gran fan dei Tuxedomoon, non li capii immediatamente. Ascoltai casualmente “Desire” e mi colpì, ma poi smisi di seguirli. Non mi prendevano più di tanto. Dopo averli conosciuti, invece, ho capito che sono artisti veri, con l’urgenza di dire e fare cose. Con Carlo Monni e Alessandro Benvenuti invece ho imparato che la propria arte va portata in qualsiasi luogo, senza farsi troppi problemi. Anche nei ristoranti di Pratomagno, dove abbiamo portato “Majakovskij!” qualche giorno fa. Secondo me i musicisti avrebbero anche il dovere di supportare i piccoli locali e i luoghi dove fanno musica. Ma con attenzione, però, perché oggi c’è anche molto sfruttamento e disattenzione verso chi la produce”.

Esiste un artista italiano con cui ti piacerebbe fare qualcosa?

“Non ho desideri particolari di collaborazioni. Nel senso che sono aperto e incuriosito da qualsiasi proposta. La difficoltà sta solo nel capire se rientra nei miei interessi e se può nascere un’intesa che produca qualcosa. Non necessariamente artistica ma, prima di tutto, umana”.

Infine ci dai un aggiornamento su Materiali Sonori, una casa discografica cult per gli appassionati di musica d’avanguardia.

“Materiali Sonori fa ancora produzioni anche se sempre meno, ha sempre un catalogo per corrispondenza che lo scorso anno c’è stato un attacco hacker, organizza festival. La distribuzione fisica dei CD invece è sempre più difficile. Sempre meno soldi da investire, i negozi spariscono, internet non capisco ancora se e quanto bene faccia, mi sembra tutto parecchio falsato. Probabilmente, oggi, la miglior vetrina sono i concerti. Il momento è piuttosto bruttino e la colpa è un po’ di tutti”.

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